In Turchia altri due filo-curdi perdono il seggio in parlamento

Quattro i parlamentari cacciati. Sarıyıldız e Hezer Öztürk hanno lasciato il Paese

Destituiti dal loro ruolo di parlamentari, perché in parlamento non si presentano da tempo. Potrebbe essere liquidata così la vicenda che in Turchia riguarda Faysal Sarıyıldız e Tuğba Hezer Öztürk, eletti con il partito filo-curdo Hdp, non fosse che dietro alla decisione presa ad Ankara di togliere loro i seggi che gli sono stati assegnati nelle ultime elezioni c'è ben altro, a partire da pressioni sull'opposizione mai state così forti.

Sono stati destituiti "in absentia" Sarıyıldız e Hezer Öztürk, perché da mesi sono all'estero, dopo la scelta del parlamento di cancellare l'immunità parlamentare, una misura che da subito fu definito come un tentato golpe dai parlamentari del Hdp, apertamente accusati di essere il "braccio politico" del Pkk, la guerriglia curda in attività da decenni in Turchia e considerata un gruppo terroristico ad Ankara.

Con la decisione presa dall'Assemblea turca sono ora 55 i filo-curdi che ancora conservano un seggio. A febbraio a perdere il proprio status di parlamentare era stata Figen Yüksekdağ, numero uno del partito insieme al collega Selahattin Demirtaş, con il quale condivide anche un presente in carcere, dopo un arresto nel novembre dello scorso anno durante il quale in manette finirono una decina di membri del Hdp.

A maggio la stessa sorte toccò a Nursel Aydoğan, accusata di reati connessi al terrorismo come la leader del partito. La Hezer Öztürk, che arrivò ad Ankara come più giovane membro del parlamento, era già accusata di aver preso parte ai funerali di persone ritenute membri del Pkk, laddove a Sarıyıldız viene contestato di avere trasportato armi destinatate all'organizzazione.

Se quattro rappresentanti hanno già perso il loro posto in parlamento, sono in molti ad aspettarsi che la stessa sorte tocchi a Leyla Zana. Una lunga storia politica alle spalle, condannata per "propaganda terroristica" in passato, ha già perso il suo seggio nel 1994, quando il suo partito fu sciolto e trascorso dieci anni in carcere, fino al 2004. Nel 1991 pronunciò il suo giuramento in curdo, tra l'ira dei nazionalisti. Nel 2015 si rifiutò di pronunciare quella parte del giuramento che parla del "grande popolo turco", ritenendo che quelle parole negassero la diversità etnica del Paese.