Con Mozart in metrò meno reati

Cristiano Gatti

In attesa di insegnare le buone maniere all’Iran, cocciutamente determinato nel confezionarsi una pratica bomba atomica domestica, Blair continua l’indefessa opera di civilizzazione dell’Inghilterra. Dopo una lunga sequela di provvedimenti anticaos e antidegrado, i dirigenti inglesi hanno deciso di ricorrere ad una cura choc: irrorare le turbe di abbrutiti che seminano terrore in metropolitana con potenti getti di buona musica.
Come tutte le idee migliori, nemmeno questa è geniale. La ricetta è abbastanza antica: l’arte contro la barbarie. O come diceva Hugo, la luce contro le tenebre. L’esperimento risulta già avviato e i primi risultati parlano chiaro: bombardando la stazione di Elm Park, nel turbolento East di Londra, con note di qualità, violenza e tensioni sono scemate sensibilmente. Secondo la società di gestione, il numero di scippi, aggressioni e risse risulta notevolmente inferiore alla media. Il segreto? Sta tutto nella selezione dei brani: gli antistress più efficaci si chiamano Mozart e Vivaldi, Verdi e Puccini.
Escluso che la grande musica abbia l’effetto di un bromuro o di un’anestesia, è più giusto pensare che si tratti di un semplicissimo effetto rilassante. Da quando l’uomo viene al mondo, la musica gioca sulla sua psiche un ruolo lenitivo e calmierante. Ci sarà un motivo se il primo tentativo di ogni mamma disperata, col pupo in braccio che piange come un disperato, è proprio una dolce canzone a mezza voce. E ci sarà sempre un motivo, probabilmente lo stesso, se persino nelle stalle moderne si irradia la filodiffusione, con sensibili e indiscutibili aumenti nella produttività della vacca da latte.
A tutte le età, la musica ha un potere mitigante. Placa le pulsioni, lima gli spigoli del nostro animo agitato, irradia calma e serenità. Adesso forse è un po’ in calo, ma nessuno ha dimenticato la grande moda della musica new-age, proposta al mondo come balsamo miracoloso contro le tensioni moderne. Forse in quel fenomeno c’era molto di finto e di commerciale, ma sul tema c’è poco da ironizzare. Risulta persino una scuola di psichiatria che sta ottenendo risultati eclatanti con la musicoterapia, applicata sulla disabilità mentale e sugli squilibri in genere dei nostri complessi meandri cerebrali. Poche discussioni: tirando le somme, nella storia degli umani ha dato più benefici la musica del valium.
Tornando invece al mondo animale: visto che la musica ha effetti così evidenti sulle vacche da latte, gli inglesi ci stanno provando anche sugli hoolingans da metropolitana. Il fenomeno del teppismo sotterraneo è ultimamente uno dei più allarmanti nel Regno Unito. Anche da noi, direbbe qualche scippato o qualche taglieggiato italiano. Eppure, a Londra di più. Dopo vari tentativi, la decisione di buttarla in musica. Il tentativo, spiegano i consulenti della «Tube», è «diminuire lo stress e contrastare i comportamenti antisociali». Là dove non bastano venti colpi di manganello, possono bastare sette note. Non è una manovra complicata: la musica viene diffusa utilizzando selezioni programmate sui moderni lettori «Mp3», con l’accortezza di scegliere brani indicati per ogni singola stazione. Costo dell’intera operazione anticrimine, 37mila euro. Per Londra, una mancia.
Dalla prima stazione di Elm Park, il fiume in piena della musica immortale sta per invadere tutte le zone difficili della capitale, soprattutto nell’area East. Tra le proposte risultate più efficaci spiccano il Concerto per due mandolini in Do di Vivaldi, il Requiem di Verdi, la Bohème di Puccini e l’Ave Verum Corpus di Mozart. Stranezza del caso: non risultano brani di Pupo.
Come ha più volte detto, Blair nutre ambizioni alte: ricostruendo la scuola, vuole seminare l’educazione tra i connazionali. Ma è evidente a tutti come il progetto richieda un arco d’impegno piuttosto esteso, almeno un paio di generazioni. Nel frattempo, servono interventi tampone. Noi potremmo sparare in metropolitana interi brani del Bon Ton di Lina Sotis, sicuri che magari non servirebbero ad inculcare le buone maniere nei trucidi e nei coatti del sottosuolo, ma che comunque risulterebbero un anestetico più potente della musica classica. Gli inglesi, notoriamente meno crudeli di noi, si fermano ai miti dell’arte. I risultati sono incoraggianti: anche i «trucidies» e i «koatties» londinesi, ma persino gli stressati gentlemen che perdono il controllo per una precedenza alla porta d’ingresso, misteriosamente si ammansiscono se il loro animo è toccato dalle segrete corde dell’armonia. Senza costi esorbitanti e innovazioni ardite, anche le bombe sociali più pericolose perdono parecchio del potenziale esplosivo. È una bellissima soluzione, che forse un giorno investirà l’intero pianeta terra. Resta sospesa solo una curiosità, puramente sperimentale: perché non provare una volta, con rapido cambio di programmazione, a sostituire Mozart e Vivaldi con «heavy-metal» e suadenti melodie da raduno «rave»?
Cristiano Gatti