«Multe, è illecito far pagare ai cittadini le spese di notifica»

Un giudice di pace di Milano solleverà l’eccezione alla Corte Costituzionale: nel mirino gli 11 euro che vengono richiesti a chi riceve per posta l’infrazione

Stefano Zurlo

da Milano

Undici euro nel mirino della Corte costituzionale. Sono gli 11 euro delle spese che accompagnano le multe. A Milano e in molti altri comuni d’Italia. Spese di accertamento e di notifica, come ritualmente viene spiegato ai cittadini che devono pagare. Per Pompeo Menichella, giudice di pace a Milano, questi costi sono sproporzionati e, almeno in parte, immotivati. Le norme che li giustificano, alcuni articoli del codice della strada, cozzano o potrebbero cozzare contro alcuni principi della nostra Carta fondamentale. Dunque, il problema verrà studiato dalla Consulta.
È stato l’avvocato Ermanno Gorpia, in un banalissimo procedimento milanese, a sollevare la questione; il legale si è trovato fra le mani una contravvenzione per il più comune degli illeciti amministrativi: il divieto di sosta. Un’infrazione commessa in una via della città circa un anno fa, il 19 agosto 2004. Una multa di 33,60 euro (oggi, con gli ultimi aggiornamenti, sarebbero 35 euro), più 11 euro per le canoniche spese di notifica e accertamento. Gorpia ha fatto due calcoli elementari, sommando gli 11 euro ai 35 per un totale di 46 euro, e ha concluso che una delle due voci strideva, specialmente in rapporto all’altra: «Non ho nulla da obiettare - spiega l’avvocato - sulla multa, ma trovo inaccettabile che l’utente debba pagare i costi aggiuntivi di ben 11 euro, pari a circa un terzo della contravvenzione. La cifra è spropositata. E non sono nemmeno chiaro come si arrivi ad una quantificazione così importante. In ogni caso non trovo una legge che mi spieghi perché devo pagare 11 euro».
Secondo questo ragionamento le norme del codice della strada violano alcuni articoli della Costituzione: «La multa - scrive Gorpia nel suo ricorso - deve sottostare a criteri di proporzionalità e adeguatezza, ricavabili dall’articolo 3 della Costituzione. D’altra parte l’entità dell’imposizione di spese sfugge a qualunque controllo di legittimità, in quanto la precisazione del loro ammontare è affidata a parametri del tutto arbitrari, ponendosi così in contrasto con l’articolo 23 della Costituzione che richiede la predeterminazione della prestazione patrimoniale e la sua certezza».
Qui, invece non sarebbero chiari i passaggi che portano a formulare la richiesta standard di 11 euro. Una cifra né predeterminata né certa. Gli 11 euro costituirebbero un costo in qualche modo apodittico, insindacabile, arbitrario. «Gli 11 euro - ribatte il vicecomandante dei vigili urbani milanesi Emiliano Bezzon - coprono le spese vive che il Comune di Milano e tanti altri comuni devono sostenere per individuare gli automobilisti multati e per avvisarli che devono pagare». Un procedimento così costoso? Bezzon non ha dubbi: «Dobbiamo conteggiare le spese per la stampa del verbale e il suo invio al cittadino con il sistema della doppia raccomandata. E poi dobbiamo calcolare i costi dell’individuazione del proprietario dell’auto multata: per risalire dalla targa al nome dobbiamo interrogare la Banca dati della Motorizzazione civile a Roma che ha le sue tariffe. Non a caso - aggiunge il vicecomandante della polizia municipale - gli 11 euro rappresentano un costo fisso in molti comuni d’Italia. Può darsi che le spese di accertamento e notifica siano inferiori nei piccoli paesi, ma c’è un motivo: lì si fa tutto a mano».
A Milano un milione di multe viene contestato attraverso la raccomandata, ma anche a Roma e negli altri grandi centri i numeri sono enormi. «Non è vero - è la conclusione di Bezzon - che il Comune faccia cassa con questo sistema, il Comune non ricava da questa trafila nemmeno un centesimo e poi dobbiamo considerare i casi in cui il cittadino non risponde. Quei costi ricadono sulla pubblica amministrazione».
Per il giudice però il ragionamento dell’avvocato Gorpia dev’essere approfondito. Alla prossima udienza verrà formalizzata l’eccezione di costituzionalità relativa a tre articoli del codice della strada: fra questi il 201 comma quarto, che pone le spese a carico del multato.