Mutui, dati Bankitalia: "I tassi più alti al Sud" E' scontro sui salari

Mutui per la casa e finanziamenti alle imprese sono più cari al Sud. Record in Puglia. Continua lo scontro sulle gabbie salariali: <strong><a href="/a.pic1?ID=373276">no di Confindustria e Triplice</a></strong>

Roma - Un mutuo per la casa o un finanziamento all’impresa continua a restare più caro al Sud, con tassi superiori a quelli concessi al Centro-Nord. Secondo quanto si ricava dagli studi di Banca d’Italia sulle economie regionali, riferiti al primo trimestre 2009 e corretti per gli effetti delle cartolarizzazioni inoltre, la crescita dei prestiti a famiglie e imprese al Mezzogiorno, seppure in rallentamento, rimane su valori più alti del resto del paese. Il tasso annuo effettivo globale sui nuovi prestiti a medio e lungo periodo (Taeg), tuttavia, presenta valori più elevati con una punta massima del 4,96% in Puglia (il valore più alto a livello nazionale) contro il minimo del 3,9% raggiunto in Piemonte.

Il divario tra Nord e Sud Un mutuo per la casa o un finanziamento all’impresa continua a restare più caro al Sud con tassi superiori a quelli del Centro-Nord. È quanto si ricava dagli studi di Banca d’Italia sulle economie regionali riferiti al primo trimestre 2009 e corretti per gli effetti delle cartolarizzazioni secondo cui la crescita dei prestiti a famiglie e imprese al Mezzogiorno, seppure in rallentamento, rimane su valori più alti del resto del paese. Il tasso annuo effettivo globale sui nuovi prestiti a medio e lungo periodo (Taeg) tuttavia presenta valori più elevati con una punta massima del 4,96% in Puglia (il valore più alto a livello nazionale) contro il minimo del 3,9% raggiunto in Piemonte. La forbice media oscilla fra lo 0,4 e lo 0,6 per cento, inferiore rispetto al divario di oltre un punto raggiunto nel corso del 2008 ma più o meno stabile in confronto al dato di inizio anno.

Elevato costo del credito Uno dei fattori del maggior costo è spiegato in un altro occasional paper pubblicato sul sito della Banca d’Italia, i cui risultati mostrano che dove il tasso di criminalità è più elevato il costo del credito è più alto, la richiesta di garanzie reali è maggiore e le imprese ricorrono in misura inferiore ai prestiti autoliquidanti, prevalentemente anticipi su fatture, e in misura maggiore ai prestiti in conto corrente. Per lo studio, che non riflette necessariamente le convinzioni di Via Nazionale, l’impatto della criminalità sul debito è da calcolare in circa 30 punti base.

I nuovi flussi Le regioni del Sud, pur presentando un quadro piuttosto differenziato al loro interno, presentano un altro denominatore comune: la crescita dei flussi di nuove sofferenze, un fenomeno su cui la Banca d’Italia a livello nazionale ha più volte lanciato un allarme in questi ultimi mesi a causa del perdurare della crisi economica. Nella regione Campania ad esempio i prestiti a marzo 2009 sono cresciuti del 5,7% rispetto all’anno precedente e in deciso rallentamento nei confronti di fine 2008 quando segnavano un +7%. A frenare sono state soprattutto le famiglie (+6,9%) mentre per le imprese "si sono manifestati alcuni segnali di inversione di tendenza" con un aumento del 5,1% a fronte del 4,2% della fine dello scorso anno. Qui il tasso sui prestiti a medio e lungo termine registrato dalla Banca d’Italia è del 4,76%, che si accompagna al 4,9% della Sicilia e al 4,91% della Calabria. Al contrario in Lombardia il Taeg medio sullo stesso tipo di operazione è risultato del 4,2%. Nella regione locomotiva d’Italia i prestiti sono saliti del 3,4% con una decelerazione "più marcata per le imprese che per le famiglie" e soprattutto alle società finanziarie.