Speranza, la neonata nata nel caos della stazione di Budapest

La madre ha lasciato la Siria quando era incinta da mesi. Un'ambulanza si è rifiutata di portarla in ospedale

È nata nel caos della stazione di Budapest, presa d'assalto da decine di migranti che vorrebbero raggiungere l'Europa occidentale, ignari che se i binari hanno riaperto, non ci sono tuttavia convogli che possano portarli a Berlino o a Vienna.

La madre - racconta il Sun - l'ha chiamata Shems, speranza. Un nome che contrasta nettamente con le immagini dei flussi migratori che arrivano in questi giorni e soprattutto con la fotografia di Aylan.

Il bambino è morto in mare di fronte alla costa turca, come il fratello e la madre. La sua famiglia arrivava da Kobane, la città siriana al confine con la Turchia teatro di una grande battaglia tra le milizie curde e gli uomini del sedicente Stato islamico. La sua foto, senza vita sulla spiaggia, nelle ultime ventiquattr'ore ha fatto il giro del mondo.

La giovane madre di Shems è siriana. Dal Paese in preda alla guerra civile è partita quando già era incinta da molti mesi. Ha partorito in stazione, nella capitale ungherese, perché - lo ha detto un volontario - "un'ambulanza si è rifiutata di portarla in ospedale".

Non è la prima bambina a nascere tra i binari a Budapest. Pochi giorni fa era venuta al mondo nello stesso luogo anche Sadan. Un nome benaugurante: "riparo", in sanscrito.