Napoli, 800 milioni buttati nei rifiuti

nostro inviato a Napoli
Buttare i soldi nella spazzatura. Anzi, come dicono da queste parti, all’ombra del Vesuvio, nella «monnezza». Per giorni anche noi abbiamo fatto lo slalom, districandoci assieme ai napoletani e ad altri cento, mille turisti, tra i sacchi della monnezza, accatastati lungo le strade e addosso ai monumenti di questa città. Per giorni abbiamo letto e ascoltato i proclami del governatore Bassolino e dei suoi colonnelli che hanno promesso, assicurato, e regolarmente annunciato, la fine di un’emergenza che probabilmente non finirà mai. Ma in quei proclami, in quelle assicurazioni rassicuranti, non c’è stata mai una parola sulla quantità di denaro pubblico finita nelle discariche a cielo aperto sparse per la Campania.
Parla di «incapacità gestionale e politica» il parlamentare di Forza Italia, Paolo Russo, presidente della commissione bicamerale sui rifiuti. E puntualmente ricostruisce una storia che è cominciata a deragliare, guarda caso, quando il governatore Bassolino si è calato nella parte e nel ruolo del commissario straordinario per far fronte all’emergenza rifiuti. Bisogna andar indietro di almeno quattro anni e giungere fino al marzo del 2004, data in cui il governatore si è arreso e ha lanciato un sos al governo centrale. Nel frattempo? Nel frattempo i conti non tornano e non torneranno mai più.
Due esempi illuminanti fanno capire come, per quest’emergenza rifiuti, il presidente della Regione Campania e la sua giunta si siano e si stiano ancora prodigando con generose elargizioni di denaro pubblico. «Sono stati spesi 800 milioni di euro - denuncia Russo - per l’acquisto di un migliaio di automezzi nell’ambito del piano dedicato alla raccolta differenziata. Ma questi automezzi non sono mai stati usati. Alcuni sono ancora parcheggiati in buon ordine nei garage regionali. Altri sono usciti per fare il classico giro dell’isolato e poi sono rientrati. Altri, e siamo al grottesco, sono letteralmente spariti nel nulla. Rubati». E «potrebbero - come ipotizza ancora Russo - essere già andati ad ingrossare il parco mezzi di molte imprese parallele, società dai contorni e dal capitale non proprio cristallini in termini penali». Qualcuno, come ingenuamente abbiamo fatto noi, potrebbe obiettare che forse gli automezzi tanto costosi e tecnologicamente avanzati che la Regione Campania ha provveduto ad acquistare con invidiabile tempismo, sono rimasti fermi e inutilizzati perché, magari, mancavano gli autisti e gli uomini che avrebbero costituito il team di ramazzatura. Niente di più sbagliato. Gli uomini ci sono e, sulla carta, sono sufficienti per far fronte a tutte le emergenze rifiuti prossime venture. Persino quelle che dovranno affrontare i nipoti e i bisnipoti dei napoletani attualmente iscritti all’anagrafe. Ce ne sono 2300, per l’esattezza, di uomini. Regolarmente assunti a tempo indeterminato dal governatore Bassolino e dalla sua giunta, con il contratto dei lavoratori della Federmeccanica (qualcuno ci dovrebbe spiegare perché) che prevede quattordici mensilità annue e comporta per la collettività un costo totale, a singolo lavoratore, di venticinquemila euro all’anno. Che sarebbero tanto o poco, a seconda dei punti di vista se i lavoratori assunti, lavorassero e non se ne stessero lì con le mani in mano, in attesa di ecoballe che non si possono incenerire, o di centri di smaltimenti come quelli di Santa Maria La Versa che vengono chiusi e sequestrati dalla magistratura, perché ritenuti non idonei. Pensate: oltre duemila persone che vengono pagate per non far niente, visto che non possono nemmeno spolverare gli automezzi. Perché, nuovi di zecca, quegli automezzi stanno sparendo a poco a poco.
Fin qui i conti conosciuti. Conosciuti e denunciati al centesimo dal deputato azzurro Paolo Russo, ma quello che il parlamentare definisce il «fallimento gestionale di Bassolino e della sua giunta» ha generato e continua a generare un indotto di sprechi forse ancora più preoccupante. Preoccupante perché, piegate dall’emergenza, molte amministrazioni locali sono state costrette in queste ore a stipulare contratti con interlocutori di dubbia trasparenza che hanno prontamente dato in affitto aree per lo stoccaggio dei rifiuti. Tonnellate di spazzatura, o monnezza che dir si voglia, che attendono di essere smaltite chissà quando e chissà dove. E che sono state prese in consegna da aziende di raccolta parallele e riversate aree agricole che sono state trasformate, dai chiacchierati proprietari, in discariche abusive. In totale qualcosa come tre milioni di balle di rifiuti ammonticchiate in centinaia di aree. «Perché - come ricorda Russo - occorrono al momento qualcosa come 40mila ettari di terreno per accogliere tutti i rifiuti che non possono essere smaltiti». Il risultato è che quand’anche venisse aperto il primo termovalorizzatore, previsto da qui a diciotto mesi (ma i lavori sono fermi) e quand’anche venisse dato il via alla costruzione del secondo promesso dall’amministrazione Bassolino, quella montagna di rifiuti richiederebbe quarant’anni per venir smaltita.
L’ultima assicurazione è che «entro cinque giorni almeno a Napoli la situazione tornerà normale». Parola di Rosa Russo Jervolino. «Normale» equivale a dire che forse questi sacchi puzzolenti, accatastati ovunque, spariranno per venire impilati in altre ignote o notissime località. Così, a Napoli, una volta tolte le montagne di rifiuti, i turisti potranno persino rivedere il mare e i contorni di un golfo mozzafiato. E saremo tutti più tranquilli grazie ad una certezza: l’unica cosa che è stata incenerita fino ad oggi in Campania è il denaro. Il denaro di tutti.
Gabriele Villa