Il monito del Papa: non si può staccare la spina a chi è in coma

Nuovo altolà del Vaticano che risponde ai quesiti posti dai vescovi americani sul caso di Terri Schiavo, la donna a cui fu toilta l'alimentazione dopo 15 anni: &quot;Cibo e acqua non si possono mai eliminare. Un paziente resta sempre una persona&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=206166">Ma i medici si dividono</a></strong>

Roma - Lo stato vegetativo, anche permanente, è vita. Il paziente continua a essere una persona con la sua dignità e va alimentato e idratato senza che ciò sia considerato accanimento terapeutico. Lo affermano, ribadendo la tradizionale posizione della Chiesa, le risposte a due quesiti pubblicate ieri dalla Congregazione per la dottrina della fede e approvate da Benedetto XVI. La questione era stata posta dai vescovi statunitensi nel luglio 2005, in seguito alla grande attenzione suscitata dal caso di Terry Schiavo, la donna che viveva in stato vegetativo da quindici anni e che dopo una lunga battaglia legale è stata lasciata morire interrompendo l’alimentazione artificiale.

Alla domanda se vi sia l’obbligo morale di somministrare cibo e acqua, la Santa Sede risponde: «Sì. La somministrazione di cibo e acqua, anche per vie artificiali, è in linea di principio un mezzo ordinario e proporzionato di conservazione della vita». È quindi «obbligatoria, nella misura in cui e fino a quando dimostra di raggiungere la sua finalità propria, che consiste nel procurare l’idratazione e il nutrimento del paziente. In tal modo si evitano le sofferenze e la morte dovute all’inanizione e alla disidratazione». Al quesito se l’alimentazione di una persona in stato vegetativo permanente possa essere interrotta quando i medici giudicano certo che non riprenderà mai coscienza, la Santa Sede risponde: «No. Un paziente in stato vegetativo permanente è una persona, con la sua dignità umana fondamentale, alla quale sono perciò dovute le cure ordinarie e proporzionate, che comprendono, in linea di principio, la somministrazione di acqua e cibo, anche per vie artificiali».
Oltre alle concise risposte, la Sala stampa vaticana ha pubblicato un commento più approfondito, spiegando che i sostenitori della possibilità di giudicare sproporzionata l’alimentazione artificiale invocano spesso un discorso di Pio XII al congresso degli anestesisti del novembre 1957, nel quale il Papa affermava che in caso di malattia grave i medici hanno il dovere di mettere in atto le cure necessarie ma con mezzi ordinari, «che non impongono cioè un onere straordinario per il paziente o per gli altri».

Le risposte di Papa Pacelli riguardavano però l’utilizzo e l’eventuale interruzione delle tecniche di rianimazione. Per quanto riguarda dunque l’alimentazione e l’idratazione, il Vaticano, in linea con precedenti documenti e con le parole di Giovanni Paolo II, definisce il caso «eutanasia per omissione». E riafferma il valore dell’essere umano: anche se immobilizzato e incosciente, «è e sarà sempre un uomo, mai diventerà un vegetale».

Cruciale è l’ultimo passaggio del commento vaticano, nel quale si legge: «La Congregazione non esclude che in qualche regione molto isolata o di estrema povertà l’alimentazione e l’idratazione artificiali possano non essere fisicamente possibili», pur sussistendo «l’obbligo di offrire le cure minimali disponibili». Non si esclude neppure che, «per complicazioni sopraggiunte, il paziente possa non riuscire ad assimilare il cibo e i liquidi, diventando così del tutto inutile la loro somministrazione. Infine, non si scarta assolutamente la possibilità che in qualche raro caso l’alimentazione e l’idratazione artificiali possano comportare per il paziente un’eccessiva gravosità o un rilevante disagio fisico legato, per esempio, a complicanze nell’uso di ausili strumentali». Casi eccezionali che però «nulla tolgono al criterio etico generale», ribadito anche per far chiarezza di fronte a formule quali «dignità della morte» e «aiuto a morire», che il vescovo Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, ha ieri definito «ambigue»: «Spesso nascondono atteggiamenti eutanasici». «Il documento diffuso oggi - ha spiegato Sgreccia - si pone sul crinale etico che distingue il rispetto della inviolabilità della vita umana, visione prettamente cristiana, e quello invece dell’“aiuto a morire”, che il Papa in Austria ha definito “in aumento preoccupante”».

Tra chi plaude e ringrazia per la nota vaticana c’è Fulvio De Nigris, fondatore dell’associazione «Amici di Luca», che definisce il documento «un fatto positivo, che conforta la qualità della vita e rende meno sole le famiglie italiane che vivono con un proprio caro in coma».