Da Montevideo a Berlino: storia di 80 anni mondiali

Tutto inizia dall’intuizione di Jules Rimet e passa per la doppietta di Pozzo, i tre mondiali di Pelè, il drammatico &quot;Maracanaço&quot;, il &quot;gol-non-gol&quot; inglese, la partita del secolo e &quot;Pablito&quot;, la &quot;Mano de dios&quot; di Maradona, le notti magiche, Byron Moreno e la testata di Zidane. Tante storie di un evento veramente mondiale<br />

Scatta la 19esima edizione dei mondiali di calcio: per la prima volta sarà una nazione del continente africano a ospitare la rassegna. Anche solo per questo motivo l’11 giugno alle ore 16 al First National Bank Stadium di Johannesburg si scriverà una pagina di storia con il fischio d’inizio di Sudafrica-Messico. Ma ripercorriamo brevemente le precedenti diciotto edizioni disputate in 15 nazioni diverse (solo Messico, Italia e Germania hanno concesso il bis). Sono state solo sette le nazionali vincitrici nella storia dei Mondiali: 5 vittorie per il Brasile, 4 per l’Italia, 3 per la Germania, 2 per l’Uruguay, 2 per l’Argentina e una a testa per Francia e Inghilterra. Piccola curiosità: metà dei titoli messi in palio finora sono stati conquistati dalle sole Italia e Brasile. Dai tempi pioneristici di inizio ‘900 fino ad oggi, tante sono state le formule del Mondiale, le storie e le vicende (spesso extra-calcistiche) che hanno reso l’evento tra i più appassionanti nella storia recente dell’umanità.

Uruguay 1930 La storia della Coppa del Mondo di calcio nasce 80 anni fa in pieno primo dopoguerra. Tutto si deve all’intuito di Jules Rimet, dirigente sportivo francese cui fu intitolata la Coppa messa in palio nelle prime 8 edizioni. Rimet, presidente della Fifa dal ‘21, è fermamente convinto della necessità di una simile kermesse visto il grande successo ottenuto dal gioco nelle ultime edizioni dei Giochi olimpici. E poiché a Parigi ‘24 l’Uruguay si riconferma per la seconda volta consecutiva campione olimpico, la Fifa sceglie proprio il paese sudamericano come sede della prima Coppa del Mondo. Scelta contestata che porta alla rinuncia di molte nazionali europee a causa delle difficoltà di spostamento: solo Belgio, Francia, Jugoslavia e Romania intraprendono la traversata atlantica. La rassegna si svolge a inviti, senza gare di qualificazione e tutta in una sola città, la capitale Montevideo. 13 le nazionali che disputano una prima fase a gironi e di seguito una fase ad eliminazione diretta. Le squadre europee devono inchinarsi allo strapotere dei sudamericani: Uruguay e Argentina sembrano non avere rivali e dopo essersi sbarazzate di Usa e Jugoslavia in semifinale con 6 gol per parte, giungono alla finale al “Centenario” di fronte a quasi 95mila spettatori: sotto per 2-1 all’intervallo, la Celeste di Ballesteros, Cea, Castro e Iriarte rimonta e vince per 4-2 sull’Argentina di Monti e di Stabile, il primo bomber del Mondiale con le sue 8 reti segnate. È una finale epica, che dà al pallone la spinta definitiva per entrare nel cuore della gente di tutto il mondo.

