«Morbillo pericoloso a causa dei movimenti anti-vaccini»

Ferrando, presidente dei pediatri, dà l’allarme: «Nel Savonese ci sono gruppi contrari alla terapia sui più piccoli»

(...) la paura, anche perché, come abbiamo dovuto ricordare in questi giorni, di morbillo si può morire. La malattia infettiva tipica dell’età infantile ha fatto scoprire tutta la sua forza negativa qualche anno fa in Campania, dove nel 2002 un’epidemia ben peggiore di quella piemontese fece registrare sei morti e tra i quindici e venti casi di danni neurologici permanenti.
«Non dobbiamo abbassare la guardia contro questa patologia che è pericolosa. Comunque il nostro sistema di sentinella ci consente di essere immediatamente pronti a riconoscere e a quantificare gli episodi di morbillo», esordisce Alberto Ferrando, presidente dell’Apel, associazione dei pediatri extraospedalieri. Che lancia un avvertimento. «In Liguria sta verificandosi un problema piuttosto importante nel savonese dove hanno preso campo le idee di gruppi antivaccinali. Si tratta di genitori contrari a far vaccinare i propri figli, perché ritengono che il rischio che porta una vaccinazione sia superiore al beneficio che provoca, ma è esattamente il contrario».
Il problema è che quando per una malattia non esiste una sufficiente copertura vaccinale, pari almeno al 95 per cento della popolazione, allora il rischio che tale patologia possa nuovamente diffondersi è alta, molto alta. «E a rischio sono i bambini e gli adulti che, per vari motivi, magari vorrebbero ma non possono vaccinarsi - continua Ferrando - come nel caso della piccola deceduta a Torino, che pare fosse affetta da immunodeficienza, e dunque più a rischio di avere conseguenze da una malattia che è in circolazione».
Secondo i pediatri sostenitori delle vaccinazioni, sottoporvisi è un segno di civiltà e amore verso gli altri. «Non bisogna pensare che chi vaccina un figlio lo faccia soltanto per quel bimbo - precisa Ferrando -, ma occorre sottolineare che lo fa anche per tutti gli altri che il proprio figlio così non potrà contagiare». Si tratta di un complesso sistema di protezione, che scatta anche per chi non si vaccina, visto che la patologia infettiva non circola nella comunità che si è immunizzata.
Per contro, i detrattori delle vaccinazioni portano un’antologia di casi di danni provocati da vaccini che per legge devono anche essere riconosciuti e quindi risarciti dalla legge. Un tempo poi, quando i vaccini non esistevano le persone si ammalavano e guarivano. Ma è proprio così? «No, per niente. È che una volta, quando la mortalità infantile era alta anche i decessi causati da complicazioni per malattie infettive passano inosservati - risponde Ferrando - Adesso è cambiata la cultura anche nei confronti dell’infanzia che deve essere protetta e, se ci sono i mezzi per vaccinarsi, secondo noi lo si deve fare».
Sul banco dei colpevoli anche la varicella. «Provoca due morti ogni centomila casi - conclude Ferrando - ma chi ha il coraggio di dire che quelle due vite non siano comunque troppe?».