Traffico internazionale di animali, Napoli crocevia strategico per la criminalità

A rilevarlo è il sesto rapporto Agromafie, realizzato da Coldiretti, Eurispes e Fondazione “Osservatorio sulla criminalita” nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare

Il mercato del bracconaggio è il quarto traffico illegale al mondo per estensione e l’Italia, che affaccia sul Mediterraneo, è una tappa obbligata per questo tipo di attività illegale. Napoli, in particolare, viene considerata strategica per il commercio internazionale abusivo di animali ed è sotto la lente d’ingrandimento delle forze dell’ordine.

A rilevarlo è il sesto rapporto Agromafie, realizzato da Coldiretti, Eurispes e Fondazione “Osservatorio sulla criminalita” nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Lo studio riporta anche i dati nazionali del fenomeno, contro cui i carabinieri forestali, solo nel 2017, hanno eseguito 18.800 accertamenti, 8mila controlli su animali esotici vivi (come tartarughe di terra, pappagalli, rapaci, lupi, scimpanzé e macachi) e su oltre 420mila parti di animali come pelli e zanne.

Le verifiche hanno portato al sequestro di 8.868 specie dal valore di 1,1 milioni di euro con oltre 200 illeciti penali e amministrativi. “I rischi legati a questi traffici – denunciano Eurispes e Coldiretti – non consistono solo nell’introduzione nei nostri territori di specie potenzialmente pericolose, come grandi felini, serpenti e altri animali velenosi, o invasive per la fauna locale, ma i pericoli derivano anche dalle patologie di cui possono essere portatori gli animali più innocui. Un esempio sono le scimmie, anche di piccola taglia, che possono facilmente trasportare virus nocivi anche alla specie umana”.

Accanto al traffico di specie esotiche, in Italia il grande mercato degli animali si riferisce anche alla tratta dei cuccioli provenienti soprattutto dai Paesi dell’Est, un business che vale circa 300 milioni di euro e che vede ancora una volta Napoli tra le città maggiormente coinvolte.