Italia 1934 All’indomani del successo del torneo, l’Italia si batte fortemente per poter ospitare l’evento: per il regime fascista è l’occasione per dimostrare tutta la propria efficienza. L’organizzazione è pressoché perfetta, e il cammino dell’Italia di Pozzo viene agevolato anche dall’immediata uscita di scena di Brasile e Argentina, fiaccate da un viaggio estenuante. Questa edizione comincia senza fase a gironi: 16 squadre si affrontarono a partire dagli ottavi di finale. Fatti fuori gli Usa (7-1) e due delle avversarie più temibili come la Spagna di Zamora e l’Austria, il 10 giugno gli azzurri giocano la finale nello stadio del Partito Nazionale Fascista (l’Olimpico non esisteva ancora) contro la Cecoslovacchia di Planicka, Nejedly e Puc, una delle favorite. Con le energie al limite e il regime con gli occhi puntati, Guaita, Meazza, Orsi e compagni vanno sotto al 20′ della ripresa: Puc dall’ala sinistra beffa Combi con un pallonetto insidiosissimo. Sembra finita, ma al 35′ l’oriundo Monti lancia Ferrari, palla a Orsi, slalom in area e gol del pari. Si va ai supplementari ma Schiavio si azzoppa: Pozzo lo sposta all’ala, come si faceva al tempo con gli infortunati. Lasciato tutto solo, dopo solo 5′ proprio Schiavio trova il guizzo vincente e batte ancora Planicka. Finisce 2-1, l’Italia e’ campione del mondo: una vittoria storica, sportiva e politica.

Francia 1938 Nel 1938 l’Europa prepara le armi per il secondo conflitto bellico. La Fifa però assegna comunque il Mondiale alla Francia scatenando la rabbia di Argentina e Uruguay che danno forfait poichè pretendevano l’alternanza tra Europa e Sudamerica. Anche l’Austria non vi partecipa a causa dell’annessione territoriale del paese alpino da parte del regime nazista. Pure la Spagna rinuncia, alle prese con una terribile guerra civile. Viene quindi offerto un posto all’Inghilterra (che non faceva parte della Fifa), ma la nazionale patria del football rinuncia: il Mondiale si svolge perciò tra 15 squadre. Per la prima volta il Brasile si presenta con una formazione in grado di battere chiunque, mentre l’Italia di Pozzo è decisamente rinnovata rispetto alla vittoria di 4 anni prima. La partita evento è Brasile-Polonia 6-5 rimasta nella storia per i 4 gol segnati a piedi scalzi da Leonidas. Ma la Seleçao non arriva neanche in finale: la ferma sulla soglia l’Italia che, senza i favori del pronostico, ma trascinata dai gol di un grande Silvio Piola, supera la Norvegia agli ottavi (2-1 ai supplementari), la Francia padrona di casa ai quarti (3-1) e punisce poi in semifinale la presunzione del ct brasiliano Pimenta, che sentendosi già qualificato lascia a riposo proprio Leonidas: 2-1 per gli azzurri con reti di Colaussi e Meazza, che segna il rigore tenendosi con la mano i pantaloncini rotti. In finale ci tocca l’Ungheria, che nel frattempo ha strappato alla Cecoslovacchia il ruolo di regina della scuola danubiana: Sarosi e compagni hanno segnato 13 gol in 3 partite prima della finale, ma nell’atto conclusivo crollano sotto i doppi colpi di Colaussi e di Piola. L’Italia è la prima squadra ad alzare la Coppa Rimet per la seconda volta e la prima a vincere fuori dalle mura amiche.

Brasile 1950 Dopo 12 anni di interruzione per la guerra, il 1950 e’ quasi l’anno zero per il calcio internazionale. La Fifa sceglie come sede del primo mondiale del dopoguerra il Brasile, perché l’Europa è piegata dalle devastazioni del conflitto e sommersa dalle macerie. Come nella prima edizione del 1930, partecipano solo 13 Nazionali con molte defezioni di lusso come Argentina, Austria e tutti i paesi comunisti. Esclusioni politiche per Germania e Giappone, i “cattivi" della Guerra; l’Italia invece viene graziata solo perché campione in carica e in possesso della Coppa Rimet originale. Ma gli azzurri non faranno bella figura: un anno peima nel dramma di Superga è scomparso il Grande Torino che forniva dieci undicesimi alla Nazionale. Inoltre per quella tragedia nessuno vuole andare in aereo e la nazionale arriverà in Brasile dopo 15 giorni di navigazione e senza allenamenti. Per l’unica volta nella storia dei mondiali non ci fu una fase a eliminazione diretta, infatti dopo i primi gironi, le quattro vincenti (Brasile, Spagna, Svezia e Uruguay) formano un ulteriore raggruppamento: il destino vuole che l’ultima partita in programma (Uruguay-Brasile) metta di fatto in palio il titolo. Alla Seleçao basta il pari dopo aver fatto 6 gol alla Spagna e 7 alla Svezia: si gioca in un Maracana tutto giallo e verde, che esplode al gol di Friaca. Ma nei venti minuti finali la Celeste, trascinata dal carattere di capitan Varela e dalla classe di Schiaffino e Ghiggia, ribalta il risultato: 2-1, stadio ammutolito, Uruguay campione per la seconda volta proprio come l’Italia. Tutta la nazione brasiliana vive la sconfitta come un dramma esistenziale (definita “Maracanaço”, disastro del Maranà): numerosi casi di depressione, qualche suicidio e perfino 10 morti per infarto allo stadio dopo il fischio finale.

