La mossa dei Comunisti: San Francesco bandito dallo statuto dell'Umbria

La sinistra radicale osteggia la citazione del santo di Assisi e di San Benedetto da Norcia nella "costituzione" regionale. Il Pdl promette battaglia

Roma - La deriva laicista e anticlericale non ha osteggiato solamente il riferimento alle radici giudaico-cristiane nella Costituzione Ue. Anche in Italia, e più precisamente in Umbria, il pregiudizio verso la religione cattolica gioca brutti scherzi.
E pensare che una volta tanto un'iniziativa bipartisan avrebbe potuto avere successo. Il vescovo di Terni e presidente della Conferenza episcopale umbra, monsignor Vincenzo Paglia (che è anche presidente della Commissione Cei per l'ecumenismo) aveva sollecitato all'inizio dell'anno, in vista della prossima visita di papa Benedetto XVI ad Assisi, l'inserimento nello Statuto dell'Umbria di un riferimento ai due importantissimi santi locali, il patrono d'Italia Francesco d'Assisi e Benedetto da Norcia.
Il governatore, la democratica Catiuscia Marini, aveva raccolto l'appello considerato che l'ente da lei presieduto sta lavorando a una revisione della carta istituzionale. Ovvio l'appoggio dell'opposizione rappresentata dal Pdl e dall'Udc. Ma lo scorso 25 gennaio il gruppo comunista e quello socialista hanno imposto alla commissione consiliare per la revisione dello Statuto uno stop ai lavori di 90 giorni. Formalmente è stata chiesta una «pausa di riflessione». In pratica, Rifondazione e Psi hanno minacciato gravi conseguenze per la maggioranza se i nomi dei due santi verranno inseriti nello Statuto. Una minaccia bella e buona nel nome della retorica stantia sulla laicità delle istituzioni.
A prescindere dal ruolo fondamentale dei due santi umbri nella storia della Chiesa, infatti, Francesco e Benedetto rappresentano due architravi della contemporaneità. Entrambi sono stati propulsori di una forte spinta innovativa riportando la Chiesa, «distratta» dalla ferma opposizione alle ingerenze dell'Impero, al suo compito originario di guida spirituale. Tant'è vero che anche Federico II di Svevia, il più moderno dei sovrani medioevali fu influenzato profondamente dalla figura di Francesco e l'apertura dell'imperatore alla cultura ebraica e a quella islamica furono certamente incoraggiate dall'esempio di tolleranza portagli dall'Assisiate.
Le stesse considerazioni valgono per Benedetto da Norcia, artefice di quel rinnovamento spirituale attraverso il monachesimo. A queste si aggiungono quelle di aver di fatto preservato nei secoli la cultura classica attraverso il lavoro degli amanuensi nei monasteri.
La cecità politica, purtroppo, impedisce di considerare serenamente anche l'evidenza. «Sono amareggiato», ha commentato con tristezza monsignor Paglia qualche giorno fa.
Ma non tutto è perduto perché il gruppo del Pdl alla Regione Umbria si è attivato per superare l'impasse. Con due mosse strategiche. La prima è l'invio a tutti i rappresentanti nei gruppi consiliari comunali e provinciali umbri di un ordine del giorno sulla questione. Il secondo è una mobilitazione con gazebo in tutte le piazze umbre per chiedere ai cittadini di esprimersi sull'opportunità di inserire il riferimento ai due santi nello Statuto. L'obiettivo è chiaro: mettere in imbarazzo il Pd che per cementare la sua traballante maggioranza ha accettato un compromesso al ribasso sui valori.