Lo Stato islamico annuncia la vittoria sui crociati

Pubblicato il 163esimo numero di al-Naba: "I crociati sconfitti dalla loro fretta di dichiarare vittoria. La nostra Jihad è generazionale"

Con il ritiro delle forze statunitensi dalla Siria annunciato dal tiranno Trump, lo Stato islamico ha ottenuto l’ennesima vittoria sui crociati. E’ quanto si legge in un editoriale pubblicato nell’ultimo numero del settimanale al-Naba diffuso questa notte sulla rete. Si tratta di un testo scritto con una certa competenza e che racchiude l’intera strategia generazionale dello Stato islamico. Citato Abu Musab al-Zarqawi, originale fondatore del gruppo, già ripreso in Give Glad Tidings to the Patient, l’ultimo messsagio audio letto lo scorso agosto da Abu Bakr al-Baghdadi

I canali Idra dello Stato islamico

La nuova architettura mediatica dello Stato islamico è composta dai tre canali Idra: Amaq News Agency, Islamic State ed Al-Naba. Ogni canale Idra ha un diverso pubblico di riferimento ed una differente finestra temporale di azione. Tutte le produzioni dello Stato islamico sono dirette da Central Media Diwan

I canali Amaq ed Islamic state

Amaq News Agency è il principale strumento di propaganda dello Stato islamico: Inizialmente non era inquadrata nell’architettura mediatica dello Stato islamico. Creata nell’agosto del 2014 come agenzia di stampa con aggiornamenti ed inviati dal fronte, nasce per contrastare le "false" informazioni dell’Occidente. Il suo ruolo si è poi evoluto gradualmente fino a trasformarsi nel principale organo di propaganda dello Stato islamico. Amaq rappresenta una fonte di informazione controllata e calibrata, ma che non possiede la legittimità del canale ufficiale Islamic state o Is. Per intenderci. Amaq News Agency opera come se fosse un organo di stampa non ufficiale, ma controllato dal governo, cioè lo Stato islamico, che a sua volta gestisce altri canali. Ad esempio è il canale Is che sovrintende e coordina tutti i notiziari diffusi quotidianamente da Al Bayan, stazione radio ufficiale dello Stato islamico. Amaq è ritenuta la CNN dello Stato islamico. E’ online da più di quattro anni con flusso di notizie aggiornate in tempo reale provenienti dalle varie province dello Stato islamico. Ogni aggiornamento su Amaq è inviato per email anche agli abbonati che oscillano mediamente tra i 1700 ed i 2200 account. Anche in questo istante Amaq News Agency continua a diffondere comunicati, video ed informazioni sulla rete.

Per definizione, alla base di ogni strategia d’attacco e di difesa vi sono alcuni parametri da considerare come ad esempio il tempo, i costi, le risorse ed i benefici a breve, medio e lungo termine. L'unica spiegazione plausibile è che le intelligence occidentali preferiscano monitorare piuttosto che offuscare Amaq cosi da individuare i soggetti radicalizzati. Se cosi fosse sarebbe una strategia simile (in linea teorica e con le dovute proporzioni) a quella degli inglesi e degli americani durante la seconda guerra mondiale quando intuirono che un Hitler vivo avrebbe creato più problemi che da morto. Tuttavia rimane una strategia rischiosa poiché se da un lato Amaq rappresenta un prezioso patrimonio informativo per le agenzie d'intelligence, dall'altro il canale continua a diffondere news, approfondimenti, appelli, codici e video di propaganda da più di quattro anni come principale organo di diffusione dello Stato islamico.

