«La moschea non solo luogo di preghiera ma anche di politica»

Caro Lussana, sento il dovere di chiedere scusa a te e ai lettori per la serie di errori formali di cui la fretta e una fastidiosa influenza avevano riempito la lettera all'arcivescovo, che tu hai comunque gentilmente pubblicato.. Mi è venuto alla mente il vaticinio di Nietzsche che di Dio non si parlerà più solo quando sarà abolita la grammatica. Avevo esposto due concetti che si potevano ben, anche nel groviglio delle imperfezioni grammaticali e lessicali:!. la moschea non è una libera sede privata di preghiera e studi ma il territorio sovrano della comunità islamica sottratto ad ogni altra legge che non sia quella coranica 2. il concetto di scienza va chiaramente distinto dal laicismo, come l'arcivescovo ha felicemente detto. Non riconoscevo la logica matematica in quanto astrazione pura nell'aberrante e violenta versione Odifreddi di argomento contro l'essere e Dio. Due sì e due no chiari: Si alla scienza e alla sua corretta divulgazione.No allo scientismo laicista come filosofia unilaterale e miope. Sì alla tutela della libertà delle persone islamiche e non e delle loro sedi di riunione. No alla moschea, territorio della umma non più italiano secondo il diritto pubblico coranico superiore ad ogni altra legge Infine la mia fretta nacque da una gioia rara da quando il Concilio in poi che reso opinabile la dottrina di Cristo: secondo le sette tradizionaliste e progressiste. Potevo essere in sintonia con Angelo Bagnasco arcivescovo che onorava la città di Maria Regina. Finché Maria regnerà su Genova non ci sarà moschea.
teologo