Montezemolo: "Presto saremo fuori dal tunnel"

Con il presidente ai box, Raikkonen centra un 6° posto incoraggiante. "Massa sfortunato. La F1? I grandi costruttori mai così vicini a
uscire...&quot;. Il Gp del Bahrein: <strong><a href="/a.pic1?ID=346846">Ferrari a dieta, Alonso sviene</a></strong>

Sakhir - Luca d’Arabia è giunto nel deserto per indicare la strada agli uomini in Rosso di casacca e risultati. Uomini forti e forgiati alle sue dipendenze, uomini che hanno vinto tutto e tanto, ma che nel deserto di una classifica vuota rischiavano ormai di perdersi. Con lui al muretto a sudare e spronare, sono invece tre i punti finalmente conquistati, e sarebbero di più «se Massa», dirà il presidente Montezemolo, «non fosse stato tanto sfortunato, mi dispiace molto per Felipe, è così un caro ragazzo, un vero motivatore dentro il team. Bravo anche Kimi, ottima gara». Giusto, vero, sacrosanto, perché i tre punti faticosamente incassati li ha portati proprio il gelido finnico finalmente redivivo anche se talentuoso a fasi alterne. Se qui non avesse pagato per un problema ai copri cerchioni che gli ha fatto perdere secondi preziosi a tutti i pit stop, sarebbe stato addirittura più avanti

Luca d’Arabia è giunto nel deserto per spronare le truppe e prima di correre via dirà che «se fossimo altrove, questo risultato sarebbe salutare come un brodino caldo, visto però dove ci troviamo è come una bibita ghiacciata»; o ancora: «Sono punti che fanno bene al morale, non siamo lontani da una Ferrari finalmente sul podio. Felipe ha segnato il quinto tempo più veloce, questo è un segnale. Vedrete, usciremo presto dal tunnel dove siamo finiti a causa di regole poco chiare». Ma il presidente Montezemolo ha molto altro da dire, soprattutto ha voglia di guardare dritto negli occhi i potenti delle corse. Per questo, appena arrivato, di buon mattino, quando ovunque fa “freddo”, nel senso che ci sono trenta gradi all’ombra, incontra Bernie Ecclestone, il patron del Circus.

Il vertice con mister E. è lungo una mezz’ora e Montezemolo sa che parlando con lui parla anche con il presidente della Federazione dell’auto, Max Mosley, l’uomo che sta rivoluzionando le corse a colpi di macete. Più tardi, quando i gradi saranno saliti a 40 all’ombra, quando al via del Gp mancherà giusto un’ora, Luca d’Arabia confiderà tutta la sua amarezza per una situazione che rischia di portare nel baratro la F1. «Qui ho avuto varie consultazioni e la verità è che i costruttori, i grandi costruttori non sono mai stati così vicini ad uscire dalla F1 – è il sunto del suo pensiero –. Una cosa è certa, se vogliono una Formula 1 con due categorie, dovranno passare sul mio cadavere...» è il riferimento al budget cap.

Luca d’Arabia era giunto per spronare le sue truppe e si è ritrovato a fare gli straordinari, «perché la Ferrari c’è da sempre nelle corse e nel mondo ha vinto in ogni categoria tranne i kart, e faremo di tutto - prosegue Montezemolo - perché la F1 del futuro continui a rappresentare la ricerca più avanzata, la competizione estrema e l’innovazione». Detto questo, a chi gli domanda se abbia mai pensato a un impegno Ferrari al di fuori dalla F1, risponde con una frase che sa di minaccia anche se portata in spalla da un tono conciliante: «Noi abbiamo molta pazienza, siamo dei legalisti e rispettiamo la Federazione, ma la nostra pazienza non è infinita. Quando dovessimo prendere una decisione in tal senso, lo faremmo una volta sola... Per cui, ora, speriamo che si possa ancora ragionare». E poi: «Resto convinto che in tre anni, lavorando tutti assieme, si possano ricondurre i costi a un livello davvero accettabile mantenendo le caratteristiche peculiari di questo sport. Altrimenti alcuni non avrebbero interesse a restare...». Quanto al Consiglio mondiale di Parigi, che mercoledì discuterà del budget cap, fa sapere che la Ferrari e il rappresentante dei team non ci sarà.

Questo sulla politica e le beghe della F1, poi Luca d’Arabia è tornato sull’esercito rosso e demoralizzato: «Ingiusto leggere certe cose sulla squadra. Un team che ha dato tanto e che si trova in difficoltà per tre ragioni. Perché ci sono tre campionati del mondo: chi con il kers, chi senza, e chi con il diffusore; perché abbiamo lottato fino all’ultimo per il titolo 2008; perché abbiamo avuto un approccio presuntuoso al campionato. Per questo ho dato a tutti un saio... Però – ha concluso – ricordatevi che se avessimo affrontato le regole in modo diverso e senza il kers, ora saremmo qui a parlare di un’altra Ferrari».