Usa, polemiche per i rimborsi spese pagati dal Pentagono ai talebani

Il Pentagono ha alla fine ammesso di elargire rimborsi spese ai talebani, ma ha subito presentato la sua condotta come "pienamente legittima"

L’amministrazione Trump è stata in questi giorni accusata dall'opposizione parlamentare e dai media di sinistra di “finanziare i talebani”.

Tali critiche nei confronti del governo federale sono partire in seguito alla denuncia di un deputato democratico dell’Indiana, Pete Visclosky, presidente della sottocommissione Difesa della Camera dei rappresentanti. Egli, ai microfoni della Cnn, ha infatti affermato ultimamente di essere venuto in possesso, esercitando il suo potere di sindacato ispettivo sugli atti dell’esecutivo, di documenti riservati del Pentagono attinenti ai “rimborsi spese” pagati da quest’ultimo a vantaggio dei miliziani fondamentalisti.

In base agli atti ai quali ha avuto accesso Visclosky, il dipartimento della Difesa avrebbe finora “rimborsato” ai guerriglieri islamisti le spese da loro affrontate (viaggio, alloggio, cibo) per partecipare ai negoziati con emissari americani sul futuro dell’Afghanistan in corso in Qatar.

Da ottobre 2018 si stanno infatti svolgendo delle trattative a Doha tra una delegazione Usa e i vertici talebani al fine di concordare un accordo inteso a mantenere la pace in maniera duratura nel Paese asiatico. In base alle bozze di intesa circolate recentemente sulle prime pagine dei giornali statunitensi, Washington acconsentirebbe a una “ritirata onorevole” delle truppe “a stelle e strisce” stanziate in territorio afghano, mentre i miliziani, in cambio, si impegnerebbero a non ritrasformare la travagliata nazione in un santuario del terrorismo mondiale.

I rimborsi accordati dall’amministrazione Trump alla delegazione talebana inviata a Doha sono stati quindi presentati da Visclosky come una violazione della normativa federale sul divieto del finanziamento del terrorismo. Ad avviso del deputato dem, il denaro elargito dal Pentagono ai guerriglieri islamisti a copertura delle spese da loro effettuate violerebbe le disposizioni federali che interdicono qualsiasi tipo di sostegno economico o materiale da parte di cittadini e istituzioni statunitensi a beneficio di individui o gruppi sospettati di terrorismo.

Il dipartimento della Difesa, sulla spinta delle contestazioni promosse dal rappresentante dell’Indiana, ha alla fine ammesso di avere rimborsato alla delegazione talebana le spese di viaggio, vitto e alloggio in Qatar, ma, al tempo stesso, ha presentato tale condotta come “pienamente legittima”. A detta della portavoce del dicastero, il comandante Rebecca Rebarich, tali rimborsi sarebbero intesi a “facilitare lo svolgimento di trattative di pace” sollevando i vertici talebani dagli oneri derivanti dal prendere parte a lunghe trattative in un Paese straniero. Tale “atteggiamento benevolo” verso il gruppo islamista sarebbe stato sollecitato, nell’ottobre del 2018, direttamente dal comandante delle truppe Usa in Afghanistan, Austin S. Miller.

Sempre con l’intento di evidenziare la legalità del denaro elargito alla formazione estremista, la Rebarich ha poi affermato che tali provvidenze sarebbero state autorizzate dal Congresso. Durante gli ultimi dibattiti parlamentari sul finanziamento della missione militare statunitense in Afghanistan, l’organo legislativo avrebbe infatti, a detta della portavoce, approvato specifici capitoli di spesa intesi ad agevolare la partecipazione dei talebani alle trattative di Doha quale “segno di riconciliazione” degli Usa verso questi ultimi.