Ritirata dei ribelli siriani: vince l'asse Putin-Erdogan

L’accordo turco-russo ha centrato l'obiettivo: la demilitarizzazione della provincia siriana di Idlib. I jihadisti dovranno ritirare le armi pesanti entro il 10 ottobre e abbandonare la regione siriana entro il prossimo 15 ottobre

Pacta sunt servanda (I patti devono essere rispettati). Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dovuto alla fine (probabilmente suo malgrado) sottostare e onorare l’accordo preso con il presidente della Russia Vladimir Putin, lo scorso 17 settembre, sulla situazione siriana in corso nella regione di Idlib.

Il patto turco-russo prevedeva la creazione di una “zona demilitarizzata” a Idlib, cittadina siriana a circa 30 chilometri dal confine turco, imponendo l’immediato abbandono della regione agli jihadisti siriani che fino a ieri controllavano indisturbatamente oltre il 70% dell’area.

Erdogan è riuscito ad imporsi contro i ribelli siriani, stabilendo il ritiro delle armi pesanti dalla cittadina entro il 10 ottobre con la conseguente partenza dei fondamentalisti il prossimo 15 ottobre. È notizia infatti di poche ore fa che la coalizione jihadista dei ribelli stia già pian piano abbandonando l’area per rispettare il piano di smilitarizzazione deciso da Mosca e Ankara.

La volontà di Putin ed Erdogan è fare della regione di Idlib una zona di cuscinetto tra i territori ancora sotto il controllo dei fondamentalisti islamici e le aree governate dal regime di Bashar al-Assad, pattugliando i territori circostanti con l’aiuto delle forze di polizia turche e dei contingenti militari russi.

Gli insorti siriani hanno perso così l’ultima grande roccaforte in Siria, ma hanno altresì evitato una vera e propria “catastrofe umanitaria” e un “bagno di sangue”, come dichiarato dalle Nazioni Unite. Infatti, era ormai questione di pochi giorni l'attuazione di una nuova offensiva militare condotta dalle forze filogovernative siriane per liberare questo fazzoletto di terra e strapparlo agli jihadisti. L’intervento militare di Bashar al-Assad avrebbe provocato una delle più grandi emergenze umanitarie, che avrebbe comportato un’importante destabilizzazione della regione con il conseguente esodo di rifugiati siriani verso il vicino confine turco.