Napoli, nel parco della Marinella: tra rifiuti, tossicodipendenti e disperati

Viaggio nel parco che a Napoli attende la riqualificazione da almeno un ventennio. L'area dovrebbe essere rimessa a nuovo entro l'estate, ma i lavori non sono ancora cominciati e disperati hanno rimesso in piedi le baracche, in mezzo ai rifiuti dove continuano ad aggirarsi tossicodipendenti

Da almeno un ventennio dovrebbe essere un parco urbano attrezzato, invece il parco della Marinella è ancora un’enorme discarica a cielo aperto, riparo per senzatetto e uno dei posti preferiti dai tossicodipendenti per bucarsi.

Dopo anni di proclami, sgomberi e interventi per rimuovere i rifiuti, nello scorso dicembre il Comune di Napoli annunciò la stipula del contratto d’appalto per eseguire i lavori necessari a rimettere a nuovo l’area. La riqualificazione sarà finanziata con le risorse del Patto per lo sviluppo della città metropolitana di Napoli. “Subito dopo questa stipula – comunicò l’Ente locale - è prevista la predisposizione, da parte dell'aggiudicatario, entro il termine di 20 giorni dall'ordine di servizio del Comune, del progetto esecutivo. Dopo l'approvazione finale da parte di Palazzo san Giacomo, è previsto il via ai lavori, per i quali è stata stabilita una tempistica da contratto di 149 giorni, decorrenti dalla data di consegna". Se i termini indicati da Palazzo San Giacomo saranno rispettati, entro l’estate il parco della Marinella dovrebbe essere restituito alla città con un volto nuovo: un polmone verde di 30.000 metri quadrati con un parco giochi per bambini, piccole attività commerciali e servizi igienici. Ma in quell’area, che si estende tra via Marina, via Vespucci e via Duca degli Abruzzi, sotto all’ex mercato del pesce in rovina, davanti a una sede della prefettura, a una caserma dei carabinieri e un ospedale (il Loreto Mare), i lavori non sono ancora cominciati, ci sono ancora montagne di rifiuti speciali e pericolosi, tra cui i tossicodipendenti vanno a bucarsi, e in mezzo alle quali si è sviluppata di nuovo una baraccopoli dove vivono decine di persone, tutti immigrati.

La vita nella baraccopoli

A giugno dello scorso anno risale l’ultimo intervento di sgombero dei senzatetto. “Ci hanno cacciato via da qui. Ma se tu cacci una persona, bisogna almeno trovargli un posto. Loro vengono a togliere le baracche e noi ne facciamo altre, perché non ci offrono soluzioni, e noi non sappiamo dove andare”, dice un uomo del Ghana che si presenta come “l’avvocato Leonardo”. “Io parlo bene la lingua francese, parlo inglese più di te, parlo italiano più di te, ho cinque lauree. Vengo dal Ghana. Sto in Italia dal 1990. Sono stato a Palermo, a Udine, a Pordenone, Genova, Ancona”. Ha girato tutto il Nord del Paese prima di arrivare a Napoli, dove da almeno una decina di anni si ritrova a vivere in un capanno. “La Caritas ci porta il latte la mattina, e da mangiare la sera, i medici ci portano l’aspirina”, racconta. Gli occupanti non sanno fornire il loro numero esatto: “Qui le persone vanno e vengono”, dice uno di loro. “Penso che siamo circa 25 o 30”, aggiunge il vicino di baracca. “Quando sono arrivata, anni fa, eravamo in due. Ora siamo aumentati troppo”, afferma una donna originaria dell’Est Europa. Abdul si appoggia in quell’insediamento precario quando non riesce a pagarsi una stanza, questo è quello che racconta. Viene dal Mali, dove vivono la moglie e i suoi due figli di 5 e 7 anni. A Napoli fa il lavapiatti in un ristorante, ci racconta scavalcando il muretto del Parco con un carrello, di quelli che si usano per trasportare la spesa. Sono appena le 11. Dalla tasca tira fuori 2,50 euro. È il ricavato della vendita della giornata nel mercato della “monnezza” di piazza Garibaldi. “Recupero le cose dai bidoni dell’immondizia e vado a venderle al mercato di piazza Garibaldi”, ci spiega. Riferisce di trovare riparo nella baracca di un amico, quando non può permettersi di dormire al caldo: “Per una stanza devo pagare 10 euro al giorno. Quando non ho soldi lui mi ospita qui”. Poco più avanti, all’ombra dei capanni fatti di legna, cartoni e teloni di plastica, procede la vita degli occupanti. Il vapore si alza da qualche pentolone poggiato su della legna ardente. Delle donne si perdono in quisquilie davanti a una baracca. C’è chi è intento, per quanto possibile, a metterle in ordine. Qualcuno alza la voce perché non ha trovato 20 euro. Alle loro spalle ci sono i resti di quello che era un grosso tubo ora ridotto in brandelli, forse dal fuoco: “Sta qui dal 2010 – ci dicono nel campo – Lo ha portato il Comune di Napoli”.