Svizzera 1954 I Mondiali del 1954 si disputano in Svizzera. La fase a gironi ha una peculiarità: la Fifa, per favorire le big, decide di non fare incontrare tra loro le due più forti e le due più deboli del girone. L’Italia, allenata dall’ungherese Czeizler, per esempio non gioca con l’Inghilterra, vince con il Belgio e viene eliminata perdendo per ben due volte con la Svizzera, nel girone e nello spareggio. In finale arriva l’irresistibile Ungheria, che fa fuori il Brasile e l’Uruguay campione vincendo sempre per 4-2. In finale Kocsis, poi capocannoniere, e compagni trovano la Germania Ovest, già battuta per 8-3 nel girone: sembra una passeggiata, tanto che dopo 8′ i magiari sono sul 2-0 con le reti di Puskas e Czibor. La Germania di Fritz Walter a quel punto si ribella: Morlock accorcia al 10′, Rahn pareggia al 18′ e poi colpisce ancora nel finale. E’ la vittoria del cuore sulla tecnica, ma con molte ombre: nel giro di qualche mese tutti i tedeschi si ammaleranno di epatite, segno di qualche trasfusione sbagliata.

Svezia 1958 Il Mondiale del 1958 che si svolse in Svezia è il primo a godere di copertura televisiva mondiale contribuendo alla diffusione del gioco del calcio. Il grande personaggio di questa edizione è Edson Arantes do Nascimiento dettò Pelè, giovinetto 17enne del Santos, che comincia proprio qui a scrivere la sua leggenda. Il bomber francese dello Stade Reims, Just Fontaine, diviene il cannoniere più prolifico della storia coi suoi 13 gol. Per la prima volta invece, l’Italia non riesce a qualificarsi per la fase finale. Fontaine trascina una Francia spettacolare, mettendo la propria firma su tutte le 6 partite disputate. Tre reti al Paraguay all’esordio (7-3), due alla Jugoslavia, uno alla Scozia nel girone; nei quarti doppietta all’Irlanda, poi in semifinale la Francia si arrende al Brasile: Fontaine risponde a Vavà, ma i galletti vengono travolti dalla furia Pelè, autore di 3 gol in 20′. In finale il Brasile sfida la Svezia padrona di casa: non c'è storia comunque, il Brasile di Didi, Vavà, Pelè e Garricha si impone per 5-2, mentre Fontaine completa il suo record con la quaterna alla Germania nella finalina per il terzo/quarto posto.

Cile 1962 Quel Brasile è quasi inevitabilmente destinato a ripetersi nel 1962 in Cile, sebbene lo straordinario Pele’ si infortuni a inizio rassegna. La spedizione azzurra parte male: l’Italia è divisa sull’utilizzo degli oriundi (Sivori, Altafini, Maschio) e arriva in un Cile avvelenato per la crudezza con cui il Paese è stato dipinto dalle cronache giornalistiche italiane. Atteggiamento che paghiamo caro nello scontro diretto con i padroni di casa: l’inglese Aston ci cuce addosso un ko per 2-0 che ci elimina dopo un pari con la Germania. Brasile e Inghilterra si sfidano ai quarti: 3-1 per i verdeoro. In semifinale la corsa del Cile padrone di casa si ferma di fronte allo strapotere del Brasile (4-2) e la Cecoslovacchia la spunta sulla Jugoslavia (3-1). I danubiani in finale riescono anche a spaventare Zagalo e compagni: Masopust porta in vantaggio la Cecoslovacchia al 15′, Amarildo pareggia immediatamente, poi i cechi se la giocano alla pari. Ma nel finale due fiammate di Zito e Vavà chiudono la sfida sul 3-1. Il Brasile festeggia il secondo titolo mondiale consecutivo.

