Il muro che si sgretola

Un segmento alla volta e il muro di menzogne intorno all'invito a comparire recapitato al presidente Berlusconi direttamente dal Corriere della Sera, il 22 novembre 1994, via via si sgretola e, forse, fra qualche anno, quando non ci saranno più intoccabili, potremmo anche avere tutta la verità, niente altro che la verità.
Chi scrive, costretto a trascorrere la vita nelle aule dei tribunali, proprio per aver cercato di ricostruire la tecnica dello schiaffo di Napoli e l'annesso giallo dello «scoop», si sente umanamente ripagato da ogni nuova «rivelazione».
Nel gennaio di quest'anno, meglio tardi che mai, l'ex procuratore Gerardo D'Ambrosio, rompendo la favola bella del pool sempre d'amore e d'accordo, disvelò a chiare lettere la sua contrarietà, rispetto a Borrelli, ad inviare l'avviso di garanzia proprio nei giorni in cui Berlusconi presiedeva il vertice patrocinato dall'Onu sulla lotta alla criminalità organizzata.
Adesso, un libro fresco di stampa (cfr. M. Lo Vetere, «Tredici giornalisti/La professione raccontata da chi la fa», Bonanno editore), attraverso l'autorevole testimonianza di Alessandro Sallusti, allora nella cabina di comando del Corsera, fa giustizia di un cumulo di bugie, di depistaggi e di dissimulazioni.
Sallusti, ad esempio, svela che il 21 novembre 1994, alle ore 20 e 30 circa, l'atto giudiziario era a disposizione, in fotocopia, della redazione di via Solferino.
E il prezioso reperto venne immediatamente mostrato al direttore Paolo Mieli, il quale s'emozionò e s'eccitò visibilmente, benché la notizia dell'avviso gli fosse già nota da almeno quattro ore.
La notizia del cartaceo giunto al Corsera sino ad oggi era stata un sussurro circolato nell'ambiente giornalistico, tant'è che ne parlai, mi pare nel 1997, con Bruno Vespa, irritato per le «favole» raccontategli dai giornalisti Buccini e Di Feo.
La «voce» fu , peraltro, sempre smentita seccamente anche sotto giuramento, vedi la testimonianza di Paolo Mieli al mio processo di Cles (cfr. «Storia di un processo politico», Mondadori 2003, pag.141): «No, mai visto nessun documento di questa storia...».
Con questa nuova tessera possiamo così rivedere la cronologia dello scoop:
21 novembre 1994:
- l'invito a comparire viene digitato sul computer del pm Davigo dalle ore 13.02’23” sino alle ore 13.34’08”;
- è stampato alle ore 13.45’05”;
- il terminale è scollegato alle ore 13.46’24”;
- una o due ore dopo, due giornalisti, uno sicuramente del Corsera, ne sono al corrente;
- il direttore Mieli è informato alle ore 16 e 30.
- la fotocopia, due pagine, giunge in redazione intorno alle 20 e 30.
Ora, la domanda delle cento pistole: chi fornì al Corriere della Sera la notizia pomeridiana e chi le fotocopie? Fu la stessa persona?
E cosa spinse la fonte o le fonti a tale impresa?
Anche qui, nessuna certezza, ma «voci» in attesa di essere confermate, quando tutti i reati, compresa la falsa testimonianza di una o più persone, saranno estinti.
Che dire? La vicenda di Napoli più si arricchisce di particolari e più dà la nausea.