Morto Arrigo Boldrini, il comandante Bulow

E' morto a Ravenna a 92 anni lo storico comandante partigiano. Aveva combattuto nella resistenza nella Brigata Garibaldi. Medaglia d'oro al valor militare. Fu membro della Costituente e militante del Pci

Ravenna - Arrigo Boldrini, lo storico comandante partigiano Bulow morto questa mattina all’ospedale di Ravenna, per molti anni presidente nazionale dell’Anpi, era nato nella città romagnola il 6 settembre 1915. Da tempo - prima dell’ultimo ricovero avvenuto l’8 gennaio, quando le sue condizioni si erano aggravate - viveva nella Casa della Fraternità "Betania" a Marina Romea, gestita da un amico sacerdote, don Ugo Salvatori. Il 4 dicembre 1944 i partigiani di Boldrini, comandante della 28/a Brigata Garibaldi "Mario Gordini", e i reparti alleati dell’VIII Armata britannica liberarono Ravenna con un’offensiva combinata. Esattamente due mesi dopo "Bulow" fu decorato con la medaglia d’oro al valor militare, con una grande manifestazione pubblica nella piazza di Ravenna, dal generale Richard McCreery, comandante dell’Ottava Armata.

Lo aveva ricordato così il 25 aprile di tre anni fa, in occasione delle celebrazioni per il 60/o della Resistenza, l’allora sindaco Vidmer Mercatali. Perché quella fu la prima assenza di Boldrini nel giorno della Festa della Repubblica. Poco meno di un anno prima, nell’agosto 2004, Bulow aveva lanciato il suo ultimo appello da presidente dell’Associazione partigiani (quando la maggioranza al governo annunciò di voler tagliare i fondi proprio per la celebrazione dei sessant’anni della Resistenza) chiedendo contributi ai Comuni e ai cittadini "perché - aveva detto - bisogna ricordare degnamente il cemento del’identità e dell’unità nazionale".

Arrigo Boldrini, educato all’amore per la libertà - ricorda l’Anpi - dal padre, una popolare figura di internazionalista romagnolo, si portava addosso il soprannome di Bulow dal ’44. "Durante una riunione clandestina - spiegò in un’intervista - dissi che non si poteva abbandonare la pianura al nemico tedesco, che era necessaria la pianurizzazione della guerra partigiana, e spiegai come si poteva liberare Ravenna. Michele Pascoli, barbiere comunista (sarà fucilato dai nazisti), mi lasciò parlare, poi in dialetto mi chiese: 'Mò chi sit, Bulow?', cioè 'Ma chi sei, Bulow?', alludendo al generale tedesco che sconfisse Napoleone. Così Pascoli decise il mio nome e io sono rimasto per sempre Bulow".

Nel novembre ’89 il comunista Boldrini tenne l’orazione funebre per Benigno Zaccagnini, il partigiano Tommaso Moro, che era stato segretario Dc, ma soprattutto suo intimo amico, una storia parallela cominciata nella canonica di Piangipane, paese ad una decina di chilometri da Ravenna. Dopo la guerra - ricordava - avevano fatto un patto: chi fosse sopravvissuto all’ altro avrebbe fatto il discorso al funerale. E così fu.

Bulow fu componente dell’Assemblea Costituente, parlamentare dal ’53 al ’94, presidente Anpi, oltre che dirigente nazionale del Pci: "La tua azione - ricordò da presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in un messaggio di auguri per il 90/o compleanno - è sempre stata ispirata a principi di libertà e di democrazia, valori che nel ruolo di presidente dell’Anpi hai promosso presso le nuove generazioni, mantenendo desta la memoria storica di quell’ eroico e drammatico periodo fondante della nostra repubblica". "È un eroe - scrisse di lui Giancarlo Pajetta - Non è il soldato che ha compiuto un giorno un atto disperato, supremo, di valore. Non è un ufficiale che ha avuto un’idea geniale in una battaglia decisiva. È il compagno che ha fatto giorno per giorno il suo lavoro, il suo dovere; il partigiano che ha messo insieme il distaccamento, ne ha fatto una brigata, ha trovato le armi, ha raccolto gli uomini, li ha condotti, li conduce al fuoco". Durante una manifestazione per il cinquantesimo della Resistenza, lo stesso Boldrini sintetizzò così la sua opera: "Noi abbiamo combattuto per quelli che c’erano, per quelli che non c’erano e anche per chi era contro...".