Salma e Zhara, teenager di Manchester volate in Siria

Le due 16enni hanno scelto il Califfato. Le loro coetanee ora muoiono sotto i colpi degli estremisti

Chissà dove sono, cosa fanno, che pensano oggi, dopo aver saputo delle loro coetanee sbranate dalla furia jihadista proprio a Manchester, in quella che fu la loro città. Chissà se sono ancora vive, soprattutto, le gemelle Salma e Zhara Halane, andate spose per scelta a due tagliagole dell’Isis e sparite, per scelta, nel nero gorgo della jihad. Nell’estate di tre anni fa - fruga nella borsetta di mamma e nel portafogli di papà, spilla contante dal bancomat - Salma e Zhara mettono insieme 840 sterline e si imbarcano per Istanbul. Il giorno dopo passano in Siria. Hanno 16 anni. Diventano spose bambine. I loro mariti, neanche quarant’anni in due, cadono in battaglia nel volgere di mesi. Un anno dopo Salma partorisce un bambino. È un maschio, inshallah! Un futuro combattente sotto le bandiere nere. Dalla loro ridotta in Siria mandano messaggi trionfanti ai loro sette fratelli più piccoli rimasti a Manchester. «Se venite diventerete anche voi combattenti. C’è gente che arriva anche dalla Cina, dalla Svezia, dall’Irlanda. Si impara presto. Ehi, Ahmed, vuoi vedere il mio kalashnikov?». Salma e Zhara, origini somale ma inglesi dalla testa ai piedi, fino a un certo giorno. Gonne corte, braccia scoperte, il sogno di iscriversi a medicina. «Andavamo a fare shopping insieme, e ci scambiavamo i selfie, e certo che eravamo tutti tifosi del Manchester United», raccontarono sgomenti i loro amici. Due ragazze come tante. Come quelle che l’altra sera sono morte o sono rimaste segnate per sempre dall’odio islamista. Poi, un giorno, accade qualcosa. Lo smartphone, i selfie, il cazzeggio al centro commerciale, la musica sparata nelle cuffiette non bastano. Va bene, d’accordo, ci sta. Ma il resto? Tutto quell’orribile resto che a Salma e a Zhara parve un incanto, fino al monachesimo in chador, come spiegarlo? I contatti su internet, i canali che inneggiano alla jihad, i soldati che si immolano come eroi per la causa, forse anche una sorta di perverso, frainteso romanticismo. Certo molto avrà giocato l’esempio, lo spirito di emulazione, la forza di trascinamento di certi predicatori dell’odio. Non è un caso, del resto, che proprio Manchester ospiti una delle comunità musulmane più radicalizzate del Regno Unito. E che da qui sia partito un gran numero di foreign fighters. Ma forse, dietro tutto questo, c’è un sentimento su cui forse poco ci si interroga. Nell’epoca del permissivismo estremo, della libertà totale, torna prepotente per molti giovani musulmani, maschi e femmine, la voglia di regole, di canoni di comportamento. Il fascino della tradizione e di un’etica, contro il nichilismo e il vuoto pneumatico di prospettive, di valori, di identità veicolate da una società che li tiene ai margini, non li integra e li relega nelle banlieu francesi e nelle piovorne periferie inglesi. I figli, e le figlie, spesso contro i padri e le madri, come quelli di Salma e Zhara, che hanno accettato un ruolo subalterno, da «rinnegati», che ai figli appare odioso, insopportabile. È una chiave di lettura, una spiegazione che è già affiorata dietro ogni strage, di qua e di là dalla Manica. In Francia, in Inghilterra, schiere di sociologi, di psicologi, di esperti sono al lavoro da tempo, sul sentimento di esclusione che accomuna e ha armato la mano di molti stragisti. Ma nessuno ha ancora una risposta sensata da offrire ai genitori di chi ha visto uscire di casa una ragazzina che non stava nella pelle dalla gioia di vedere da vicino la mitica Ariana, e non l’ha più vista tornare a casa.