Il Musico leonardesco si concede una vacanza romana (dopo 500 anni)

L'esedra del Marc'Aurelio offre al pubblico dei visitatori dei Musei Capitolini l'unico ritratto maschile di mano di Leonardo. L'opera rimarrà nella Capitale fino al 27 febbraio

Dopo cinquecento anni, il Musico intraprende il suo primo viaggio. La meta della sua gita fuori dalla cerchia dei Navigli è la Città Eterna. Della capitale, l'unico ritratto maschile di Leonardo da Vinci, sceglie però una cornice particolare, altamente simbolica e sicuramente di enorme prestigio. Da domani il pubblico dei Musei Capitolini avrà infatti un capolavoro in più da ammirare. Fino al 27 febbraio l'esedra del Marc'Aurelio ospita la celebre tela leonardesca che proviene dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Per l'unico ritratto maschile di Leonardo giunto fino a noi è stato immaginato un allestimento scenografico speciale che incastra l'opera in una specie di piccolo e stretto sipario che lascia la tela a giusta distanza dall'osservatore che la può ammirare come se fosse sporto da una finestra a guardare dentro un ambiente ovattato e carico di suggestione.
La genesi della tavola raffigurante il Musico appare assai controversa, anche se ormai i maggiori studiosi del genio vinciano sono concordi nel sostenere l'autografia dell'opera, considerata precocissima, della prima maturità di Leonardo. Parimenti problematica è stata l'identificazione del personaggio raffigurato. Dopo aver passato in rassegna tutti i principali musicisti e maestri cantori coevi nel Duomo di Milano, la critica ha optato per Atalante Migliorotti, l'amico musicista che aveva seguito Leonardo da Firenze a Milano prima del 1484 e il cui ritratto è citato dall'artista stesso in un elenco di opere redatto in un foglio ora nel Codice Atlantico.
La «vacanza romana» del Musico è una sorta di preambolo della grande mostra che chiuderà a Roma i festeggiamenti per il 150° anniversario dell'unità d'Italia. A dicembre prossimo, infatti, la capitale ospiterà una grande esposizione che metterà a confronto due geni del Rinascimento del calibro di Michelangelo Buonarroti e lo stesso Leonardo da Vinci. Come a dire che per celebrare la nostra italianità bisogna innanzitutto andare alla radice di quel valore identitario che si fonda sull'esempio e sulla traccia dei grandi protagonisti del nostro Rinascimento (forse l'epoca più feconda per il genio italico).