Napoli, temi choc: "Bruciare i campi rom"

Gli scolari dai 9 agli 11 anni giustificano il raid con le molotov che due settimane fa ha distrutto la favela di Ponticelli: "Non andavano via, abbiamo dovuto usare le maniere forti"

Napoli - Hanno tra i 9 e gli 11 anni e c’erano anche loro quando, a Ponticelli, periferia di Napoli, circa quindici giorni fa sono state lanciate molotov e bruciate le baracche dei rom. Quei giorni di proteste e intolleranza, gli studenti di Ponticelli li hanno ricordati in classe. E se c’è chi ha chiesto scusa, qualcun altro nei temi ha scritto: «La gente ha fatto bene a bruciare i campi».

Gli alunni dell’istituto comprensivo San Giovanni Bosco stanno discutendo da giorni su quanto accaduto a pochi metri di distanza dalle loro classi, quando Ponticelli insorse contro i rom dopo che una sedicenne nomade tentò di rapire una bimba di pochi mesi. Gli insegnanti hanno chiesto loro di descrivere cosa hanno provato in temi e disegni. «Hanno fatto bene - ha scritto Giuseppe - visto che non se ne sono andati con le buone, abbiamo dovuto usare le maniere forti». Ugo: «Non siamo razzisti, ma loro si sono presi troppo la mano e quindi noi abbiamo dovuto incendiare i loro campi». «I residenti - dice Francesco - sono stati eccessivi ma forse hanno ragione perché sono stati lasciati soli». Tra gli alunni c’è anche chi, in qualche modo, chiede scusa, come Grazia: «Se dobbiamo rimediare direi di cercare loro dei posti di lavoro».

Ciò che hanno visto in prima persona o hanno sentito dai loro genitori quando i campi rom venivano presi d’assalto, gli alunni dell’istituto di Ponticelli lo hanno anche disegnato: case in fumo, bimbi che chiedono aiuto, piccoli rom che dicono «ciao italiani, ci rivedremo presto». «Brutte scene» le definisce Anna che, per il problema dei rom individua anche una soluzione: «Gli Stati europei con l’aiuto di esperti dovrebbero creare parchi europei per i rom». «Se vogliono restare non devono rubare, devono rispettare i bambini» sottolinea Katia, mentre Francesca aggiunge: «I rom possono anche restare ma devono lavorare. Non gli chiediamo di fare lavori duri, possono sopravvivere con qualsiasi attività, basta che non sia illegale».