San Pietroburgo, i buchi neri nella storia del kamikaze kirghizo

La Russia, poi il trasferimento in Turchia e forse la Siria. Jalilov sparì per mesi

C'è un buco di almeno un anno nella biografia di Akbarzhon Jalilov, l'attentatore suicida responsabile dell'attacco alla metropolitana di San Pietroburgo, in cui quattordici persone sono morte e molte altre sono rimaste ferite. Un periodo durante il quale nessuno sembra sapere con precisione cosa l'uomo, originario del Kirghizistan, abbia fatto, e che ora Reuters prova a ricostruire con l'aiuto di alcuni testimoni.

Jalilov - questo si legge in un profilo pubblicato dall'agenzia stampa - a San Pietroburgo arrivò nel 2011, dal suo Paese natale, dopo avere lasciato la città di Osh. Qui passò da un lavoro all'altro, ma nulla sembra dire di un suo interesse per l'islamismo, almeno fino al 2014.

"Avrei detto che non sarebbe stato in grado di far male a nessuno", dice a Reuters una persona che lavorò come cuoco insieme a Jalilov nel 2014, in un ristorante della catena Sushi Wok. "Non beveva, non fumava", ma non sembrava troppo interessato all'estremismo

Quell'anno Akbarzhon aveva iniziato a frequentare una moschea e a farsi crescere la barba, ma viveva ancora la religione come un fatto personale. Fu l'anno successivo che il kirghizo lasciò San Pietroburgo, per andare in Turchia, secondo le fonti della Reuters, per via di "buone opportunità di lavoro".

Arrivato a novembre 2015, avrebbe vissuto nella zona di Antalya, sulla costa mediterranea, dove già si trovava uno zio. Non è chiaro cosa sia successo dopo, ma secondo le fonti in molti sostengono che il giovane abbia raggiunto la Siria dalla Turchia. Un dettaglio ancora da chiarire e su cui mancano al momento certezze.