Al-Naba

Originarimanente al-Naba, prodotto da Central Media Diwan, nasceva per la massima diffusione e l'immediata lettura sul campo per le forze di guerriglia per un approccio certamente diverso da quello adottato per Inspire, Rumiya o Dabiq, intesi come veri e propri manuali di guerra. Mutati contesti operativi impongono una diversa letteratura di supporto. Fino al 140° numero di al-Naba, lo Stato islamico non ha adattato la sua letteratura di riferimento al contesto, preferendo sospendere la produzione delle sue principali opere. Tuttavia proprio il 141° numero rappresenta il punto di svolta per una metamorfosi editoriale necessaria. Al-Naba si è trasformato gradualmente in uno strumento ibrido con al suo interno i contributi e gli autori di Rumiya. Sarebbe opportuno rilevare, non considerando la letteratura parallela pubblicata su canali riservati, che al-Naba resta l’unica produzione dello Stato islamico diffusa sulla rete con regolarità. Scritta fin dal primo numero in arabo e mai tradotta, l’opera ha un preciso scopo: rivendicare ogni attentato nel globo, dando visibilità, credito e profondità digitale alle operazioni che non ottengono rilevanza sui media occidentali. Oltre alle necessità operative contestuali, lo Stato Islamico ha l’esigenza di rispondere ad al Qaeda, a sua volta ritornata con prepotenza e capacità sulla rete con opere molto raffinate ed incisive. Lo Stato islamico si è reso conto dell'inefficacia dei Media Operative (i simpatizzanti), orfani di una costante linea strategica di riferimento come ad esempio avvenuto durante il Ramadan o i Mondiali di Russia. Al-Naba opera come vetrina promozionale per i video della serie Inside the Caliphate e Harvest of the Soldiers e per le produzioni diffuse da Al-Furqan Media. I ritardi delle uscite di al-Naba coincidono esattamente con la diffusione sulla rete di un nuovo video.

Quando non disponibili (ritardo massimo di 10 giorni), le uscite di al-Naba sono praticamente calendarizzate: nella notte tra giovedì e venerdì di ogni settimana.

Al-Hayat Media Center

Creata nel maggio del 2014, opera come se fosse un normale broadcaster con un proprio logo (a forma di lacrima) simile a quello di Al-Jazeera. Da quattro anni diffonde con una certa regolarità contenuti editoriali in diverse lingue. Il primo video è stato rilasciato sulla rete il 19 giugno del 2014 e ha subito ricevuto ampia risonanza a livello internazionale. Intitolato Non c'è vita senza Jihad, descrive il motivo per cui i jihadisti occidentali abbandonano le proprie case per recarsi in Siria e combattere sotto la bandiera dello Stato islamico. Il ramo mediatico al-Hayat Media Center è responsabile delle defunte produzioni jihadiste Dabiq e Rumiyah.

Stato islamico: Le mutazioni editoriali

Il 13° ed ultimo numero di Rumiyah è considerato il testamento strategico dello Stato islamico che ha consacrato la fine del ciclo fisico e l'inizio della transizione in rete terroristica clandestina. Rumiyah è la mutazione editoriale di Dabiq il cui ultimo numero è stato pubblicato il 31 luglio del 2016. Il primo numero di Rumiyah è stato identificato sulla rete il 5 settembre del 2016, nell’ultimo mese lunare del calendario islamico Dhul-Hijjah 1437. Il tredicesimo ed ultimo numero di Rumiyah è stato pubblicato esattamente un anno dopo, il 9 settembre del 2017. Settembre rappresenta il periodo dell’espletamento dei riti del pellegrinaggio. Da rilevare che lo Stato islamico ha decontestualizzato le classiche prescrizioni del Corano per garantire un supporto religioso ad omicidi e missioni di martirio. La reinterpretazione della teologia islamica risale al 2014, durante i primi sermoni di Abu Mohammed al-Adnani, portavoce del gruppo e del califfo autoproclamato Abu Bakr al-Baghdadi. Il linguaggio jihadista non va inteso come letterale, ma interpretato ed incastonato in un preciso contesto con un chiaro obiettivo strategico. Lo Stato islamico si definisce come il ramo puro dell’Islam nella sua forma più vera. Non a caso il tredicesimo ed ultimo numero di Rumiyah è dedicato alla la dottrina islamica della migrazione, una forma di jihad senza armi.

