Musica vietata in classe A Firenze un altro bimbo vittima del papà islamico

La bambina con le cuffie di Reggello non è l’unica. Lei che viene costretta dal padre a mettere dei tappi nelle orecchie per non ascoltare la lezione di musica non è sola. Le note un po’ stonate di un flauto dolce che diventa musica da infedeli, da maledire, da vietare, sono già state un problema. Questa volta la soluzione è stato tappare le orecchie alla bimba, quattro anni fa un alunno di Pian di Scò, a pochi chilometri da Firenze, veniva fatto uscire dall’aula: esiliato dall’ora di musica perché per lui era materia impura.
Complice - allora come oggi - la scuola. Dall’altra parte un uomo che non fa sconti, che non vuole sentire ragioni. «O così o niente. O così o mia figlia a scuola non ci viene più», ha detto il padre di Reggello. Frasi identiche dell’altro genitore: «O trovate una soluzione oppure a scuola il mio bambino non lo mando più».
Hanno vinto loro, i padri padroni, i fanatici, quelli che non mediano perché tanto sanno che alla fine la spuntano loro. E infatti le insegnanti hanno ceduto. Con i tappi alle orecchie una volta, con l’esonero l’altra. Bambini esiliati, fatti sentire diversi. Ogni volta che si presenta l’insegnante di musica uno corre via, l’altra si mette la cuffia. Allontanati e isolati dal resto dei compagni. «Le istituzioni sono state sconfitte», ripete il consigliere Costantino Ciari. «Ma noi non ci arrendiamo, andiamo avanti, vogliamo combattere questa mentalità, questo buonismo all’italiana che ci fa male, che danneggia anche questi bambini che a scuola invece vorrebbero andare come tutti gli altri». Eppure Ciari sembra solo. Perché neppure in quel caso nessuno si oppose? Perché il preside della scuola non riuscì a difendere il diritto all’istruzione per quel ragazzino?
L’ora di musica non è come l’ora di religione, è una materia obbligatoria prevista dal programma. Non si può evitare. «Non può passare questo concetto. Chiudere un occhio significa far vincere l’integralismo, e non dobbiamo permettere - dice la parlamentare Souad Sbai. Questo è razzismo, possibile che non se ne sia accorto nessuno? Ma che fine faranno questi ragazzi che crescono nell’integralismo più cupo? Che futuro avrà la bambina in quella famiglia?». Eppure i genitori davanti alla scuola media di Reggello restano imperturbabili. «Ma come, se ne parla ancora?», dice una mamma. «Facevo parte del consiglio d’Istituto - spiega un’altra- e la soluzione di tapparle le orecchie proposta dalla preside fu votata all’unanimità. Sembrava un ottimo compromesso: lei era isolata e tutti erano contenti». Questi sono solo due casi, ma quanti ce ne sono in Italia?