Inghilterra 1966 In questa edizione fa la sua comparsa il marketing con una mascotte e un logo ufficiali. Sono i mondiali dei gialli irrisolti: la coppa Rimet viene rubata poco prima dell'inizio della manifestazione e viene ritrovato una settimana dopo da un cane di nome "Pickles" in una situazione mai chiarita. Ma Inghilterra '66 è innanzitutto il “gol-non gol” dell'inglese Geoffrey Hurst che consegna il primo e fin qui unico Mondiale agli inventori del calcio. Il Mondiale inglese del 1966 in Italia viene invece ricordato soprattutto per la Corea del Nord e per il “dentista” Pak Do Ik (in realtà un insegnante di educazione fisica) che ci elimina nel girone. Il ciclo del grande Brasile si chiude di fronte al Portogallo di Eusebio, stella del torneo con 9 gol: nel girone i lusitani battono ed eliminano i verdoro, con Pelè ancora maltrattato e portato via in barella. Inghilterra e Germania giungono a sfidarsi in finale. Qui avviene il primo caso da moviola della storia del calcio: Hurst spara la palla sulla traversa e poi nei pressi della riga. Da quale parte non è dato sapere, ma per l’arbitro è gol e Wembley infine festeggia con i Charlton, Banks e Moore, lasciando nello sconforto Beckenbauer, Haller, Overath e gli altri.

Messico 1970 Messico 1970 in Italia viene ricordato più per l’incredibile semifinale che gli azzurri disputarono contro la Germania Ovest, nominata “partita del secolo”, che per la finale persa col rinato Brasile di Pelè. L’Italia di Valcareggi giunge alla fase finale di questo mondiale con i favori del pronostico, forte anche del successo agli Europei del 1968. Ai quarti di finale gli azzurri strapazzano i padroni di casa con l’accoppiata Riva-Rivera, tornando ad affacciarsi così in una semifinale mondiale dopo un ventennio di fallimenti. Intanto il Brasile infligge la sconfitta al Perù di Cubillas con uno spettacolare 4-2, mentre la Germania Ovest si prende una gustosa rivincita sugli inglesi. In semifinale tre squadre su quattro, visto che c’è anche l’Uruguay, hanno la possibilità di portarsi definitivamente a casa la Coppa Rimet. Ma mentre il Brasile dispone piuttosto agevolmente della Celeste, Italia e Germania si scatenano nei supplementari dopo l’1-1 al termine dei 90′ regolamentari: Mueller, Burgnich, Riva, ancora Mueller e Rivera: 4-3 per l’Italia e finale col Brasile. Peccato solo che l’Italia non resista che solo un tempo ai verdeoro: Boninsegna pareggia una prodezza di Pelè, ma Gerson, Jairzinho e Carlos Alberto ci sfilano la Rimet portando il Brasile sul 4-1.

Germania 1974 Nel 1974 in Germania Ovest esordisce la nuova Coppa Fifa creata dal designer italiano Silvio Cazzaniga. La grande novità di questa edizione è l’esplosione del cosiddetto “calcio totale” portato alla ribalta da un’Olanda che ha in Cruyff, Rep, Neeskens, Krol i suoi grandissimi interpreti. Gli Orange battono l’Argentina per 4-0 e il Brasile per 2-0 nel secondo girone di semifinale. I tedeschi Beckenbauer e compagni invece, partono a stento perdendo anche un famoso derby coi cugini dell’Est, ma proseguendo in crescendo per tutto il corso del torneo. L’Italia, intanto, fa ben magra figura uscendo nel primo girone di qualificazione, battuta dalla Polonia di Lato, capocannoniere di questa edizione con 7 reti. In una delle finali storiche dell’era moderna, giocata all’Olympiastadion di Monaco, l’Olanda passa in vantaggio con Neeskens già dal calcio d’inizio, dopo 2′ incredibili minuti consecutivi di possesso palla degli orange. Ma la Germania tira fuori la miglior prova del torneo e ribalta il risultato con Breitner e Gerd Mueller alzando infine la Coppa del Mondo Fifa.

