Morte cerebrale, stato vegetativo [NOTE][/NOTE]e coma: ecco le differenze

Il Centro Nazionale Trapianti (Cnt) è intervenuto ieri con una nota sulla vicenda di Eluana Englaro, la donna da 17 anni in stato vegetativo persistente, «al solo fine di introdurre elementi di chiarezza», spiega lo stesso centro in un documento pubblico, sottolineando la «sostanziale differenza» tra stato di coma, stato vegetativo persistente e morte cerebrale.
Coma. Con questo termine si intende una condizione clinica complessa che deriva dall’alterazione del regolare funzionamento del cervello con compromissione dello stato di coscienza. Anche nei casi più gravi le cellule cerebrali sono vive ed emettono segnali elettrici rilevabili. Il coma comprende più stadi di diversa gravità, incluso lo stato vegetativo persistente, ed è una situazione dinamica, che può cioè regredire o progredire. In questi casi si è in presenza di pazienti vivi, sui quali si deve attuare qualsiasi presidio terapeutico che sia in grado di curarli.
Stato vegetativo persistente. In questo caso le cellule cerebrali sono vive e mandano segnali elettrici evidenziati in modo chiaro dall’elettroencefalogramma. Il paziente può respirare in modo autonomo, «mantiene una vitalità circolatoria, respiratoria e metabolica e un controllo sulle cosiddette funzioni vegetative (esempio temperatura corporea, pressione arteriosa, diuresi, etc..)». I riflessi dei nervi cranici e i riflessi respiratori sono mantenuti; le funzioni cerebrali «mantengono una certa vitalità, sebbene ridotta».
Morte cerebrale. le cellule cerebrali sono morte, non mandano segnale elettrico e l’encefalogramma risulta piatto. Il soggetto ha perso in modo irreversibile la capacità di respirare e tutte le funzioni encefaliche: non ha controllo sulle funzioni vegetative (non c’è più controllo sui meccanismi che regolano la temperatura corporea e la pressione arteriosa). I riflessi dei nervi cranici e i riflessi respiratori sono assolutamente assenti; le funzioni cerebrali sono assenti in modo irreversibile.
Quindi, per le motivazioni elencate, «appare evidente - precisa il Cnt - che lo status vegetativo persistente in cui si trova Eluana Englaro non può essere in alcun modo assimilato alla morte cerebrale, che coincide con la cessazione di tutte le funzioni vitali del cervello, generata dalla distruzione totale delle cellule cerebrali. In tal caso, infatti, il cervello non solo è danneggiato sul piano della funzionalità e della percezione, ma anche su quello anatomico perché le cellule morte cominciano a decomporsi e gli enzimi che si liberano, conseguenza di questa decomposizione, aggrediscono e demoliscono le altre cellule innescando un meccanismo inarrestabile. La morte cerebrale - conclude il Cnt - è uno stato irreversibile, irreparabile e definitivo che coincide con la morte della persona».