Come funziona l’Idra

Un attentato (coordinato o ispirato) riceverà copertura iniziale su Amaq. Il canale Islamic state si attiverà soltanto dopo per legittimare l'azione e collegarla al ramo principale del gruppo. Da rilevare che non tutti gli attentati diffusi da Amaq ricevono la consacrazione sul canale Is: Questo dipende dal grado di coinvolgimento dell'organizzazione centrale. Amaq News ed il canale Islamic State operano quindi come strutture indipendenti, ma coordinate. Ad esempio possono aggiornare le loro news in maniera autonoma a completezza dell’informazione data, così come avvenuto per l’attentato in Iran. In al-Naba, infine, troviamo tutti gli attentati rivendicati su Amaq ed Is ed i contenuti delle precedenti opere come Dabiq e Rumiyah. Is, Amaq News ed al-Naba rappresentano una sorta di meccanismo ridondante. I canali Idra sono quindi strumenti di propaganda indipendenti ma collegati. Oltre alla letteratura convenzionale diffusa sulla rete con istruzioni prevalentemente entry level e dedicata prevalentemente ai terroristi radicalizzati a distanza, ne esiste una parallela. Quest’ultima si rivolge all’élite del movimento e per diffondere informazioni classificate ai distaccamenti.

Al-Naba: La vittoria sui crociati

Quella che segue è la traduzione dell’editoriale a pagina tre del 163esimo numero di al-Naba diffuso questa notte sulla rete.

“Quindici anni fa il tiranno Bush accese la Jihad entrando in Iraq. Quel pazzo annunciò successivamente di aver scritto la parola fine a quella missione appena iniziata. Oggi quelle stesse parole sono state proferite dal nuovo tiranno Trump che ha annunciato il ritiro delle sue truppe dalla Siria. Indipendentemente dalla sincerità delle sue parole, anche questa volta e grazie a Dio i crociati hanno imparato la medesima lezione del passato. Annunciano la fine delle loro missioni, non raggiungendo alcun obiettivo. Trump ha soltanto ripetuto le frasi di Bush. Oggi noi vediamo la grandezza delle loro fantasie che hanno cercato di propinare al pubblico. Hanno affermato di aver eliminato i mujaheddin e di aver estirpato lo Stato islamico in Iraq ed in Siria. Oggi affermano di aver eliminato anche la prole dei mujaheddin. La loro fretta nel dichiarare vittoria non ha fatto altro che alimentare il fertile albero del califfato che ha riempito il terreno con i suoi frutti. I crociati sono stati il nostro fertilizzante, non hanno mai ottenuto benefici reali dalle loro vittorie. Questa arroganza e tirannia non è esclusiva dell'America. La tirannia degli infedeli sarà sempre destinata a fallire a causa della loro fretta di raccogliere i risultati. E’ proprio questa la differenza tra apostati e credenti: la pazienza. La nostra Jihad è generazionale. La loro missione appena conclusa. Il Mujahideen cerca di applicare la legge di Dio poichè egli non sarà soddisfatto per aver conquistato un pezzo di terra. Egli non sarà sconfitto per aver perso il controllo su una minima parte del mondo. Il nostro fine è porre l’intera terra sotto la legge di Dio. La differenza tra i soldati del califfato ed i loro avversari ha una grande influenza sull'immagine e la percezione della battaglia. Non mezze soluzioni, ma lunghe strade per la vittoria. Applicare la legge di Dio senza imperfezioni, compromessi, soste o soddisfazioni. Senza alcun tipo di tentativo di accorciare il sentiero. I nemici di Dio mancano di questa visione, credendo ad un entusiasmo istantaneo del califfato che sarebbe scemato nel tempo. Un credente può mai dubitare della vittoria di Dio? I testimoni sono ancora vivi e mobilitano le masse in Iraq ed in Siria e si diffondono in tutta l’Africa centrale ed in altri stati. In Africa occidentale raccogliamo già i nostri frutti”.

