Il Monte Bianco si conquista di corsa

da Chamonix

Si chiama The North Face Ultra Trail Tour du Mont Blanc, è un vero e proprio periplo attorno al Monte Bianco ed è considerata la corsa più dura del mondo. D’altronde i numeri parlano chiaro: 2.200 partecipanti (rigorosamente selezionati in base al curriculum), partenza da Chamonix, giro della montagna più alta d’Europa in senso antiorario per un totale di 163 km, 8.900 metri di dislivello positivo (più dell’Everest, che con i suoi 8.848 metri è la montagna più alta del mondo) e tre nazioni toccate dal percorso, Francia, Italia, Svizzera.
Le popolazioni locali non lo considerano soltanto un evento agonistico-sportivo ma una grande festa e un’impresa epica. Gli atleti sono partiti stanotte e i più forti di loro arriveranno oggi pomeriggio (sabato 25 agosto) a Chamonix. Una corsa che, si capisce, non è aperta a tutti. Chi ama il trekking percorre questo stesso itinerario in una settimana, e il tour del Monte Bianco è da tempo immemore una grande classica, un grand randonnée che, complice uno degli scenari alpini più belli d’Europa, appassiona i viandanti di tutto il mondo. Al cospetto non solo del Monte Bianco, ma di tutta la costellazione delle sue cime satelliti, dall’Aiguille Noire al Dente del Gigante a Les Grandes Jorasses. L’anno scorso il vincitore ha impiegato «solo» 21 ore e, incredibile dictu, è stato un pensionato italiano: Marco Olmo, 58 anni (ora 59), e una mise a dir poco improbabile. Quando dalle nebbie di una giornata fosca i montagnard di Chamonix l’hanno visto spuntare leggermente claudicante, con le scarpe bucate dall’usura e le rughe degli anni ben scolpite sul volto, è calato il silenzio. Tutti si aspettavano il giovane aitante chamognardo, il super atleta 38enne Vincent Delebarre, sponsorizzato, perfettamente inquadrato nella tipologia iron man, «uomo d’acciaio», nutrito a integratori e allenamento rigorosamente a tabella. E invece no. Ancora una volta gli italiani hanno guastato la festa ai transalpini. Che poi è solo un modo di dire, perché Olmo è subito stato portato in trionfo. Nomen omen, dicevano i latini, e chissà che in quel nome non si celi il segreto di una scorza dura come la corteccia delle grandi piante secolari, più belle e più forti quanti più sono gli anni che portano sulle spalle. Certo, il cuneese non è nuovo a simili imprese - ha già vinto più volte la Marathon des sables, epica cavalcata attraverso il deserto - e in tutto il mondo è conosciuto e osannato più che in patria. «Finché c’è Olmo - dichiara il 55enne ossolano Gianni Cerlini, anche lui alla partenza - c’è speranza per noi “vecchietti”, perché c’è qualcuno più vecchio che vince». Il peso dell’età, così come succedeva per i veterani delle falangi romane, dimostra che la componente mentale, la volontà, l’esperienza possono essere determinanti là dove conta la resistenza. Anche quest’anno Olmo è atteso e temuto. Ma per la prima volta al Trail del Monte Bianco sulla linea di partenza si sono presentati, insieme, tutti i vincitori delle precedenti 4 edizioni: Dawa Sherpa (Nepal), Vincent Delebarre (Francia), Christophe Jaquerod (Svizzera) e Marco Olmo (Italia), ovvero i più grandi ultramaratoneti mondiali che sono anche i grandi favoriti.
Fra gli statunitensi si segnala la presenza di Dean Karnazes che si è allenato appositamente per l’impresa. Per il pomeriggio di oggi, attorno alle 15, è atteso l’arrivo dei primi. Durante le 46 ore di corsa (tempo massimo consentito), lungo tutto il percorso, saranno organizzate innumerevoli manifestazioni. Tutti i villaggi sono in festa: animazioni musicali a Les Houches, a Saint-Gervais, a Contamines, a Vallorcine, veglia Savoiarda a la Balme, musica a Courmayeur, festa con il gruppo dei Beuffons e degustazione dei prodotti tipici. Grande fuoco e orchestra a Chapieux con diretta della corsa, raclette e grigliata a Trient e a Champex, balli e concerti corali a la Fouly. Il tutto fino a domenica mattina quando arriveranno gli ultimi eroi dell’Ultra Trail Tour du Mont Blanc.
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