Siria, è finita la tregua: scontri ad Aleppo

Nella notte è partita una nuova offensiva dell'esercito siriano ad Aleppo. Colpito anche un convoglio umanitario dell'Onu. Gli Usa accusano la Russia, ma Mosca e Damasco negano il coinvolgimento

Le speranze che la tregua negoziata da Stati Uniti e Russia la scorsa settimana potesse rappresentare l’inizio della cessazione delle ostilità in Siria, si sono infrante definitivamente stamattina. La tregua è finita. E, ad Aleppo, la notte appena trascorsa è stata una notte di scontri. L’esercito siriano nella serata di ieri ha annunciato la fine della tregua a causa delle ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte dei gruppi ribelli, almeno 300 secondo lo Stato Maggiore russo, e ha lanciato un’offensiva terrestre e aerea sulla città. Le truppe siriane e i miliziani di Hezbollah hanno attaccato i quartieri a sud-ovest, scontrandosi con i miliziani di Fateh al Sham, ovvero l’ex fronte al Nusra. Raid aerei hanno colpito, invece, i quartieri periferici a nord di Aleppo, compresa la zona di al Handarat, dove si trova un campo profughi palestinese. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione con sede a Londra, vicina all’opposizione siriana, sarebbero almeno 40 i morti nei bombardamenti. Una vasta operazione contro ribelli e gruppi jihadisti è stata lanciata dall’esercito di Assad anche a Damasco, dove l’esercito siriano “ha respinto un attacco del gruppo Faylaq al Sham” e sta respingendo i gruppi ribelli alla periferia della capitale.

Colpito un convoglio umanitario dell'Onu

Circa 20 civili, tra cui un dipendente della Mezzaluna Rossa siriana, sono morti, invece, a seguito del raid che, sempre nella notte tra lunedì e martedì, ad Orum al-Kubra, ha colpito diciotto camion delle Nazioni Unite che trasportavano aiuti umanitari nella provincia settentrionale di Aleppo. Dopo l’attacco al convoglio dell’Onu, l’Ufficio di coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite ha sospeso temporaneamente tutte le operazioni umanitarie in Siria. Tutte le parti in campo, ha sottolineato il coordinatore umanitario dell’Onu, Stephen O’Brien, erano informate sul tragitto del convoglio che aveva ricevuto l’autorizzazione delle autorità ad entrare nella zona, nei pressi di Aleppo, per consegnare gli aiuti. Per ora, non è ancora chiaro chi abbia colpito il convoglio ma, ha dichiarato O’Brien, “se risultasse essere stato un atto deliberato, l'attacco può costituire un crimine di guerra”.

Accuse reciproche tra Usa e Russia

Gli Stati Uniti, intanto, hanno accusato la Russia e il governo siriano di essere responsabili dell’attacco al convoglio umanitario ad Orum al-Kudra. Accuse “infondate”, secondo il portavoce del Cremlino, Dmitrj Peskov, citato dalla stampa russa. Il portavoce del ministero russo della Difesa, Igor Konashenkov, ha detto, infatti, poco fa alla Tass che nei video dell’attacco al convoglio, studiati dai militari russi, non ci sono segni di un attacco aereo, ma che, al contrario, il cargo avrebbe preso fuoco “in un modo strano, simultaneamente all'inizio di una massiccia offensiva dei militanti ad Aleppo”. Poco fa, anche le autorità siriane hanno negato il proprio coinvolgimento. Mosca, da parte sua, ha invece accusato Washington di non essere riuscita a portare a termine alcuni dei punti chiave dell’accordo per la tregua. Secondo Peskov gli Usa avevano una “scadenza per distinguere i terroristi dall'opposizione moderata". Un compito che, secondo il Cremlino, gli americani non hanno ancora svolto.

"Deboli" le speranze per un nuovo cessate il fuoco

Ora le speranze per una ripresa del cessate il fuoco in Siria "sono molto deboli", ha infine affermato il portavoce del Cremlino. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov e il suo omologo americano, John Kerry, che la settimana scorsa avevano negoziato l’accordo per il cessate il fuoco, si incontreranno comunque, nella giornata di oggi, a New York per discutere gli sviluppi dello scenario siriano. La situazione in Siria è precipitata da quando, nella serata di sabato quattro velivoli, forse dell’aviazione australiana, appartenenti alla coalizione internazionale anti-Isis a guida Usa, hanno colpito una base dell’esercito di Assad a Deir Ezzor, provocando oltre 90 morti tra i militari siriani. Le condizioni per ripristinare la tregua, infine, secondo il Cremlino sarebbero "semplici”. “Smettere di sparare” e bloccare “gli attacchi dei terroristi alle forze armate siriane”. “E, ovviamente, non guasterebbe che i nostri colleghi americani evitassero di bombardare accidentalmente l’esercito siriano", ha concluso Peskov.

Commenti

VittorioMar

Mar, 20/09/2016 - 17:20

...fino a quando uno Stato non si trova a rispondere dinanzi ad un TRIBUNALE PER CRIMINI DI GUERRA E CONTRO L'UMANITA,non manterrà la parola della tregua umanitaria!!...può colpire ,per errore.... Ospedali..Civili....Militari senza pagare pegno!!

Ritratto di Leonida55

Leonida55

Mar, 20/09/2016 - 23:16

Non è mai cominciata. Chiedere all'abbronzato che per errore fa uccidere 72 militari alleati.

Dani55

Mer, 21/09/2016 - 13:00

Una cosa però la vorrei sapere, se è vero che una parte dei ribelli che tengono la città di Aleppo è amica e alleata degli USA, sempre così sensibili ai diritti umani come mai la popolazione civile non è stata evacuata; qualcosa mi dice che se ad attaccare la città fossero stati aerei americani, e non i perfidi russi e siriani, i media internazionali avrebbero detto che le milizie che tengono Aleppo si fanno scudo dei civili. D'altra parte nessuno ci ha detto niente sulla sorte dei civili delle città siriane o irachene occupate dall'ISIS e liberate dai Curdi con l'appoggio dei jet americani che certo non sgancivano cioccolatini.