Musso: ben venga l’Udc, ma alle nostre condizioni

(...) per rimettere in piedi l'Italia, ma impopolari e spesso gravosi per alcune o molte categorie. Indispensabile, dunque, una seria politica delle alleanze che allarghi i confini del costituendo Pdl a soggetti che oggi non ne fanno parte, a cominciare da un ex alleato storico come l'Udc.
Autorevoli risposte hanno già fornito cruciali indicazioni sia organizzative (unifichiamo i gruppi consiliari, dotiamoci di un'organizzazione degna di una forza politica, rafforziamo e rendiamo più capillare la presenza sul territorio, e così via) che «partitiche» (allargare il perimetro, non solo all'Udc, ma ad altri, inclusi transfughi di diverse formazioni più o meno allo sbando).
Tuttavia il tema delle alleanze non si può affrontare solo a priori: dentro questi, fuori quelli, quegli altri vediamo. Una squadra di calcio che, all'inizio del secondo tempo, abbia bisogno di segnare un gol per passare il turno non deve catapultarsi disordinatamente nell'area avversaria tentando di trovare lo spiraglio giusto. Manca tempo al fischio finale: conviene costruire meno e migliori azioni. Tanto più che la squadra non è in svantaggio, e occorre se mai un gol per mettere al sicuro il risultato. «Costruire l'azione» significa preoccuparsi di «per che cosa» stare insieme. Altrimenti si corrono due rischi. Primo: stringere alleanze e poi litigare, quando ci si rende conto di volere cose diverse. Secondo: tralasciare soggetti ritenuti distanti sulla base di un «pregiudizio» politico, e che invece oggi possono essere più vicini, negli obiettivi, di quanto comunemente non si creda.
Il risultato sarà un'alleanza potenzialmente più vasta, e sicuramente anche più solida, perché fondata non su un accordo elettorale («mettiamoci insieme per vincere», come faceva la sinistra prodiana), ma sulla condivisione, se non totale almeno prevalente, di obiettivi e strumenti.
Per fare questo si deve partire da un programma, e dai valori di riferimento nella visione dell'economia, della società e della politica. Definire quindi un obiettivo di sviluppo della Liguria nel contesto italiano e soprattutto europeo. Individuare i vantaggi competitivi dell'economia ligure su scala globale. Mettere a punto gli strumenti normativi (leggi regionali) e gestionali (organizzazione del territorio e dei servizi di competenza regionale, come trasporti, formazione, sanità) con cui raggiungere gli obiettivi. Infine, viene il confronto politico. E non solo con i vicini di casa come l'Udc. Ma con tutti quelli che, provenendo da diverse storie e famiglie politiche, quei valori, programmi e strumenti oggi condividono. Anche singole persone, soprattutto se autorevoli punti di riferimento per l'opinione pubblica, che ne ha abbastanza di contrapposizioni fini a se stesse, e vuole vedere le donne e gli uomini migliori lavorare insieme per costruire il futuro della comunità. Contrapponendosi, questo sì, a chi non lo vuole perché preferisce la conservazione dei grumi di interessi esistenti e consolidatisi in decenni di malapolitica.
*senatore del Popolo della libertà