Musso risveglia Genova e vuole metterla in luce

Il suo braccio alzato da Silvio Berlusconi davanti a una piazza Matteotti gremita di sostenitori alla «Festa delle libertà» ha consacrato il legame che si è consolidato giorno per giorno con le forze politiche, ma soprattutto con la gente: i cittadini genovesi ancora una volta hanno visto in lui, Enrico Musso, il candidato sindaco del centrodestra all’altezza dei compiti - immani - che attendono il capo della giunta di Tursi per invertire la tendenza dopo anni di malgoverno della sinistra.
Una bella responsabilità, vero, professor Musso?
«Ne sono sempre stato consapevole. Ma l’entusiasmo che ho riscontrato nei miei confronti, e soprattutto nei confronti del mio programma mi ha sostenuto enormemente in questi mesi di campagna».
Alla base di ogni progetto di governo dell’amministrazione locale c’è una precisa idea di città. Purché non si limiti a una strategia a lungo termine.
«La visione strategica è l’obiettivo finale, le esigenze contingenti riguardano la macchina che serve per raggiungerlo. Bisogna rendere le scelte contingenti coerenti con un obiettivo strategico. E questo è la rinascita dell'economia genovese, capace finalmente di attrarre investimenti, turismo, risorse intellettuali, ma anche più ricca, per affrontare in modo adeguato le situazioni di disagio e di disequilibrio così frequenti nell'era della globalizzazione. Le scelte contingenti devono portare progressivamente alla completa ristrutturazione della macchina comunale, rivolta da un lato ad aumentarne l'efficienza e quindi ridurre i costi, le tariffe, le tasse; dall'altro a migliorare la qualità dei servizi. Una città bene amministrata e in cui si vive bene è il più forte motore di una rinascita dell'economia»
Lei ha insistito, in particolare, su occupazione, imposte locali, sicurezza. Le priorità più sentite.
«Non dimentichiamo che Genova ha perso negli ultimi trent'anni un terzo dei suoi posti di lavoro e dei suoi abitanti. Il problema dell'occupazione si affronta innanzi tutto con la capacità di assicurare un terreno efficiente - dal punto di vista spazi, infrastrutture, fiscalità, servizi alle imprese, servizi alle persone, qualità della vita e dell’ambiente - per creare o attirare attività di impresa, investimenti, opportunità di lavoro. E in una città con più imprese, più lavoratori e più giovani, potrà ridursi la pressione fiscale comunale».
A cominciare da uno «sconto» sull’Ici.
«La prima e più significativa riduzione fiscale va operata sull'Ici prima casa, una iniqua imposta patrimoniale che colpisce un bene di prima necessità, prescindendo dal reddito».
Rimane da dire sulla sicurezza: Genova non è un modello...
«È un problema crescente, al contrario di chi sostiene che non è particolarmente grave a Genova (salita invece al quarto posto nella classifica italiana dei reati ogni 100 abitanti). Sbagliato anche pensare che il Comune abbia poche competenze. Voglio istituire un assessorato alla sicurezza, trasferire circa 170 agenti di polizia municipale dal controllo della circolazione e della sosta al presidio del territorio, utilizzando le telecamere "intelligenti" nei quartieri più a rischio».
E la sua proposta di piano energetico della luce?
«La realizzazione del Piano Energetico della Luce consentirà di valorizzare l’ambiente urbano, migliorare la qualità della vita, usare razionalmente l’energia. Sarà considerato come criterio con cui progettare e normare, ogni intervento della luce. È il caso del centro storico, dei carruggi, al buio anche di giorno: questo influisce in parte sulla percezione di insicurezza dei cittadini. Grazie a una buona illuminazione urbana, si avrà una migliore percezione dell’architettura, e di tutti i luoghi in cui la sensazione di sicurezza è fondamentale. La luce diventa un elemento attivo della strategia della sicurezza e aiuta a prevenire fenomeni di criminalità e anche di degrado».
Lei è docente universitario ed esperto di infrastrutture. È ancora il caso di insistere per realizzarle, nonostante i freni dell’attuale governo?
«A Genova servono ormai da anni alcune infrastrutture essenziali, soprattutto di trasporto: il nuovo nodo ferroviario, il terzo valico, il nodo autostradale (le gronde di Ponente e di Levante), l'espansione del porto, oltre alle infrastrutture urbane come la metropolitana o il tunnel subportuale, e ad alcune non trasportistiche (come l'inceneritore o gli adeguamenti della rete idrica). Ci sono, evidenti, le colpe del governo Prodi, ma gli enti locali genovesi sono venuti meno al ruolo di coordinamento dei diversi attori pubblici, privati e sociali, incluse le imprese e le banche, che potrebbero dar luogo alle grandi trasformazioni del territorio».
È l’ora di cambiare registro.
«Direi meglio: anche a Genova è arrivato il momento di svegliarsi. Propongo a questa città di unire persone e forze diverse per fare qualcosa di grande insieme».
La ricetta, in sintesi.
«Far rinascere una città che per bellezze naturali, ambientali e climatiche, patrimonio storico, tradizioni e cultura economica e produttiva, potrebbe essere una città ideale nell’Europa del XXI secolo; far ripartire il lavoro attraverso il porto, l’alta tecnologia, l’economia della cultura e della conoscenza; aiutare i più deboli e gli ultimi valorizzando, con la sussidiarietà, il volontariato e le associazioni del terzo settore; accogliere meglio di oggi gli immigrati, senza illudere che qui c’è posto e lavoro per tutti; rendere efficienti i servizi aprendo al mercato, nell’interesse dei cittadini; ridare speranza ai giovani di restare in questa città e dare a tanti giovani d’Italia e d’Europa la possibilità di venire a sviluppare le loro idee, la loro creatività, le loro imprese, perché Genova torni ad essere, come è stata, una città internazionale dove si progetta il futuro».