Morselli, lettere di un eremita curioso

In un volume i carteggi inediti con il collega Chiara (che non lo amava), «don» Benedetto Croce e l’etologo Konrad Lorenz. Fra domande bizzarre e diatribe letterarie il vero volto dello scrittore <br />

«Era ora». Definire queste parole un’infelice battuta non basta. Le pronunciò Piero Chiara, in un salotto mondano di Biumo Superiore (Varese), alla notizia del suicidio di Guido Morselli. Accanto a lui c’era Laura Pola, che a 89 anni è ancora attonita per quell’uscita. Preferirebbe non fosse resa pubblica, ma non può fare a meno di tornarci su ogni volta che ricorda i tempi in cui era legata all’autore di Dissipatio H. G. Nessuno si spiega il motivo di tale ferocia se non sulla base di una rivalità che non pare estinguersi a molti anni dalla morte dei protagonisti. O meglio di un’ostilità da parte di Chiara; al contrario Morselli non mancò di testimoniare stima: «Mi rallegro di cuore con te» scrive in una lettera datata 1962. E poi: «Ti sono grato di avere per la prima volta portato alla ribalta del mondo le lettere varesine». Dello stesso tenore un’altra lettera di Morselli: «Per il caso, sia pure improbabile, che ti fosse sfuggito, ti segnalo che nella rassegna Aut-Aut, diretta da Enzo Paci, numero del luglio scorso, c’è un articolo, molto acuto e convincente sull’ultimo romanzo italiano: e il tuo racconto Il Piatto Piange vi è citato in termini lusinghieri».

Le due missive appartengono al «Fondo Piero Chiara» e sono per la prima volta pubblicate in Lettere ritrovate, prezioso volume edito da Nem, la Nuova Editrice Magenta di Dino Azzalin, e curato da una studiosa di Varese, Linda Terziroli, 26 anni, laurea in lettere nella stessa Università di Morselli, la Statale di Milano, tesi su amore e morte in Morselli, controrelatore Mario Novelli, che ha curato i «Meridiani» di Chiara. Tutto all’insegna del dualismo? Il volume contiene altre lettere inedite a grandi personalità della cultura del ’900, da Konrad Lorenz a Benedetto Croce, spuntate tra le pagine dei libri donati da Morselli alla biblioteca di Varese. «Un meta dono», cioè un dono nel dono, le definisce Terziroli. Ma ci volle del tempo perché il lascito venisse preso in carico e in alcuni volumi, per esigenze di rilegatura, furono tagliati i margini con le annotazioni dello scrittore.

Lettere ritrovate viene presentato oggi a Villa Recalcati, sede della Provincia di Varese, nell’ambito della quattro giorni del «Premio Morselli» per romanzi inediti, manifestazione letteraria nata nel 2008 su iniziativa del poeta e traduttore Silvio Raffo e della Terziroli. Anche i premi segnano la diversità tra i due scrittori: il «Chiara» è riservato agli autori di racconti editi o agli inediti giovanissimi, il «Morselli», sottolinea Raffo, si rivolge agli inediti di qualsiasi età poiché è ispirato a uno scrittore che si tolse la vita a 61 anni, dopo l’ennesimo rifiuto editoriale, ed ebbe una fama postuma se si eccettuano alcuni saggi usciti negli anni ’40: Proust o del sentimento; Realismo e fantasia, ripubblicato, quest’ultimo, da Nem.

Non tutte le lettere di Morselli ottennero risposta. Qualcuno come Lucio Colletti replicò, ringraziando, che non aveva tempo. Lorenz, interpellato su come liberarsi dei ghiri che molestavano la quiete morselliana, fece rispondere un suo assistente: non aveva rimedi da consigliare. Il paleologo Louis Leakey rispose solo a un quesito (se lo zinjantrophus potesse parlare): la mascella non era stata trovata, dunque non si poteva stabilire. Più esaustiva la Standa: l’Asiago conteneva il 44 per cento di grasso. Morselli era attento all’alimentazione.

Affascinante e aristocratico, lo scrittore faceva collezione di conquiste, viveva di rendita grazie alle sostanze accumulate dal padre, deputato del Ventennio e dirigente industriale nel dopoguerra. Tra la villa liberty di via Limido e la «casina rosa» di Gavirate le sue uniche occupazioni erano lo studio e la scrittura, praticate con spirito eclettico e sofisticato, in un isolamento che non prevedeva la ricerca di appoggi da parte di conventicole culturali. Famoso l’episodio che vede Morselli, nei corridoi della Mondadori, nascondersi avendo visto passare un ex compagno di studi: era, nientemeno, il figlio dell’editore. Al contrario Chiara apparteneva alla piccola borghesia, non aveva niente del dandy, anche se il successo lo rese popolare nella cerchia mondana del Varesotto.

Ma di qui a giustificare la terribile caduta di stile di Chiara, ce ne passa. Maria Bruna Bassi, la donna che fra le molte amicizie femminili di Morselli fu l’unica davvero duratura e importante, scrisse all’autore del Piatto piange parole dure, in pratica gli diede del villan rifatto. Si tratta di un altro inedito riportato in Lettere ritrovate: «Morselli non ha mai sollecitato da nessuno né raccomandazioni, né aiuti, non per superbia (mi ripeteva che se avesse meritato un riconoscimento gli sarebbe venuto) ma perché aveva la dignità, la fierezza del gran signore, non certo la presuntuosa albagia del villan rifatto. Guido Morselli è stato perseguitato dalla sfortuna e ha seguito la strada meno adatta per arrivare al successo, ha sofferto il soffribile per non essere riuscito ad affermarsi malgrado i continui tentativi fatti presso le varie case editrici; del resto tutti i migliori critici, scrittori e giornalisti l’hanno riconosciuto».