"Le moschee? Chiudere i covi dei terroristi"

Il ministro delle Politiche europee Ronchi rilancia l’allarme di
Maroni: "Il fondamentalismo ha fatto un salto di qualità. Vanno censiti
e controllati tutti i luoghi di culto. E l’Ucoii va esclusa dalla
gestione"

Roma «In Italia assistiamo ad un salto qualità sul fronte del terrorismo di matrice fondamentalista islamica. Non possiamo permetterci dubbi e tentennamenti. Vedo analogie con la situazione inglese: anche lì i terroristi erano perfettamente integrati nel tessuto sociale. Da tempo denuncio i rischi di questa situazione. Mi pare che il ministro dell’Interno, Maroni stia operando molto bene. Occorrono controlli più stretti e capillari; censimento di tutte le moschee, i luoghi di culto ed i centri culturali di ispirazione islamica; l’albo degli imam e prediche in italiano».
Ministro Ronchi dove ed in che modo si può intervenire senza limitare la libertà di culto?
«Da anni sostengo che le grandi moschee sorte sul nostro territorio rappresentano insediamenti assolutamente sproporzionati rispetto alla reale esigenza dei fedeli. Soltanto il 10 per cento dei residenti musulmani in Italia è praticante. Le grandi moschee rappresentano un inutile vulnus dal punto di vista urbanistico e oltretutto proprio a causa delle proporzioni sono aperte ad infiltrazioni di ogni tipo, anche terroristico, e diventano un problema di ordine pubblico».
Sarebbe favorevole ad un referendum locale?
«Perché no? Anche se so già che i cittadini sono molto preoccupati perché ho questo problema a cuore da sempre. Voglio sottolineare con forza che in tutti questi comuni dove sono state edificate moschee enormi le giunte che lo hanno permesso, tutte di centrosinistra, sono colpevoli. Con incredibile leggerezza ed indifferenza hanno permesso che si aprissero luoghi di culto e centri culturali senza un minimo di controllo. Ora c’è un vero e proprio fiume carsico che scorre lungo la penisola e rappresenta un rischio concreto. Tutte queste grandi moschee poi sono collegate da un filo rosso: l’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche d’Italia che le promuove le gestisce e che ha un legame stretto con il fondamentalismo».
Che cosa propone?
«Estromettere l’Ucoii dalla gestione delle moschee bloccando quelle coordinate da questa organizzazione. Ricordo che nel 2006 l’Ucoii comprò un’intera pagina su alcuni quotidiani paragonando Israele ai nazisti. Un’organizzazione che non riconosce la legittimità dello Stato di Israele andava subito estromessa dalla Consulta islamica insediata al Viminale. Ed invece non soltanto l’allora ministro dell’Interno Giuliano Amato non fece nulla ma poi fu l’Ucoii a bloccare i lavori della Consulta perché si rifiutò di firmare la Carta dei valori che andava condivisa da tutte le comunità islamiche presenti in Italia. Non possiamo più dare visibilità e valore di rappresentanza ad un’organizzazione troppo vicina al fondamentalismo estremista come l’Ucoii. Prima di tutto per rispetto di tutti gli islamici moderati che non vogliono avere nulla a che fare con l’Ucoii».
Non ci sono soltanto le grandi moschee...
«Questo è il problema più grande la proliferazione degli invisibili: garage, scantinati, appartamenti. Non possiamo permetterci di fare confusione: noi difendiamo la libertà di culto. Su questo punto mi rimetto a quanto ha detto il cardinal Jean Louis Tauran: “Un luogo di culto è una casa di preghiera e non deve diventare un centro di propaganda ideologica”. Tauran ricorda pure che in tutte le Convenzioni internazionali che parlano di libertà di religione c’è sempre una clausola che prevede che lo Stato garantisca sicurezza ed ordine pubblico».
È soltanto una questione di sicurezza?
«Naturalmente no. Occorre un lavoro di intelligence in collaborazione con gli altri paesi Ue ma io vedo prima di tutto una grande responsabilità politica. La gran parte del mondo politico non si è occupata del fenomeno e lo ha lasciato crescere nell’indifferenza. Anche l’esclusione dalla Costituzione europea del richiamo alle radici cristiane è stato un segno di questa indifferenza che io non condivido. Il terrorismo ed il fondamentalismo si combattono prima di tutto con la consapevolezza della propria identità culturale, mantenendo la solidità delle proprie radici».
Possiamo salvarci dal terrorismo con due righe di richiamo alle radici cristiane nella Costituzione Ue?
«Certamente no. Ma abbandonare la nostra identità, perdere la memoria, rappresenta in sé il primo passo verso la sconfitta. Quel richiamo è una premessa indispensabile dalla quale ricominciare per sconfiggere il relativismo culturale e l’ignavia».