Il Monte di Portofino brulica di capre e caproni a due zampe

A due passi da Genova si trova appartato, quasi timoroso di essere visto, uno degli angoli più belli della Liguria, il Monte di Portofino. Ferrovia e autostrada passano a monte tagliando fuori nel loro percorso - quasi a non voler disturbare - questa caratteristica propaggine che racchiude ai suoi piedi in due splendide baie due perle di fama mondiale, Portofino e S. Fruttuoso di Camogli. Superba vegetazione mediterranea con erica, mirto e corbezzoli a farla da padroni fra le settecento specie di flora spontanea, pini maestosi purtroppo aggrediti da una strana malattia che costringe al loro graduale abbattimento per mancanza di antidoti. La presenza di sentieri segnalati e ben puliti anche se non tutti agevoli permette di attraversare in lungo ed in largo questo angolo di paradiso, vero peana all'opera del Creatore. Si respira aria purissima incontaminata, soffermandosi a tirare il fiato in alcuni spiazzi appositamente sistemati per una sosta ristoratrice. I posti di sosta sono stati scelti con attenzione dagli operatori del parco e sono disposti in punti strategici anche panoramici, curandone lo spazio circostante, sfoltendo la vegetazione lì attorno onde godere di splendidi squarci mozzafiato su di un mare bellissimo, recentemente muniti di panche e tavoli in legno massiccio. Alcune provvidenziali fontanelle completano l'arredo rustico ma efficace. Una sistemazione che deve inorgoglire coloro che vi hanno provveduto.
Orbene, in un tale habitat si può incontrare non solo la volpe furtiva o un qualche cinghiale, ma imbattersi in branchi di capre selvatiche abbandonate a loro stesse. Mai sole ma in gruppi di una dozzina od anche più. Pare che il loro numero complessivo si aggiri sul centinaio di capi. Ne ho contate una cinquantina giorni fa che pascolavano tranquillamente, per nulla intimorite dalla mia presenza, allontanatesi soltanto alla mia eccessiva vicinanza.
Che ci fanno questi graziosi ma deleteri animali? Come è noto le capre sono distruttrici dell'ambiente, dei veri flagelli. Mangiano i germogli delle piante, scorticano gli alberi sino a farli morire; una vera iattura, nemici assoluti del Parco.
Nemici tanto le capre quanto i cinghiali: però, mentre risulta che questi ultimi vengano saltuariamente ridimensionati anche se in misura insufficiente con alcune battute di caccia, non altrettanto avviene per le capre malgrado che il danno da loro provocato sia non inferiore a quello dei cinghiali. Rimedi: che cosa si aspetta ad intervenire in maniera energica riducendone al massimo il loro numero?
Ma, già che siamo in tema di nemici del Monte, cosa dire dei «caproni» cioè del nemico uomo che a differenza degli animali distrugge sapendo di distruggere, come quella giovane signora in piedi su di un tavolo a dichiararsi «persona libera in una zona libera» perché «il parco è di tutti», sorda a chi le faceva notare il comportamento incivile da lei tenuto o i soliti furbi che scalfiscono o deturpano con scritte i manufatti in legno da non molto realizzati, o di quelle persone che, incuranti di una segnaletica seppur debolmente in evidenza, percorrono i sentieri con il loro cane, sciolto e senza museruola, che oltre a spaventare ed uccidere la piccola selvaggina esistente - donnole, scoiattoli, riccioli, tassi - provocano spavento e grave pericolo tra i frequentatori che incontrano? Sanno che è tassativamente proibito lasciare liberi i cani perché pericoloso, ma tant'è è più forte di loro. La maleducazione della italica razza emerge con forza, anche qui è l'Italia del «chi se ne frega, tanto non è roba mia». Altro che homo sapiens!
Rimedi? Potenziare la segnaletica dei divieti rendendola più visibile con dei cartelli da posizionarsi all'inizio dei vari sentieri che si inoltrano nel parco e far si che le guardie forestali che esistono anche se molto raramente capita di vederne in giro - chissà perché - percorrano maggiormente i sentieri elevando multe salate. L'affronto che il Monte di Portofino sta subendo è l'affronto a tutti noi compreso chi lo provoca anche se non se ne rende conto.
Chissà se chi deve darà seguito a queste invocazioni che non sono soltanto di chi scrive e prenderà provvedimenti in merito?