Il moralista «moralizzato» «La casa? Ho lo zio prete...»

Avrà la schiena dritta, ma la memoria è curva. Stefano Pedica, gran moralizzatore Idv, quando si scoprì che aveva residenza a Roma in una casa di Propaganda Fide, si inalberò minacciando querele. Ora, dalla voce di Di Pietro, si scopre che faceva da vero agente immobiliare per l’Idv, grazie ai suoi rapporti con Propaganda Fide. Una carriera variopinta, la sua. Da Casini a Buttiglione, da Cossiga a Mastella, da Segni a Rotondi fino a Di Pietro. Stefano Pedica, geologo, giornalista, dirigente d’azienda in aspettativa, deputato e coordinatore laziale dell’Idv, vicepresidente Motocross di Esanatoglia, nel giro di vent’anni ha attraversato tutte le più improbabili formazioni post-democristiane, escogitandone qualcuna anche in proprio, per scoprirsi poi barricadiero dipietrista. Sempre, però, con un piede nel potere, politico o religioso. Nipote di monsignor Pedica e figlio di madre badessa di Rossano Calabro, genìa da cui ha ricavato le entrature in Vaticano, Pedica è anche nipote di Alfredo Masala, capo gabinetto di Francesco Cossiga quand’era capo dello Stato, da cui ha ricavato nel settennato di Cossiga molti natali e capodanni da «zio Francesco». Non sarà un caso se dopo aver fatto il portaborse di D’Onofrio e poi il capo segreteria di Casini, molla tutti per abbracciare «zio Francesco» nell’Udr, giusto in tempo per appioppare un posto nel nuovo governo D’Alema, come capo ufficio stampa dell’allora ministro cossighiano Folloni. In questo frangente inventa un fantomatico «Movimento per l’osservatorio dell’Europa», incomprensibile già dal nome. Poi, quando l’Udr dello «zio Cossiga» si scioglie, Pedica dà fondo alla creatività fondando i Cristiano Democratici Europei, che manifesteranno interesse nell’ordine per: il Patto Segni (con cui Pedica si candida alle europee 2004, senza successo), la DcA di Rotondi e, finalmente, nel 2006, per l’Idv, con cui approda all’agognato stemma di «onorevole».
Dipendente in aspettativa della Scac, Società calcestruzzi, Pedica riesce ad entrare subito, grazie a riconosciute doti di arrampicatore, nel cerchio stretto di Tonino, che lo nomina capo gabinetto del ministero Infrastrutture. Posizione che Pedica mette a frutto diventando lo smistatore del traffico nella stanza dei bottoni. «Se volevi parlare col ministro, prima dovevi per forza passare da lui», raccontano. Dopo una carriera grigia nelle seconde file, Pedica è diventato un estremista del dipietrismo urlato. Lui, che si vanta di condurre una vita pia, ora fa scioperi della fame come Pannella, compie blitz in Consiglio dei ministri, si incatena e si imbavaglia contro il potere arrogante. Però, finita la piazzata, monta sull’auto blu o sulla Bmw 525 in comodato d’uso, per dirigersi nella casa concessa in locazione da Propaganda Fide e ristrutturata da Anemone. Se nel tragitto poi prende multe, chiede a Di Pietro di intercedere col prefetto per farle togliere. Ha sostenuto di essere obiettivo di misteriosi attentatori. Memorabile fu l’analisi che fece degli escrementi consegnati da qualche provocatore davanti a una sede dell’Idv, escludendo con grande perizia che la gran mole di feci potesse essere fatta risalire «ad un episodio di incontinenza di qualche persona anziana». Pericoli che si corrono quando si difendono verità e giustizia.