Dalla morte alla vita Il miracolo di Luna: «Ora è fuori pericolo»

La bimba francese massacrata dal padre al Vittoriano ha chiuso gli occhi sulla scena più brutta e li ha riaperti per rivedere la mamma

Ha chiuso gli occhi sulla scena più orribile, quel suo papà in delirio che le batteva crudelmente la testa sul selciato. Li ha riaperti sulla scena più dolce, quello sguardo leggero e felice di mamma miracolata, che non ringrazierà mai abbastanza il Cielo per avergliela subito restituita. Tutti attorno, noi: ugualmente in festa, davanti alla più bella notizia dell'estate.
Bentornata Luna. Piccola, ci sei mancata. Ti sei assentata per poco, un weekend lungo nel buio di chissà quale territorio lontano, non più di quattro giorni, da sabato a mercoledì: ma è sembrata un'eternità.
Sai, siamo abituati a qualunque genere di nefandezza umana. Siamo foderati di apatia e di indifferenza. A forza di sentirne, a forza di vederne, ci è ormai impossibile cogliere l'essenza del dolore. Pesarlo, viverlo, subirlo. Ci ritroviamo impermeabili alle tragedie più immani. Fatichiamo a scomporci, niente ci scuote. Eppure, questa tua storia così minima è riuscita da sola a sconvolgere. È una cosa che dovrebbe farci un poco ragionare, noi dell'informazione: soprattutto quando organizziamo convegni per decifrare che cosa davvero interessi alla gente. Finora ci siamo dati risposte evasive: qualcuno smuove le acque siringando gossip ovunque, nell'economia come nella politica. Persino negli inserti culturali. Niente di male, è tutta vita. Ma bisognerebbe fare l'ultimo salto: intercettare e condividere senza spocchia le emozioni delle persone comuni, là fuori, le più semplici e le più secondarie, immancabilmente le più sincere.
Chiedere alle mamme e ai papà, chiedere ai nonni d'Italia, se il fatto di sabato sera, davanti all'Altare della patria, non è sentito. In questi giorni, non s'è parlato d'altro.
Magari se n'è parlato in modo sommesso e sbrigativo, più a smorfie e a sguardi di raccapriccio, perché nessuno di noi, neppure chi abbia soltanto un residuo di sensibilità, può parlare a lungo di una simile enormità: il papà in blackout che sbatte la testa della sua bimba di quattro anni sulla pietra della strada. Tra le poche certezze che ci restano, e che tutti condividiamo, cioè espressione reale del cosiddetto sentire comune, questa per fortuna sopravvive intonsa: i bambini no, i bambini non si toccano. Sui bambini no, sui bambini non si usa violenza. I bambini non si toccano neppure col pensiero.
Sì, piccola Luna: stavolta abbiamo coralmente e sinceramente trepidato per te. Nei bar delle spiagge come nelle hall degli alberghi, sui vagoni dei metrò come tra gli scaffali dei supermercati, ma anche dentro i consigli d'amministrazione e nelle riunioni di partito, almeno con uno smarrito pensiero, almeno con la domanda angosciata «hai sentito di quella bambina a Roma», almeno con la muta speranza di vederti ricomparire tra noi, tutti hanno viaggiato fino ai confini del tuo limbo, cercando in qualche modo di richiamarti indietro.
Nessuno se l'è sentita di infierire sul papà, perché nessuno riesce a immaginare che un padre possa lucidamente diventare Satana con la sua creatura: difatti, raccontano che alla notizia del risveglio abbia già pianto come un bambino. Qualcuno si è soltanto chiesto perché mai la mamma fosse lontana, in vacanza altrove, ma nell'era dei matrimoni spaccati e delle spartizioni legali è sembrato normale che una bambina si trovasse in quel momento col padre e non con la madre. Caso mai, quando la legge affida un figlio a un genitore, sembrerebbe prudente e logico sincerarsi che questo genitore non soffra di patologia «schizoide e paranoica», come da apposite cartelle cliniche…
Ma restano dettagli, questi. Nient'altro che dettagli. Qua fuori è successo qualcosa di molto più importante: la pena è riuscita a scuotere l'indifferenza. Tutti quanti abbiamo atteso, molti hanno pregato. Se tanta passione, se tanta pietà, se tanta tenerezza siano servite a qualcosa, nessuno può dirlo. Il risultato però è sotto gli occhi di tutti. L'altro giorno, finalmente, il primo battito di ciglia. Ora, a quanto dicono i medici, il ritorno in pianta stabile. La mamma ha già provveduto a portare un buon amico: Winnie the Pooh saprà come fare compagnia.
Bentornata Luna. Ci hai fatto un grosso regalo. Adesso ci aspettiamo tutti che il tuo papà, se è così malato, sia curato a debita distanza. E chissà che un giorno non possa tornare a passeggiare con te per le strade di Roma, stavolta coprendoti soltanto di gelati e di carezze. Nessuno di noi, puoi giurarci, dimenticherà la tua storia a lieto fine. Da ora in poi, guardando la luna, sarà inevitabile pensare un attimo a te, piccolo astro restituito dal Cielo.