L’editoriale del 163esimo numero di al-Naba

Il linguaggio è strumento di influenza con forme metriche strutturate per riflettere la visione di una realtà. E' il linguaggio a definire le azioni accessibili e delegittimare le altre percezioni del mondo. La strategia linguistica dello Stato islamico si basa sul concetto dogmatico della giustizia divina che motiva e azioni in vita. E’ l’interpretazione che motiva l’omicidio, inteso come obbligo sacro. Le azioni fisiche sono soltanto il mezzo per raggiungere l’obiettivo spirituale. Nell’editoriale di al-Naba l’autore utilizza le parole “Mujahideen” e “soldati”. Questa è una scelta linguistica in linea con l’ultima strategia adottata dallo Stato islamico che abbiamo identificato per la prima volta nel 137° numero di al-Naba. Il rango dei soldati (parola utilizzata soltanto per definire i simpatizzanti ispirati, coloro che non hanno avuto alcun tipo di collegamento con il gruppo centrale) è stato elevato, effettuando la medesima azione di consacrazione avvenuta con i Meda Operative eletti a Mujaheddin. Si tratta di una "promozione sul campo", per consacrare il ruolo dei simpatizzanti sparsi per il mondo. E' il solo messaggio ufficiale dello Stato islamico ad avere l'autorità necessaria per innescare i distaccamenti per attacchi pianificati e su larga scala.

Oltre alle necessità operative contestuali, negli ultimi mesi lo Stato Islamico ha ordinato ai suoi migliori esperti di concentrare le risorse per rispondere ad al Qaeda, ritornata con prepotenza e capacità sulla rete con opere molto raffinate ed incisive. Lo Stato islamico si è reso conto dell'inefficacia dei Media Operative, orfani di una costante linea strategica di riferimento come ad esempio avvenuto durante il Ramadan o i Mondiali di Russia (mai attenzionati dall'organizzazione centrale). La propaganda è essenziale per la sopravvivenza dello Stato islamico sia come gruppo che come idea per coltivare quella profondità strategica digitale. È un meccanismo prezioso con il quale far valere l’acquiescenza nel suo proto-Stato ed un’arma penetrante con cui affermare la propria egemonia terroristica all’estero. Negli anni a venire, servirà come bandiera attorno alla quale i veri credenti del califfato si raduneranno, una volta perduti i territori.

Il riferimento alle crociate

Nella retorica jihadista le crociate invocano una guerra difensiva dell'Islam contro l'Occidente invasore. Secondo la distorta visione jihadista, il mondo è diviso in due parti (il riferimento è al discorso dell’ex Presidente Bush): o si è dalla parte dei crociati o con l’Islam. E’ uno stratagemma culturale nel tentativo di unire tutti i musulmani in una guerra religiosa. La strategia dialettica ha un fine ben preciso: inquadrare il conflitto in un’ottica religiosa e politica. Con il termine “crociati” i jihadisti identificano tutti i nemici dell’Islam. L’ossessivo utilizzo della parola “crociati” è strutturato per rendere sempre viva nella mente nei lettori il ruolo dell’Occidente come storico invasore e nemico religioso. Poiché non esiste distinzione (il contenitore crociato annovera tutti i nemici), si rendono implicitamente colpevoli anche i civili, rei di supportare e legittimare qualsiasi tipo di conflitto in Medio Oriente. Ecco perché anche i “crociati civili” diventano obiettivi legittimi di una guerra. I teorici radicali spiegano che i crociati sono sempre stati sconfitti nel tempo nonostante i loro diversi tentativi di soggiogare il Medio Oriente. Il termine, quindi, rientra in un preciso messaggio di speranza, lotta e vittoria ciclica. Dichiarando gli occidentali come crociati, i terroristi tentano di legittimare le sue battaglie contro coloro che vogliono conquistare la terra della fede, screditando tutti i loro sforzi bellici. Lo Stato islamico perpetua il mito di un Islam sempre in conflitto con l'Occidente cristiano. L'affermazione che "c'è un inesorabile conflitto tra Islam e l'Occidente" non è basata sulla storia, ma sulla retorica utilizzata dagli estremisti per promuovere le loro cause. Dovremmo essere profondamente scettici nei confronti di quei gruppi terroristici islamici o cristiani che sostengono che la storia è dalla loro parte.

