Le classi ghetto di Napoli

Quando gli edifici scolastici delle periferie diventano ghetti: sempre più spesso la scuola "confina" in alcune sezioni i casi più disperati. Creando maggior degrado invece di arginarlo

La costruzione anni sessanta ha la bruttezza di quasi tutti gli edifici scolastici costruiti in Italia in quegli anni, simile a tutti quelli che si possono trovare a Scampia e nelle periferie napoletane. Da sempre si ripete che la scuola è il punto di partenza per cambiare le cose, eppure è proprio la scuola ad avere enormi problemi irrisolti. In alcuni istituti napoletani esistono ancora le classi ghetto, quelle dove vengono messi i casi disperati. Classi in cui spesso non si fa lezione, ma si tenta almeno di tenere i ragazzi in aula. Nonostante vi siano molti professori estremamente bravi, ve ne sono alcuni che sembrano spesso quasi spaventati dall’aggressività di alunni e genitori e ormai rassegnati, tentano di contenere i ragazzi destinati alle classi ghetto. Spesso sono figli di famiglie disagiate o di camorristi e il corpo docente non sembra preparato a gestire simili situazioni di disagio e violenza.

Un altro problema più sottotraccia è la lotta contro l’assenteismo scolastico, qui il divario tra istituti che funzionano e altri che funzionano meno, nelle stesse periferie napoletane, è molto più elevato. L’assenteismo è tra i più alti in Europa e il calo della natalità ha finito per mettere in crisi la formazione delle classi. Da una parte questo ha creato una corsa tra gli istituti ad accaparrarsi gli studenti, anche tra le categorie più disagiate di italiani e extracomunitari. Situazione che potrebbe essere anche positiva per combattere l’evasione scolastica. Ma chiunque lavora nel sociale non può non rendersi conto che vi sono spesso classi con alunni di cui nessuno ha traccia da anni. Spesso sono extracomunitari che hanno lasciato Napoli e l’Italia e che non hanno comunicato la partenza alla scuola. Alcuni istituti non li depennano sostenendo che la legislazione non sia chiara, altri lo fanno sostenendo che si possa fare grazie all’autonomia scolastica. Certo è che si formano spesso, in alcuni istituti, classi piene di alunni fantasma. Con il ridicolo effetto di trovare gente a quindici anni ancora iscritto alle elementari perché viene bocciato ogni anno, in quanto non frequenta perché nessuno sa dove sia finito.

Un altro problema che spesso si vede è il non rispetto rigoroso della normativa sugli O.d.s, gli atti con cui si dovrebbero segnalare ogni dieci giorni i ragazzi che non vanno a scuola. Anche su questo vi sono scuole più ligie e altre meno.

Sicuramente i migliori istituti di periferia, molto spesso attraverso la rete tra fondazioni e cooperative, riescono ad aiutare tanti ragazzi, almeno per il raggiungimento della terza media. In questi casi il lavoro del docente non si focalizza solo sulle materie, ma anche sull’educazione che parte del basso, per una formazione permanente. In quanto solo attraverso una scoperta delle capacità e delle potenzialità del singolo individuo si potrà davvero raggiungere lo scopo. Ma anche in questo caso, esistono fondazioni e cooperative che funzionano molto bene e altre meno e sarebbe necessario migliorare la filosofia dei controlli statali su come queste realtà vengono scelte. Evitando che possano essere scelte solamente per simpatie politiche, di sinistra, come di destra, per motivi solo ideologici o religiosi, ma scegliendole principalmente per la qualità del servizio offerto mettendole davvero in competizione l’un l’altra.

A Napoli rimane poi misterioso come un progetto come Chance, che ha funzionato per più di 10 anni e che affrontava egregiamente il problema della dispersione scolastica, non sia stato più finanziato. Si trattava di uno dei rari progetti ad ampio raggio, basato in tre zone della città. Aveva una capacità di intervento capillare su vasti territori e coinvolgeva tutte le istituzioni, le scuole di quei territori e l’università. Infatti erano coinvolti anche ricercatori e si formavano anche ì professori delle scuole. Prima si innovava la teoria e poi la si metteva subito in pratica. Era un progetto a tutto tondo e di ampio respiro. Ora invece i progetti sono spesso molto più parcellizzati.

Non far ricadere le colpe dei padri sui figli dovrebbe essere centrale nella società. L’asciare perdere l’educazione di alcuni, dati per persi, è il peggiore errore che una società possa fare. Ecco perché lo Stato non dovrebbe lasciare sole le scuole di periferia. Dovrebbe formare in modo diverso i docenti che vi lavorano, perché ovviamente le problematiche sono maggiori e dovrebbe anche pagarli di più. Allo stesso tempo però dovrebbe fare più controlli per evitare classi ghetto e la distorsione di norme burocratiche che finiscano per formare classi con alunni scomparsi per anni.