Le moschee dove il diavolo è donna

Giuliano Amato come Biancaneve, è così, anche se non l'avremmo mai pensato. «Sono assolutamente sconvolto - ha tenuto a dire il ministro, presentando il rapporto sulla sicurezza nel nostro Paese qualche giorno fa, proprio mentre il suo premier licenziava in diretta alla Camera il Capo della Polizia - dai dati della violenza sulle donne». «È impressionante» perché «non c'è solo la violenza sessuale, ma una serie di reati che non vengono commessi sui maschi». Ecco, è questa «unilateralità» più del reato ad essere «inconcepibile».
Bene, noi non abbiamo in mano le cinquecento pagine di documenti e grafici prodotti dal ministero, ma sappiamo che c'è un cancro che si ingrossa ogni giorno di più nelle città, è la violenza contro le donne musulmane che viene predicata e aizzata dagli imam fondamentalisti che nessuno controlla e persegue, che continuano a entrare indisturbati. In 133 moschee italiane gli imam predicano la violenza contro le donne. Su un milione di immigrati, quasi la metà sono donne, e il 70 per cento di loro ha subito percosse e maltrattamenti fisici in casa propria; il 50 per cento delle donne è stato vittima di violenza sessuale ed il 62 per cento vittima di maltrattamenti. L'ottanta per cento non ne ha parlato con nessuno, anche perché più della metà del campione del sondaggio al quale facciamo riferimento, dell’associazione Acmid, è costituito da casalinghe, e il settantotto per cento di loro non parla l'italiano, ma solo l'arabo.
Giace da alcuni mesi presso la Consulta istituita dal ministro degli Interni precedente, Giuseppe Pisanu, e proseguita non con soverchio entusiasmo da Amato, una Carta dei Valori che i componenti liberali e moderati hanno volentieri, con sollievo, subito sottoscritto. Ci mancherebbe, ci sono scritte alcune regole minimali della nostra Costituzione e più generalmente del vivere civile. Si condanna la poligamia, gli abusi sulle donne, si ribadisce il libero arbitrio, il diritto allo studio, a mostrare il volto, a scegliere un marito amato e non imposto dalla famiglia. Bene, i membri radicali, gli estremisti dell'Ucoii, che nella Consulta arrogantemente siedono, non firmano. Quanto tempo intende lasciar loro il ministro Amato, che pure è assolutamente sconvolto? Un anno, due?
È passato quasi un anno dalla morte di Hina Salem, la ragazza pakistana barbaramente uccisa e sepolta nel giardino di casa, dal padre, dallo zio e dal cognato perché «colpevole», ai loro occhi, di non essere una buona musulmana. Hina si era innamorata di un ragazzo italiano, chiedeva all'Italia di consentirle di vivere come ogni altra donna dell'Occidente, non voleva sposare il pakistano che il padre le imponeva.
La Comunità delle Donne marocchine in Italia, di cui è presidente una donna coraggiosa e intelligente, Souad Sbai, non ha dimenticato Hina, né Kadija, né Kawtar, né Samira, né Rachida né Hania, uccise per essersi ribellate alla violenza degli uomini, e si è costituita parte civile nel processo contro gli assassini di Hina che comincerà il 28 giugno, giovedì prossimo, a Brescia. In molti Paesi a maggioranza islamica, come il Marocco, la Tunisia, l'Algeria, l'Egitto, lo stesso Pakistan, un crimine del genere verrebbe punito con la pena capitale. In Italia come finirà? Sono troppe anche le giovani immigrate che in Italia cercano l’emancipazione e che invece finiscono completamente dimenticate. Come le loro madri o sorelle più grandi, non dispongono neanche di un numero unico, uno straccio di telefono da chiamare, dove qualcuno ti risponda in arabo e ti dia una qualunque indicazione.
Il ministro delle Pari Opportunità giustamente ha ritenuto i Dico, non le donne, la sua priorità, con i risultati che abbiamo visto. Queste donne non hanno bisogno di disquisizioni sul velo da non proibire in segno di rispetto della cultura, ma di istruzione obbligatoria, corsi di alfabetizzazione, leggi che le tutelino, diritti che dovrebbero essere scontati e non lo sono. Poi deciderebbero se il velo lo vogliono o no. Di questo il ministro Amato dovrebbe essere assolutamente sconvolto.
Tra le obiezioni più banali che vengono mosse a denunce come questa, c'è quella che vuole tutti colpevoli, occidentali e non. Ho sentito perfino una Emma Bonino a corto di argomenti ricordare che il velo fino a poco tempo fa lo portavano al Sud le donne italiane più tradizionali, al pari di un lutto che durava una vita. Non scherziamo, non è il caso. Qui si tratta di individui che predicano in nome di un Dio la giustezza, la liceità, la santità perfino, di un mondo nel quale gli uomini picchiano, opprimono, rinchiudono, sfruttano, uccidono le donne. Le donne sono il premio nel paradiso dei terroristi, e l'unico paradiso al quale hanno diritto è quello nel quale sono schiave sessuali degli assassini maschi. Che questo sia praticabile in Italia dovrebbe rendere il ministro Amato assolutamente sconvolto.
Una mappatura delle moschee è stata richiesta ai singoli governo europei dal commissario europeo, Franco Frattini, alla riunione recente di Venezia, perché sono luoghi nei quali si predica spesso odio. Noi ne abbiamo elencate un po', non è un compito complicato. A voler agire, oltre che essere assolutamente sconvolto.
Maria Giovanna Maglie