Argentina 1978 Nel 1978 per la grande Olanda, priva di Cruyff rimasto a casa in polemica col regime militare di Videla, continua la maledizione della finalissima contro la nazionale padrona di casa: stavolta gli orange si devono inchinare all’Argentina. Alla fine a festeggiare è una squadra comunque forte, con campioni del calibro di Kempes, Ardiles e Passarella, e di grande tradizione nonostante mancasse da una finale dalla prima edizione del 1930. E pensare che l’Italia nel girone iniziale l’Argentina l’aveva anche battuta (1-0, gol di Bettega): gli azzurri dopo aver passato la prima fase in scioltezza battendo anche Francia e Ungheria, nel secondo girone perdono per 1-2 dall’Olanda, chiudendo al secondo posto e venendo sconfitti anche nella finale per il terzo posto col Brasile (1-2, Causio, Nelinho e Dirceu). Gli orange piegano 5-1 l’Austria, gli albicelesti rifilano un contestato 6-0 al Peru’: gli argentini di Menotti infatti necessitavano di almeno 4 gol per giungere in finale. I più grandi campioni dell’epoca si trovano di fronte in finale al Monumental: nei supplementari l’Olanda cede per 3-1, sotto i colpi di uno strepitoso Kempes.

Spagna 1982 Quarantaquattro anni dopo il secondo successo dell’Italia di Pozzo, nel 1982 la Nazionale di Enzo Bearzot torna a sollevare la Coppa del Mondo in Spagna. A due anni dal fragoroso scandalo del calcio-scommesse, l’Italia del calcio gioisce grazie soprattutto a Paolo Rossi, che quello scandalo l’aveva pagato più di tutti. “Pablito” segna 6 reti, tutte decisive, nella fase finale del torneo, assistito da Bruno Conti e da una squadra che appare in forte difficoltà nella prima fase a gironi del Mundial. L’Italia infatti esordisce con un non disprezzabile 0-0 con la Polonia di Boniek, Lato e Szmuda; poi pareggia 1-1 col Peru’ di Uribe e Cubillas. Qualificati col fiatone dopo il terzo pareggio col Camerun, a quel punto gli azzurri, fin li’ criticatissimi, si trasformano. Nel girone a tre successivo, Tardelli e Cabrini stendono l’Argentina per 2-1 e contro il Brasile di Socrates e Falcao la tripletta di Rossi sancisce un 3-2 che rimarrà nella storia dei Mondiali. In semifinale Rossi stende anche la Polonia (2-0), mentre in finale con la Germania Ovest segna il goal del vantaggio: seguono poi il bis di Tardelli e il tris di Altobelli. Campioni del Mondo per la terza volta.

Messico 1986 Peccato che quella Nazionale non avesse l’età per aprire un ciclo durevole: in Messico nel 1986 con Bearzot ci sono ancora Conti, Cabrini, Bergomi, Graziani, Collovati e Scirea. Dopo aver fermato l’Argentina di Maradona nel girone, l’Italia non supera l’ostacolo Francia di Platini uscendo di scena già agli ottavi. Dire Messico '86 però significa dire Diego Armando Maradona: “El Pibe de Oro” entra nella leggenda del calcio trascinando l’Argentina al secondo trionfo. In finale la Seleccion supera la Germania di Matthaeus e Voeller per 3-2 dopo essersi fatta rimontare due gol. Ma la partita simbolo di questa seconda edizione messicana è il quarto di finale contro l’Inghilterra che rese Maradona quel mito che ancora è. Città del Messico è blindata, perché dopo il caso politico delle Falkland-Malvinas proprio tra Inghilterra e Argentina la tensione è alta. In tutto questo Maradona anticipa Shilton in uscita e insacca, ma lo fa chiaramente colpendo la palla con il pugno. Lo stesso campione argentino dirà poi che quella era “la mano de Dios”. Poco dopo Maradona segna il gol da tutti riconosciuto come il più bello della storia: prende palla sulla destra nella propria metà campo, Diego parte in quarta saltando tutti gli avversari che gli si parano contro, Shilton compreso e deposita in rete. Nasce un mito.

