Napoli, Tarantini interrogato dai pm: "Il Cav mi ha dato i soldi spontaneamente"

Nel suo memoriale difensivo Tarantini ammette di aver ricevuto denaro dal premier ma solo come gesto di &quot;liberalità&quot; per le difficoltà economiche in cui si trovava. <strong><a href="/interni/i_punti_oscuri_nellinchiesta_che_getta_fango_cavaliere/03-09-2011/articolo-id=543389-page=0-comments=1">I punti oscuri dell'inchiesta</a></strong>. Il pm di Bari <strong><a href="/interni/ricatti_premier_laudati_chiede_ispezione_il_ministro_palma_valuteremo/laudati-ministro_giustizia-lavitola-tarantini-procura_bari/03-09-2011/articolo-id=543568-page=0-comments=1#commenta">Laudati: &quot;Su di me falsità. Ho chiesto un'ispezione&quot;</a></strong>

Napoli - Si è concluso intorno alle 16 l’interrogatorio di garanzia per Gianpaolo Tarantini e la moglie Angela Devenuto, indagati a Napoli per una presunta estorsione ai danni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L’interrogatorio è cominciato dopo le 10 ed è durato, quindi, circa sei ore. I tre pm della procura di Napoli, Woodcock, Curcio e Piscitelli, hanno lasciato la casa circondariale di Poggioreale. Woodcock si è limitato a dire: "È stato un interrogatorio lungo. Non posso dire altro".

Tarantini in un memoriale consegnato ai pm ammette di aver ricevuto danaro dal premier ma puntualizza, così come sostenuto da Berlusconi, che si trattò di un atto di "liberalità". L'imprenditore pugliese avrebbe ricevuto dal premier, tramite Lavitola, un appannaggio mensile di 20mila euro fino allo scorso luglio; il danaro era ritirato dalla moglie, Angela Devenuto, presso gli uffici dello stesso Lavitola in via del Corso. Tarantini afferma anche di aver chiesto a Berlusconi un prestito di 500mila euro per avviare un’attività imprenditoriale; il premier avrebbe acconsentito a tale richiesta, ma l’imprenditore si dice convinto che la somma sarebbe stata trattenuta da Lavitola. Tarantini nega di avere estorto danaro al premier e ribadisce di aver chiesto aiuto a Berlusconi per le difficoltà economiche in cui si trovava.

"A mio carico - spiega Tarantini - oltre alla mia famiglia, composta da mia moglie e da due bambine di due e sette anni, vi è quella di mio fratello, composta da moglie e figlio, nonchè la mia anziana madre vedova. Peraltro ho numerosi debiti personali lasciati a Bari che non ho potuto onorare". Tarantini esprime dispiacere per aver coinvolto Berlusconi nello scandalo: "Ribadisco che egli è completamente estraneo avendo io retribuito le ragazze che venivano ospitate presso la sua abitazione a sua assoluta insaputa". 

"Avevo timore che una mia eventuale uscita dal processo - spiega ancora Tarantini un suo colloquio con Lavitola durante il quale disse di non essere d’accordo con l’ipotesi di patteggiamento che gli era stata prospettata in relazione al processo di Bari sulle escort - avrebbe potuto determinare una caduta di attenzione da parte del presidente per le mie vicende. Mi rendo conto - aggiunge l’imprenditore - della puerilità del mio agire, avendo in quel momento anche dubitato della spontaneità e generosità del presidente, però occorre sottolineare che all’epoca io ero ancora in attesa del finanziamento di 500mila euro che mi era stato promesso".