Napolitano: è l'ora del federalismo fiscale

Il presidente della Repubblica invita governo e opposizione a fare le riforme necessarie al Paese: "C’è un imperativo di chiarezza e di
razionalizzazione che non può essere eluso". E spiega: "La Costituzione non è un'icona, è viva e ha un futuro"

Venezia - "Nessuna parte politica può negare che sia venuto il momento di entrare nel merito, stringere il confronto cercare impostazioni concrete e convincenti per dar vita al sistema disegnato nell’articolo 119, ormai comunemente classificato come federalismo fiscale", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un convegno a Venezia. Si può solo, ha concluso, procedere ad alcuni "approfondimenti o ripensamenti su vari aspetti del titolo V", e sono "legittime". "C’è un imperativo di chiarezza e di razionalizzazione che non può essere eluso".

Una Costituzione "viva" Napolitano ha invitato a fare sulla Costituzione "la più aperta riflessione come si conviene a un prodotto storico operante, di cui nessuno può fare un’icona". Quella Carta, ha aggiunto, "è qualcosa che ha continuato a vivere, è vivo e ha un futuro, una tavola di principi e di valori, di diritti e di doveri, di regole e di equilibri che costituisce la base del nostro stare insieme animando una competizione democratica senza mettere a repentaglio il bene comune". Il capo dello Stato sottolinea la funzione che la Carta ha saputo svolgere di fronte alle grandi trasformazioni e modernizzazioni di questi 60 anni, rivelando che fu concepita con "saggezza e lungimiranza" e che ha permesso "un’evoluzione" attraverso quella che ha definito "non una manipolazione, ma un’interpretazione intelligente non dogmatica, attenta alle condizioni e sensibilità nuove della società e ai nuovi contesti internazionali". Anche oggi va affermata "questa concezione non statica della Costituzione facendo attenzione a non indulgere ad una improduttiva mitizzazione ma anche a non cedere alla retorica del 'superamento' della Carta del ’48 quasi per limiti di età. Nei suoi confronti - ha concluso - non ci interessano i lip service, gli omaggio a fior di labbra. Ma egualmente non portano da nessuna parte gli atteggiamenti liquidatori".

Appello all'unità nazionale "L’unità e indivisibilità della repubblica resta valore storico e principio regolatore fondamentale, di certo non negoziabile", ha detto il presidente della Repubblica. Ma lo stesso concetto di unità nazionale, ha aggiunto, deve essere visto nel quadro storico e normativo in cui è stato realizzato: con la scelta di concedere ampie autonomie con la decisione dei costituenti di costituzionalizzare le 5 regioni a statuto speciale per dare "un segno inequivoco della consapevolezza largamente condivisa di fronte a insidie separatiste e a delicati contenzioni internazionali che una riforma in senso autonomistico dello Stato fosse divenuta condizione per riaffermarne l’unitarietà". Purtroppo, ha notato il capo dello Stato, "superati i momenti critici dell’immediato dopoguerra, quella consapevolezza finì quasi per smarrirsi e la tardiva attuazione, nel 1970, delle regioni a statuto ordinario, sarebbe poi risultata un’occasione fondamentalmente perduta per una compiuta trasformazione e una chiara riorganizzazione in senso autonomistico dei poteri e degli apparati pubblici". Adesso che si parla di federalismo costituzionale e di una riforma del bicameralismo parlamentare, ha concluso, "occorre proprio la piena riacquisizione di una visione che era in luce nella Costituzione del 1948: dell’unità nazionale come inseparabile e destinata a trarre maggior forza e consenso da una articolazione pluralistica e autonomistica".