Italia 1990 Dall’ultima volta che Roma e l’Italia ospitarono una finale Mondiale sono passati 66 anni: l’occasione è quella della rivincita tra Argentina e Germania, le stesse finaliste di quattro anni prima. È l’8 luglio, una serata un po’ triste per l’Italia perché è forse la finale più brutta delle 17 edizioni fin qui disputate e inoltre dopo quasi un mese di “Notti Magiche”, la bella squadra di Vicini non è riuscita ad arrivare all’atto finale in casa, estromessa ai calci di rigore in semifinale proprio da Maradona e Caniggia. Un vero peccato per i tifosi italiani, che in quel torneo si innamorano soprattutto dei gol di Totò Schillaci, capocannoniere del torneo. Tanta simpatia suscita invece il sorprendente Camerun di Milla e N’Kono, prima squadra africana ad arrivare fino ai quarti e fermata solo ai supplementari dall’Inghilterra. La sera prima di Germania-Argentina, l’Italia toglie proprio agli inglesi il terzo posto vincendo 2-1. La finalissima è la brutta copia di quella dell’edizione precedente: a sbloccare lo 0-0 è solo un rigore di Brehme. Per Matthaeus e compagni terza vittoria mondiale e rivincita servita.

Usa 1994 Nel 1994 la Fifa tentata dal business, decide che è il momento di esportare il calcio anche negli States. Esperimento riuscito nonostante il caldo afoso renda difficilissime le gare. Tanti i casi, non solo sportivi: Maradona, rientrato dopo alcuni problemi con la droga, viene trovato positivo a un test a sorpresa; il difensore colombiano Andres Escobar invece viene ucciso in patria al suo ritorno per un autogol segnato contro gli Usa. Per l’Italia di Sacchi è un mondiale esaltante dall’esito amaro: accompagnata dalla fortuna per buona parte del torneo, la dea bendata lascia soli gli azzurri proprio all’atto finale, contrassegnati di nuovo dai rigori, coi quali perdono la finale con un Brasile stranamente più cinico che spettacolare. Partita ad handicap col ko contro l’Eire, l’Italia passa il girone, ma a pochi minuti dal termine dell’ottavo con la Nigeria sembra spacciata: emerge allora tutta la classe di Baggio, che ribalta il risultato, piega la Spagna ai quarti e la sorprendente Bulgaria di Stoitchkov in semifinale, sempre per 2-1. In finale, Sacchi preferisce un Baggio a pezzi a Zola e ripropone Baresi, rientrato a tempo di record dopo l’operazione al menisco a torneo in corso. E proprio Baresi e Baggio sbagliano i penalty decisivi dando il via alla festa brasiliana: verdeoro campioni per la quarta volta.

Francia 1998 60 anni dopo la Francia ospita il suo secondo mondiale, rinnovato nella sua formula a 32 squadre, nessuna delle storiche esclusa. Tra queste però, la Spagna esce subito di scena lasciando alla Nigeria il ruolo di prima sorpresa del torneo. La seconda sorpresa è senza dubbio l’esordiente Croazia di Zvonimir Boban e del capocannoniere Davor Suker che sfiora la finalissima, battuta solo in rimonta da una doppietta di Thuram, e chiude al terzo posto battendo l’Olanda nella finalina. Il momento più bello del Mondiale fu il primo tempo di Inghilterra-Argentina (2-2), l’ottavo di finale che rivela al mondo il talento di Michael Owen. Alla fine passano i sudamericani dal dischetto. L’Italia intanto, trascinata dai gol di Vieri, trova ai quarti la Francia di Zidane e Henry, e per la terza volta consecutiva agli azzurri vengono traditi dai calci di rigore: la traversa di Di Biagio pone fine al cammino della Nazionale di Cesare Maldini. Rivaldo e Ronaldo trascinano il Brasile al 3-2 con la Danimarca e trovarono i padroni di casa in finale a St. Denis. Qui il Brasile mette in campo un Ronaldo visibilmente fuori condizione per un misterioso malanno e crolla sotto i due colpi (di testa) di Zinedine Zidane e il contropiede di Petit. La Francia è campione del mondo, per la prima volta nella storia.