Il concetto di Pazienza

La parola “pazienza” è ripetuta 90 volte nel Corano. Nell’Islam, la pazienza costituisce metà della fede. Il credente è colui che si affida pazientemente alla religione, specialmente durante le afflizioni più grandi. “Il credente necessita più della pazienza che del mangiare o del bere. Chiede ad Allah di concedergli la pazienza di obbedire al suo volere, di astenersi dal disobbedirgli e di accettare il proprio destino. Il credente benedice la salute con gratitudine ed affronta l'afflizione con pazienza". L'essenza della pazienza è il credere nella volontà di Allah.

Il modello insurrezionale applicabile

La Coalizione a guida Usa ha affrontato la lotta contro lo Stato islamico in modo convenzionale: combattere il nemico, conquistare il suo territorio, dichiarare la vittoria. Tuttavia lo Stato islamico concepisce la battaglia come una lotta generazionale a lungo termine. L'organizzazione terroristica è tenuta insieme dalla sua ideologia, non dalla sua presenza fisica in Iraq e Siria. La realizzazione delle aspirazioni ideologiche sono molto più importanti della gestione permanente di qualsiasi pezzo di terra. Per il terrorismo jihadista, il territorio fisico in senso stretto è un’idea, mentre le sconfitte sono semplicemente prove per determinare la fede di un vero credente. La perdita fisica di un territorio limiterà sia la capacità economica che quella di reclutamento massiccio, ma la natura fortemente decentralizzata del gruppo assicurerà una presenza costante nel tempo. Qualsiasi tipo di vittoria non si basa sulla conquista fisica del territorio, ma sulla volontà di piegare la forza di volontà ed il desiderio di combattere del nemico. La visione del mondo salafita jihadista è sia transnazionale che transgenerazionale: l'ideologia non può essere sconfitta militarmente. La stabilità politica gioca un ruolo importante nel mantenere una nazione sicura mentre promuove programmi economici e di sviluppo. Senza tale stabilità è impossibile attuare tali progetti per aiutare i cittadini di una nazione.

Give Glad Tidings to the Patient

In un preciso passaggio di Give Glad Tidings to the Patient, Abu Bakr al-Baghdadi riconosce ufficialmente la nuova evoluzione dello Stato islamico: Da organizzazione centralizzata a rete terroristica clandestina.

Give Glad Tidings to the Patient, che potremmo tradurre in “Dà la Buona Novella a Coloro che Perseverano”, è la citazione del verso 155 della Surah Al-Baqarah (And We will surely test you with something of fear and hunger and a loss of wealth and lives and fruits, but give good tidings to the patient).

Il messaggio è stato diffuso sulla rete il 22 agosto scorso per celebrare la festa musulmana di Eid al-Adha. L’ultimo messaggio di Abu Bakr al-Baghdadi risaliva al 28 settembre dello scorso anno. Give Glad Tidings to the Patient, simile nel tono, nella lingua e nelle esortazioni a quello del 2017, è stato pubblicato da Al-Furqan Media, ala mediatica del gruppo utilizzata per la diffusione dei monologhi audio della leadership del movimento. L'ultimo messaggio audio diffuso da Al-Furqan risale al 22 aprile dello scorso anno. Intitolato "So From Their Guidance Take An Example” (Quindi dalla Loro Guida prendi Esempio) è stato letto da Abul-Hasan Al-Muhajir, portavoce dello Stato islamico.