Il parco dei tossicodipendenti

Nei corridoi che si aprono tra quei buchi in cui pulsa vita e gli ammassi di rifiuti (anche pericolosi), non si vedono le siringhe che invece circondano tutta l’area. Un tappeto ce n’è sul marciapiede all’esterno, dall’inizio di via Vespucci fino a via Duca degli Abruzzi. Lì si apre un varco che permette di entrare nel parco senza scavalcare. Un uomo, invitandoci a non mettere piede nell’area militare antistante la caserma dei carabinieri, ci riferisce che quello spazio davanti all’ingresso del parco risulta sequestrato, e quindi inaccessibile. Ma all’interno c’è traccia di presenza umana. Ci sono letti, tuguri, siringhe sporche di sangue ancora rosso, bottigliette impiegate per inalare sostanze stupefacenti, oltre a rifiuti di ogni genere. Lungo via Marina, intanto, le auto sono bloccate nel traffico. Sul marciapiede adiacente all’area della Marinella bisogna fare attenzione a non calpestare le macchie di vomito che si susseguono. Durante il tran tran quotidiano, nel parco, al di là dei pannelli con cui è stato isolato dal resto del mondo, degli uomini si muovono come zombie. C’è chi cammina a passo lento e indeciso con le braccia protese in avanti. Chi barcolla, chi è concentrato sulla preparazione dell’ennesima dose da iniettarsi, chi si buca.

Degrado e sicurezza zero

È uno spettacolo raccapricciante che va avanti ogni giorno, mentre fuori la vita corre frenetica. Raffaele ne è uno spettatore quotidiano. È un anziano. Assiste a questo scempio da una baracca imprigionata nelle reti di recinzione di un vicino cantiere. “Io non vivo qui, questo è un circoletto. Era un’associazione dei pensionati del porto, poi ce l’hanno buttata a terra. Comunque noi siamo autorizzati. Ci hanno promesso un gazebo quando faranno la villa, quando sarà. Io avevo 7 anni quando volevano fare questa villa, ora ne ho 70”, rivela. Poi riferisce: “Siamo una trentina di persone, ma qui non veniamo tutti insieme”. In ogni caso, lì dentro passano il loro tempo in condizioni di sicurezza precarie. Per la corrente elettrica si allacciano a quella del vicino cantiere, riferisce Raffale. Dall’altra parte della strada c’è un parcheggiatore abusivo che si muove lungo pochi metri di marciapiede: “Io lavoro qui da 20 anni. In quel parco i tossici ci sono morti. Qualche giorno fa è scoppiata pure una bombola”, rivela. Da un vicino condominio dovrebbero essere partiti molti reclami per i disagi derivanti dallo stato di degrado in cui versa il parco, proviamo a interpellare qualcuno, ma non c’è molta voglia di parlare. “È ancora con un grande punto interrogativo”: così, sulla situazione alla Marinella, commenta il presidente della commissione ambiente della quarta municipalità di Napoli, Carmine Meloro. “Ad oggi – dichiara - non c’è ancora l’area di cantiere, c’è uno stato di degrado assoluto, una situazione igienico-sanitaria al collasso”. Su quanto è stato fatto dalla commissione che presiede, afferma: “Il Comune di Napoli ha accettato di mettere all’attenzione della commissione ambiente presieduta da Marco Gaudini, quella del comune centrale, a richiamare l’assessore Ciro Borriello, che è l’assessore al Verde e al Patrimonio, per chiarire la vicenda del parco della Marinella. Sono state fatte due commissioni il mese scorso, ma nessuno le ha presidiate, neanche il suo staff. E tuttora non sono arrivate risposte, perché ho mandato una nota sulla questione anche all’assessorato. Bisognerebbe attivare urgentemente la bonifica e la derattizzazione dell’area, perché ci sono topi, insetti, c’è uno stato di degrado assoluto”.

Commenti
Ritratto di bandog

bandog

Ven, 08/02/2019 - 09:04

MIIII 5 DICO 5 LAUREE E SI FA MANTENERE DALLA CARITAS... giggì c'amma fa??

CAPOFERRI50

Ven, 08/02/2019 - 09:23

bravo sindaco che pensa ad accogliere altri extracomunitari...cosi il campo si allarga...

27Adriano

Ven, 08/02/2019 - 09:43

Napoli, giggino e munnezza. Tutto il resto non conta.

Ritratto di ..nonnaBelarda..

..nonnaBelarda..

Ven, 08/02/2019 - 09:46

benservito caldo caldo prendi e porta a casa,per chi pensa che napoli abbia qualcosa da invidiare a CALCUTTA e BAGHDAD

cgf

Ven, 08/02/2019 - 09:48

Il sindaco è troppo impegnato a cercare visibilità per occuparsi anche di questo.

01Claude45

Ven, 08/02/2019 - 10:00

Rivolgersi al SINDACO DE MAGISTRIS: risolve tutto con l'apertura del porto ai CLANDESTINI. Ma non ha tempo per "distrarsi con queste quisquiglie".

ciccio_ne

Ven, 08/02/2019 - 10:15

e gigi gonfia i gommoni per approntare la flotta

lawless

Ven, 08/02/2019 - 11:03

le foto scattate a napoli sono peggiori di quelle scattate in libia, quelle per intenderci che fanno piangere i buonisti e che si stracciano le vesti per l'accoglienza alla "gigino"

Luprotts70

Ven, 08/02/2019 - 11:13

Attendiamo i commenti di giovinap sulla patania....

DRAGONI

Ven, 08/02/2019 - 14:01

E GIGINO L'AFRICANO SI INTERESSA ACCORATAMENTE DI IMPORT DI CLANDESTINI.

Malacappa

Ven, 08/02/2019 - 14:06

Napoletani cacciate a pedate il vostro sindaco antiitaliano recuperate la vostra citta'

Royfree

Ven, 08/02/2019 - 14:28

5 lauree e 4 lingue parlate. Ma in Ghana un tipo del genere non riesce a trovare un posto di lavoro?