Trump annuncia una nuova stretta sul diritto d'asilo

Se la riforma di Trump sarà approvata, soltanto stranieri provenienti dai vicini Canada e Messico potranno di fatto chiedere asilo politico negli Usa

Il presidente americano Donald Trump ha elaborato in questi giorni un piano diretto a negare la possibilità di richiedere asilo politico negli Usa ai migranti che giungeranno in territorio federale dopo avere in precedenza attraversato un Paese terzo senza fare lì istanza di protezione internazionale.

Se la modifica legislativa sollecitata dall’esponente repubblicano entrerà in vigore, soltanto stranieri provenienti dai confinanti Canada e Messico potranno di fatto domandare protezione alle autorità di Washington, in quanto costoro, per giungere in territorio statunitense, non devono passare per nessuno Stato terzo.

I dettagli della riforma della normativa sui rifugiati sono stati messi a punto dal tycoon durante un recente incontro alla Casa Bianca con Kevin McAleenan, segretario per la Sicurezza nazionale, e sono stati poi comunicati ai giornalisti nel corso di una conferenza-stampa successiva alla riunione tra i due componenti del governo federale.

Trump, nell’esporre ai media le ragioni di tale inasprimento legislativo, ha dichiarato che gli stranieri dovrebbero presentare istanza di protezione internazionale nel primo Stato che incontrano lungo il loro tragitto migratorio, non "sempre e soltanto in America". Egli ha infatti tuonato: “Carovane di migranti attraversano El Salvador, Honduras, Nicaragua, Guatemala e Messico senza che i loro componenti si fermino in tali nazioni a richiedere asilo politico. Costoro puntano soltanto a caricare di lavoro i nostri funzionari degli uffici-immigrazione e a spingere verso il collasso la nostra amministrazione pubblica. In base al piano messo a punto dai miei collaboratori e dal dipartimento della Sicurezza nazionale, chi giunge in territorio federale dopo avere prima viaggiato per tutto il Centroamerica senza mai domandare lo status di rifugiato alle autorità dei Paesi attraversati, non potrà più richiedere asilo ai nostri uffici-immigrazione”.

La mossa del presidente americano, finalizzata a dissuadere le carovane di migranti dal convergere verso gli Stati Uniti e a indurle contestualmente ad affidarsi alla protezione delle nazioni terze attraversate, ha subito indignato le associazioni per i diritti umani. Tra queste, Amnesty International si è contraddistinta per parole particolarmente dure all’indirizzo dell’inquilino della Casa Bianca.

Charanya Krishnaswami, esponente della sezione americana dell’ong in questione, ha appunto bollato come “disgustosa” la linea dura del tycoon in ambito migratorio e ha quindi affermato: “L’amministrazione Trump calpesta palesemente il diritto inalienabile degli stranieri di chiedere alle nostre istituzioni tutela contro le persecuzioni. La riforma annunciata dal presidente è espressione di una crudeltà mai vista prima”.

Alle parole del rappresentante di Amnesty International ha subito replicato con altrettanta durezza David Pekoske, vice-segretario per la Sicurezza nazionale:“Presentare istanza di asilo non è affatto un diritto assoluto, in quanto il suo esercizio deve conciliarsi con il compito, gravante sulle istituzioni federali, di tutelare i cittadini americani dall’immigrazione di massa. Per anni, il nostro Paese è stato sovraccaricato di richieste di protezione internazionale, nel totale disinteresse di tanti Stati centroamericani. È ora giunto il momento di fare finalmente prevalere la salvaguardia dell’ordine pubblico sui principi dei confini aperti e dell’accoglienza indiscriminata.