Uk, scoperta una clinica che predisponeva bambini a cambio di sesso

L’iter giudiziario a carico della direttrice della struttura si è concluso in questi giorni con una condanna subito definita dai media “troppo mite”, in quanto la donna si è vista infliggere esclusivamente una “sanzione pecuniaria”

Nel Regno Unito è stata recentemente scoperta una clinica per bambini specializzata in “cambi di sesso”. All’interno della struttura, denominata GenderGP e gestita da una donna radiata lo scorso anno dall’ordine nazionale dei medici, "decine di bambini" di "neanche dodici anni di età" sarebbero stati infatti sottoposti a “trattamenti ormonali” miranti a determinare il mutamento delle rispettive “identità sessuali”.

La presunta ideatrice di tali “terapie” si chiama Helen Webberley. Costei, secondo il tribunale della città gallese di Merthyr Tydfil, avrebbe adibito il proprio ex studio privato di psichiatra, situato in una cittadina della contea di Monmouthshire, sempre in Galles, a clinica per il “trattamento dei disturbi di genere infantili”. La donna avrebbe quindi praticato nei confronti di diversi minori, in violazione delle leggi britanniche e delle direttive dell’Organizzazione mondiale della sanità, “terapie a base di massicce dosi di ormoni” suscettibili, ad avviso dei giudici, di “alterare il normale sviluppo dei connotati sessuali individuali”.

L’“efficacia” del metodo in questione sarebbe stata pubblicizzata dalla Webberley attraverso il proprio sito internet personale, denominato GenderGP.com. All’interno del sito web, costei, a partire dal marzo del 2017, avrebbe pubblicato, sotto falso nome, decine di relazioni sui “benefici effetti” dei trattamenti ormonali da lei ideati e avrebbe poi ripetutamente esortato i genitori di bambini affetti da “crisi d’identità sessuale” nonché desiderosi di "avviare l'iter per la transizione da un sesso all'altro" a contattarla. L’ex psichiatra, per praticare tali trattamenti illegali, avrebbe persino preteso “cifre esose” dalle famiglie recatesi nel Monmouthshire presso il suo studio. Ad avviso degli inquirenti, i genitori che accettavano di sottoporre i propri figli alle cure ormonali pubblicizzate dalla Webberley avrebbero dovuto infatti sborsare “tra le 75 e le 150 sterline l’ora”.

A carico della donna è stato subito aperto un fascicolo per “esercizio abusivo della professione medica”, per “truffa” e per “violenza morale e piscologica su minori”. L’iter giudiziario si è concluso in questi giorni con una condanna subito definita dai media “troppo mite”. L’imputata si è vista infatti infliggere solo una “sanzione pecuniaria”, pari a poco più di 20mila sterline. Russell Davies, legale della Webberley, ha commentato con queste parole il verdetto del tribunale di Merthyr Tydfil: “Il collegio non ha potuto non riconoscere che la mia cliente ha sempre agito con la massima cautela, maturata in virtù di anni e anni di attività medica. Le terapie ormonali alle quali i bambini affetti da crisi di identità sessuale sono stati sottoposti non sono suscettibili di arrecare alcun danno permanente alla salute. Queste servono solo ad accrescere nei minori la consapevolezza della loro vera identità di genere e non ad avviare l'iter clinico per un effettivo cambio di sesso.”

Commenti

Divoll

Mer, 05/12/2018 - 03:53

Io aprirei un'indagine soprattutto a carico di questi genitori.