Bancarotta fraudolenta, in tre finiscono ai domiciliari

Incastrati dall'inchiesta della Guardia di Finanza, accusati di aver sottratto beni a una ditta fallita nel 2017 e di aver proseguito l'attività con una nuova azienda

Accusati di aver “svuotato” la vecchia azienda per continuare l’attività con quella nuova, in tre finiscono ai domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta nel Napoletano.

L’operazione porta la firma degli uomini del comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli che, nella giornata di oggi, hanno eseguito tre misure cautelari a carico di altrettante persone. I finanzieri, inoltre, hanno sottoposto a sequestro i conti correnti dei due indagati individuati dall'inchiesta quali gli amministratori di fatto di una società d’abbigliamento che era stata dichiarata fallita un paio di anni fa, precisamente nel 2017.

A incastrare i tre sono state le indagini svolte dai militari del gruppo della Guardia di Finanza di Frattamaggiore, nell’area a nord del capoluogo campano sotto il coordinamento dei magistrati della terza sezione Criminalità Economica della Procura della Repubblica napoletana. Tre uomini sono finiti ai domiciliari: si tratta di un 60enne, un 50enne e di un 56enne dell’hinterland partenopeo. Sono tutti e tre accusati di aver trasferito il patrimonio della vecchia azienda in una nuova ditta, che secondo gli inquirenti sarebbe stata costituita apposta, operante nello stesso settore commerciale, quello dell’abbigliamento. Tutto sarebbe avvenuto a discapito dei creditori della vecchia azienda, poi dichiarata fallita.

Stando agli elementi emersi dagli accertamenti dei finanzieri napoletani, a seguito di una perquisizione nei locali dell’azienda, la vecchia ditta avrebbe continuato a lavorare sotto il “paravento” della nuova. Avvalendosi degli stessi macchinari, dello stesso personale e persino degli stessi locali in cui operava quella fallita. Ma è stato dall’analisi dei movimenti bancari che i finanzieri sono risaliti a una rete di bonifici interpretati dagli inquirenti come atti di sottrazione di beni dal patrimonio dell’azienda a favore dei gestori e delle rispettive famiglie. Bonifici che, stando a quanto ricostruito dai finanzieri, si sarebbero verificati anche prima che venisse avviata la procedura di fallimento dell’impresa. In totale, a finire nel novero dei movimenti sospetti, sono stati bonifici per un importo complessivo stimato in circa 200mila euro, tutti partiti da conti intestati proprio all’impresa fallita.

Per i tre indagati, dunque, è scattata la misura cautelare degli arresti domiciliari con l'accusa di bancarotta fraudolenta e, nel frattempo, i finanzieri hanno posto sotto sequestro conti a carico dei due presunti gestori dell’impresa.

Resta alta l'attenzione della Guardia di Finanza sul fronte dei reati fallimentari, a tutela della correttezza e della salvaguardia dell'economia locale.

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