Giappone e Corea 2002 Secondo la rotazione dei continenti decisa dalla Fifa, il primo mondiale del terzo millennio si tiene in Asia: Giappone-Corea 2002 è anche il primo campionato del mondo della storia organizzato da due Paesi insieme. Per l’Italia è il Mondiale di Byron Moreno, l’arbitro ecuadoregno che con un arbitraggio scandaloso ci sbatte fuori agli ottavi contro la Corea del Sud, complice anche il golden gol di Ahn. Ma l’Italia la vita se l’era già complicata da sola, disputando certamente un torneo in sordina. Tante sono le sorprese di questa edizione asiatica: non solo la Corea del sud (che giunse fino alla semifinale con molte spinte arbitrali anche contro Portogallo e Spagna), ma anche la Turchia, altra semifinalista, e il Senegal che nel match d’esordio sconfigge i Campioni del Mondo francesi, clamorosamente eliminati al primo turno senza riuscire a segnare neppure un gol. Meno sorprendente l’esito del torneo: in finale ci vanno ancora l’annunciato Brasile e una Germania alla vigilia non proprio tra le favorite, ma molto solida e trascinata dalla classe di Ballack, dall’esperienza di Kahn e dai gol di Klose. Ma in finale è proprio il portierone del Bayern Monaco a fare la frittata che spiana la strada al quinto titolo del Mondiale del Brasile, respingendo goffamente un tiro da fuori e servendo a Ronaldo la più facile delle occasioni. Il Fenomeno si ripresenta ai massimi livelli dopo anni di infortuni vincendo anche il titolo di capocannoniere con ben 8 gol.

Germania 2006 Il Mondiale del 2006 viene organizzato dalla Germania, 32 anni dopo l’edizione del 1974 che vide proprio i tedeschi vincitori. L’Italia si presenta accompagnata da una pioggia di critiche: Calciopoli è appena esplosa e sulla nazionale di Lippi non c’è alcuna fiducia da parte dei tifosi italiani e dei media. Il ct Marcello Lippi però riesce creare un gruppo unito e impermeabile alle critiche. L’Italia passa il primo turno senza patemi, ma trova grandi difficoltà nel match degli ottavi di finale contro l’Australia, vinto solamente allo scadere grazie a un rigore trasformato da Francesco Totti. Nei quarti l’Ucraina venne spazzata via 3-0. Intanto il favoritissimo Brasile di Ronaldinho e Kaka’ viene estromesso nei quarti di finale dalla Francia per 1-0. Anche l’Argentina saluta il torneo ai quarti, battuta ai rigori dai padroni di casa. Le semifinali sono quindi solo europee e ripresentano una grande sfida dopo Messico ’70: Italia-Germania ancora una volta non tradisce le attese. Dopo lo 0-0 dei primi 90 minuti, la partita si accende ai supplementari con due legni colpiti dagli azzurri. Quando i rigori sembrano ormai a un passo, i gol spettacolari di Fabio Grosso e Alessandro Del Piero regalano agli azzurri la finale contro la Francia che elimina il Portogallo di Cristiano Ronaldo nell’altra semifinale. All'ultimo incontro i transalpini passano vantaggio dopo pochi minuti con un rigore di Zidane. L’Italia trova il pareggio grazie a un gol di testa di Materazzi, colpito poi nei tempi supplementari da una testata di Zidane, mestamente espulso in quella che sarà la sua ultima partita da professionista. L’equilibrio si mantiene tale fino ai calci di rigore, quando un errore di Trezeguet manda la Francia sotto nel conteggio dei gol. Il penalty decisivo lo segna Fabio Grosso, il protagonista assoluto della quarta Coppa del Mondo italiana, attesa 24 anni.