Nella prima parte di Give Glad Tidings to the Patient, al-Baghdadi si rivolge in prevalenza ai sunniti in Iraq ed in Siria. Nella seconda affronta il declino dell’America. Nella terza ed ultima parte, al-Baghdadi invoca attacchi contro i Crociati citando la tattica dell’IRA che abbiamo analizzato in precedenza. Al-Baghdadi, infine, ribadisce il valore della propaganda dello Stato islamico, definendo i Media Operative come Mujaheddin. Non invoca attacchi contro i media center infedeli (come fece lo scorso anno), ma esalta i Mujaheddin della rete consacrandone l’attivismo.

Il passaggio sull'evoluzione dello Stato islamico

“Nonostante l'inferiorità numerica, lo Stato islamico ha negli anni eroso le forze nemiche grazie ad una serie di campagne mirate. Una nuova fase della guerra ha ora inizio. La scintilla è stata accesa qui in Iraq ed il suo calore continuerà ad intensificarsi. La fiamma che alimenteremo ridurrà in cenere gli eserciti crociati che incontreremo a Dabiq”.

L’autore del testo fa leggere ad Al-Baghdadi le parole proferite da Abu Musab al-Zarqawi, originale fondatore del gruppo. E’ di al-Zarqawi la frase “una pallottola contro l'occupante americano e nove contro gli apostati”. Il compimento delle profezie di epoca abbaside riguardanti la fine del mondo con battaglia a Dabiq, la Megiddo della fede islamica, non è più imminente, ma posticipata ad un giorno.

Il problema della visione rivoluzionaria dei jihadisti

Nella loro visione transnazionale jihadista, i terroristi immaginano uno califfato che gradualmente espande il proprio controllo a livello globale, trasformando i diversi successi locali in un impatto politico transfrontaliero e mobilitando abbastanza musulmani a sostegno della loro visione rivoluzionaria. Una strategia più volte esposta da Abu Bakr Naji (autore di Management of Savagery: The Most Critical Stage Through Which the Umma Will Pass) ed Abu Musab al-Suri (autore di The Call to Global Islamic Resistance). Tuttavia le sigle jihadiste tendono solitamente a sovrastimare la capacità di espandersi oltre i loro confini cosi da tradurre gli iniziali successi locali in regionali o globali. E’ il medesimo errore commesso da Bin Laden e da al-Baghdadi: Entrambi credevano in una mobilitazione di massa del mondo musulmano per una guerra totale contro gli Stati Uniti. Il leader di al Qaeda credeva che gli attacchi dell’11 settembre avrebbero spinto gli Stati Uniti a combattere apertamente i musulmani. Nel sogno di Bin Laden, al Qaeda avrebbe guidato i musulmani di tutto il mondo nella guerra totale contro gli Stati Uniti. Bin Laden credeva che la comunità musulmana mondiale avrebbe dato priorità all'identificazione religiosa rispetto all'identità nazionale. Quella auspicata mobilitazione di massa musulmana contro gli Usa si rivelò un fallimento. Al Qaeda si rese ben presto conto di aver sovrastimato l'interesse e la volontà dei musulmani di vivere sotto un nuovo ed oppressivo dominio islamico radicale.

Testare un modello dinamico

Lo Stato islamico ha sostanzialmente invertito gli obiettivi introducendo immediatamente il califfato. Così facendo i terroristi credevano di legittimare gli appelli dello Stato islamico per quel califfato che avrebbe dovuto unire a se la comunità musulmana mondiale. Instaurando immediatamente il califfato (e non ponendolo come obiettivo finale), gli strateghi di al-Baghdadi speravano di assorbire anche le fazioni jihadiste avversarie che non avrebbero potuto far altro che schierarsi a favore dello Stato islamico. Pur godendo delle condizioni più favorevoli per l'espansione jihadista (guerra civile in Siria, l'emarginazione dei sunniti iracheni ed il ritiro degli Stati Uniti dall'Iraq) i jihadisti difficilmente avrebbero avuto successo. Lo Stato islamico si sarebbe in ogni caso scontrato con gli Stati Uniti, i suoi alleati e la capacità della comunità internazionale di contrastare gli obiettivi transnazionali jihadisti. Dal 2014 ad oggi lo Stato islamico ha perso il 98% del suo territorio. La comunità internazionale deve essere vigile riguardo alle minacce emergenti e cercare di ridurre la capacità dei gruppi jihadisti di acquisire potere e prevenire l'espansione territoriale dei terroristi. A tale scopo, la comunità internazionale dovrebbe istituire una forza di reazione rapida per contrastare l’espansione transfrontaliera.

