Monte Paschi pronto a fare cassa con Bankitalia

«Lavoriamo per valorizzare la partecipazione di Monte dei Paschi in Banca d’Italia pari al 4,6%», per un valore di 795 milioni, ha dichiarato ieri il presidente di Rocca Salimbeni, Giuseppe Mussari. Questa è la vera novità emersa durante l’assemblea per l’approvazione del bilancio. Una dichiarazione che assume un valore particolare perché Mussari è anche presidente dell’Abi, Associazione bancaria italiana. Per il resto i numeri erano già noti. Mps ha archiviato il 2010 con un utile netto consolidato di 985 milioni. Dall’assemblea è arrivato anche il via libera alla distribuzione dei dividendi pari a 0,0245 euro per le azioni ordinarie e di 0,0335 per le risparmio.
La valorizzazione delle partecipazioni di Bankitalia è un tema fondamentale per il nostro sistema bancario. Già in passato il governatore di Banca d’Italia, Mario Draghi, era intervenuto sull’argomento definendo anomalo l’assetto azionario di Via Nazionale. Bankitalia è controllata dagli stessi istituti sui cui dovrebbe vigilare: il 44,2% è in mano a Intesa Sanpaolo, un altro 22,1% a Unicredit oltre al 4,6% di Mps. Una cessione di queste quote al Tesoro o alla Cassa Depositi e Prestiti, poterebbe a importanti miglioramenti della solidità patrimoniale delle banche.
«Finora si tratta solo di una ipotesi di scuola ma in caso si trovasse una soluzione per valorizzare la partecipazione in Banca d’Italia il beneficio a livello di Core Tier I (l’indice che misura la solidità patrimoniale) sarebbe importante: per Mps superiore a 30 punti base, per Unicredit circa 100 punti base e per Intesa 200», spiega un analista che aggiunge «non credo però ci siano trattative in corso, Intesa e la stessa Mps non avrebbero annunciato aumenti di capitale così elevati». Siena ha da poco lanciato un rafforzamento patrimoniale da 2,47 miliardi di euro, che non ha riscosso particolare entusiasmo tra i soci. Intervenendo all’assemblea, Gabriello Mancini, presidente della Fondazione Mps, azionista di maggioranza del Monte con il 54,85%, ha definito il bilancio in «chiaroscuro», anche se posto sulla strada della completa uscita dalla crisi di questi anni. «É assolutamente improcrastinabile un ritorno della banca a una maggiore e più solida redditività - ha spiegato - che porti ad una più adeguata politica di remunerazione del capitale investito dagli azionisti. Non tutti i soci hanno risorse illimitate». Resta poi la grande cautela davanti alla ricapitalizzazione di Francesco Gaetano Caltagirone, vicepresidente di Mps: «Aspettiamo di vedere le condizioni per valutare e decidere». Caltagirone, che possiede il 4,73% di Mps, non sembra insomma disponibile ad aderire a scatola chiusa. Quanto al 2011, non è emerso un quadro rassicurante. Quest’anno per il mondo economico finanziario «sarà ancora complicato» ha detto Mussari sottolineando come i segnali «ci dicono che la fase turbolenta non sia terminata». Il primo trimestre del Monte, ha detto il direttore generale Antonio Vigni, mostra un andamento in linea con l’ultimo trimestre del 2010.