Stato islamico: Da organizzazione ribelle a rete terroristica clandestina

Fin dal 2014 lo Stato islamico ha pianificato la perdita dei suoi territori conquistati per concetti che richiamano chiaramente la tattica asimmetrica applicata ad una guerra lampo di conquista contro preponderanti forze nemiche (quindi l’incapacità di materiale di mantenere nel tempo i territori). Lo Stato islamico non si è mai posto l’obiettivo di istituire un'amministrazione duratura. Se la finalità fosse stata la cittadinanza, la strategia adottata sarebbe stata diversa. Certamente opposta alla scia di terrore che ha terrorizzato il Medio Oriente ed il Nord Africa e che ha provocato, inevitabilmente, l’intervento della comunità internazionale. Gli atti ritenuti controintutivi erano in realtà ingranaggi di una strategia guidata che privilegiava la longevità concettuale ideologica alla presenza fisica. Lo Stato islamico non mirava all’instaurazione di un governo jihadista, ma alla sperimentazione di un nuovo modello insurrezionale applicabile, polarizzando l'ideologia jihadista. Il ricordo di Mosul continuerà ad infervorare negli anni i cuori dei veri credenti, esempio dell'utopia jihadista. Il vero obiettivo era quello di testare un prototipo di guerra generazionale, un modello insurrezionale dinamico.

Un prototipo di guerra generazionale: La longevità concettuale ideologica

Le organizzazioni insorgenti detengono e colpiscono un territorio, possono esercitare la sovranità su una popolazione, operano come forze armate strutturate sulla mobilitazione di massa. I terroristi non possiedono nessuna di queste caratteristiche (sebbene sia prevista l’illusione di una profondità). La narrativa dello Stato islamico ha già ben delineato il ruolo dell’attuale generazione, destinata a non poter assistere al compimento delle profezie. Lo Stato islamico non possiede la forza per riconquistare i territori perduti in Siria e Iraq (non è questo l’obiettivo di una forza irregolare), mentre continueranno le azioni ispirate al Dominio Rapido. Tuttavia il vero ruolo dell’attuale generazione jihadista fedele al califfato sarà quello di massimizzare l'evoluzione dei lupi solitari in forza terroristica clandestina con un’entità meno centralizzata. L'evoluzione della minaccia terroristica in Occidente è strettamente legata ai cambiamenti strategici dello Stato islamico in Medio Oriente e nel Nord Africa.

Lo Stato islamico concentra le risorse sia per rafforzare le roccaforti esistenti in Libia, nella penisola del Sinai in Egitto, in Afghanistan e Yemen sia per tentare nuove ramificazioni nei territori (governati e non) propensi al Jihadismo salafita, dal Caucaso settentrionale all'Asia sudorientale. Lo Stato islamico sta attualmente adottando il medesimo playbook della violenza mirata (attacchi, omicidi e intimidazioni) strategia che gli ha permesso di dominare le aree rurali nel 2012 e nel 2013. Nell’ultima stima del Dipartimento di Stato Usa, lo Stato islamico è pienamente operativo in almeno 18 paesi. In sei di questi (Egitto, Indonesia, Mali, Filippine, Somalia e Bangladesh) il gruppo sta cercando di ricreare forme di governo sul proto stato in Iraq e Siria.

Una lotta generazionale a lungo termine

L'organizzazione terroristica è tenuta insieme dalla sua ideologia, non dalla sua presenza fisica in Iraq e Siria. E' il concetto del "Califfato nel cuore" alla base della nuova organizzazione globale che, verosimilmente, potrebbe colpire l'Occidente nel breve termine. Proprio il 2016 sarebbe stato un anno formativo per raffigurare le future perdite territoriali come un compimento delle profezie. La narrativa apocalittica spiega che Dabiq è ovunque e non più geograficamente localizzata. Tradotto significa che lo Stato islamico attende ancora la resa dei conti e che la profezia non è ancora compiuta. Per il terrorismo jihadista, il territorio fisico in senso stretto è un’idea, mentre le sconfitte sono semplicemente prove per determinare la fede di un vero credente. La perdita fisica di un territorio limiterà sia la capacità economica che quella di reclutamento massiccio, ma la natura fortemente decentralizzata del gruppo assicurerà una presenza costante nel tempo. La battaglia finale tra l’Islam e Roma, attesa da più di 1400 anni, si svolgerà un giorno a Dabiq. Dabiq è un’ideale, la Megiddo della fede islamica, luogo della battaglia finale tra le forze del bene e quelle del male. In realtà proprio a Dabiq, l’Impero Ottomano sconfisse il Sultanato mamelucco nel 1517, crollando nel 1918 con la fine della prima guerra mondiale. La nozione di califfato ha dimostrato di essere un eccellente catalizzatore per il reclutamento dei giovani insoddisfatti musulmani, in particolare nell’Europa occidentale, dove si trovano ad affrontare l’elevata disoccupazione, straniamento culturale e discriminazione.

Le illusioni dei crociati nella Età del Califfato

“Le illusioni dei crociati nella Età del Califfato” è ritenuto il primo contenuto editoriale in cui si inizia ad ipotizzare il declino del califfato e la nuova strategia generazionale insurrezionale.

“Lo Stato Islamico potrebbe presto degenerare in un califfato sulla carta, privo della sua terra e della sua leadership. Eppure, questo non è un problema perché per sua natura, il ciclico destino dello Stato islamico lo porterà a rinascere e ripresentarsi. La vittoria degli Stati Uniti sarà ancora una volta illusoria. Qualora volessero vincere, dovrebbero eliminare un’intera generazione di sostenitori del califfato in tutto il mondo. E ciò non avverrà. I crociati ed i loro alleati apostati credono, allargando la portata delle loro operazioni militari, che conquisteranno l’Iraq, la Siria, il Sinai, l’Africa occidentale e le province libiche. Credono di riuscire ad eliminare tutte le province dello Stato islamico in una sola volta, spazzandole via e non lasciandone traccia. I crociati trascurano un fatto importante: l’intero mondo è cambiato da quando è sorto il Califfo. Niente sarà più come prima, mentre piani e strategie di sviluppo, in vista di un futuro prossimo, sono destinati a fallire perché basati su un mondo che non esiste più. Perdere una città, eliminare un emiro o un imam: questo non cancellerà lo Stato islamico. Dovrebbero rivalutare e riprogettare i loro piani su questa base, ma non lo faranno. Se volessero raggiungere la vittoria, e non lo faranno, dovrebbero eliminare un’intera generazione di musulmani, testimoni della fondazione dello Stato islamico e del ritorno del califfato”.

La strategia generazionale

L’obiettivo della propaganda (tattica di rivendicazione strutturata per dare l’illusione di una portata globale) nel breve e medio termine, sarà quello di continuare ad incentivare l’espansione del gruppo nelle regioni dove la penetrazione jihadista è stata relativamente debole. All’attuale generazione jihadista è stata già affidata la responsabilità di una guerriglia urbana a lungo termine così da minare la volontà politica dei paesi occidentali allineati contro lo Stato islamico. La leadership dell’organizzazione terroristica è ben consapevole che l’elemento più vulnerabile delle democrazie occidentali è la volontà del popolo.

Commenti

Epietro

Sab, 05/01/2019 - 19:09

E noi ospitiamo in Italia queste persone???