Napolitano: "Penoso liquidare l'Unità d'Italia"

Il Capo dello Stato ha deposto una corona d'alloro davanti alla stele che, a Marsala, ricorda lo sbarco dei Mille: "Non c'è nulla di retorico. Rinnoviamo il patto fondativo della nostra nazione. Solo unita l'Italia può crescere di più". Zaia: "Presidente sa che non c'è pericolo". Borghezio: "Secessione non eversiva". Pd: "Non è tema da boutade"

Marsala - "Chi si trova ad immaginare o prospettare una nuova frammentazione dello Stato nazionale, attraverso secessioni o separazioni comunque concepite, coltiva un autentico salto nel buio". Usa un tono molto deciso il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo intervento a Marsala, dove si celebra il 150° anniversario dell’unità d’Italia.

Solo unità l'Italia può crescere di più "L’Italia deve nel medio e lungo periodo, crescere di più e meglio ma può riuscirvi solo se crescerà insieme, solo se si metteranno a frutto le risorse finora sotto-impiegate, le potenzialità, le energie delle regioni meridionali". Secondo Napolitano "si deve chiedere a tutte le forze responsabili che operano nel Nord e lo rappresentano, di riflettere fino in fondo su un dato cruciale" ovvero la necessità dell’Italia di essere unita per "crescere di più e meglio". Al tempo stesso è necessario che il Sud operi "correzioni essenziali" sia a livello di amministrazioni pubbliche sia nel settore privato che nei comportamenti collettivi.

Ma il Sud sia più responsabile Il Capo dello Stato non nega che sia "legittimo muovere in modo argomentato e costruttivo critiche agli indirizzi della politica nazionale per scarsa sensibilità e aderenza ai bisogni della Sicilia e del Mezzogiorno". Ma questo non può essere un alibi per il Sud, per non vedere le proprie responsabilità. E le stesse critiche alla politica nazionale "non possono essere accompagnate da reticenze e silenzi su quel che va corretto nel Mezzogiorno. "Si tratta di far applicare "correzioni essenziali - ha concluso Napolitano - anche la fine di debellare la piaga mortale della criminalità organizzata".

Lo sbarco Napolitano ha deposto una corona di alloro davanti alla stele che ricorda, nel porto di Marsala, lo sbarco dei Mille guidati da Giuseppe Garibaldi. Nel molo, in ricordo di quella storica giornata, hanno attraccato due imbarcazioni per rievocare lo sbarco dei garibaldini. Alla cerimonia, oltre al capo dello Stato, partecipano il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e tutte le autorità locali.

Rinnoviamo nostro patto fondativo "Non c’è nulla di retorico nel celebrare l’unità conseguita dall’Italia, è un modo di rinnovare il patto fondativo della nostra nazione", ha detto Napolitano. "È una giornata bellissima e ventosa. E siamo davanti ad una meravigliosa manifestazione di popolo. Quando talvolta - ha detto Napolitano, sul molo - 'mah il centocinquantenario!' o addirittura si ha da ridire sull’Unità d’Italia, per capire che si tratta di uno straordinario e fondamentale patrimonio collettivo del popolo italiano, basta vedere la partecipazione calorosa come quella di questa mattina a Marsala".

Visita al santuario di Calatafimi Accolto dalla banda dei Bersaglieri che intonava l’Inno d’Italia, il Presidente Napolitano ha presieduto all’ultima cerimonia della giornata celebrativa nella provincia di Trapani per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Dopo l’intervento del sindaco di Calatafimi, il Capo dello Stato si è concesso un piccolo fuori programma rispetto al cerimoniale ufficiale e si è avvicinato ai tanti bambini e ai tanti cittadini accordi per salutare il Presidente della Repubblica, che lo salutavano calorosamente.

Serve coesione nazionale
Molto applaudito il discorso del Capo dello Stato, specie nei passaggi in cui ha riaffermato l’importanza della coesione nazionale, il ruolo "non passivo, ma da protagonista" della Sicilia nel moto unitario, e anche quando ha sottolineato che il contributo del Mezzogiorno è "storicamente indiscutibile". "Le celebrazioni del 150° - ha detto Napolitano - offrono l’occasione per mettere in luce gli apporti della Sicilia e del Mezzogiorno a una storia e ad una cultura comuni che affondano le radici in un passato plurisecolare. Di quel patrimonio, culminato nelle conquiste del 1860-1861, come meridionali possiamo essere fieri: non c’è spazio, a questo proposito per pregiudizi e luoghi comuni che purtroppo ancora o nuovamente circolano, nell’ignoranza di quel che il Mezzogiorno, dando il meglio di sè ha dato all’Italia in momenti storici essenziali".

Contro le nostalgie borboniche Napolitano ha concluso invitando da un lato il Mezzogiorno a non indulgere nel coltivare "rappresentazioni semplicistiche delle difficoltà che ha incontrato" e dall’altro lato a non "ripescare le vecchissime tesi, non degne di un approccio serio alla riflessione storica, di un Mezzogiorno ricco, economicamente avanzato a metà Ottocento che con l’Unità sarebbe stato bloccato e spinto indietro sulla via del progresso". Tanto meno, ha detto, vale la pena di commentare "un nostalgico idoleggiamento del Regno borbonico".

Zaia: "Il presidente sa che non c'è pericolo" "Il presidente Napolitano è il garante, il guardiano della Costituzione. Sa benissimo che da parte nostra non c’è questo pericolo, il movimento federalista è un movimento centripeto non è centrifugo". Lo ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia in relazione al richiamo fatto oggi dal Capo dello Stato sul fatto che chi prospetta un’idea di secessione coltiva un salto nel buio. "La verità - ha aggiunto Zaia - è che se non si danno risposte è ovvio che poi c’è sempre più fibrillazione. In contesti territoriali come quelli delle regioni del Nord, ma si potrebbe parlare anche delle regioni del sud, l’autonomia e il federalismo ci permettono di dare risposte ai nostri cittadini". "Il federalismo - ha detto ancora - è una visione di autonomia fatta salva l’unità nazionale, che però ci permetta di portare il sentimento del nostro popolo nel momento in cui andiamo a fare le leggi". Zaia ha ricordato che lo stesso Napolitano ha detto che non c’è contrapposizione tra unità nazionale e autonomie nell’ambito di quanto previsto dalla Costituzione; carta costituzionale - ha aggiunto - che contiene una visione federalista.

Borghezio: "Secessione non è eversiva" La secessione non è eversiva: lo afferma Mario Borghezio, europarlamentare della Lega, replicando al monito di Giorgio Napolitano. "Al Presidente (che tutta la Lega, me compreso, stima sinceramente) la cui cultura giuridica e storica è fuori discussione, mi permetto di ricordare: il diritto all’autodeterminazione dei popoli è riconosciuto da tutte le Carte internazionali; i primi a parlare di Nord libero furono alcuni fra i più puri protagonisti della Resistenza"

Speroni: "Non è salto nel buio" "La secessione non è un salto nel buio. Basta vedere chi l’ha già fatta: la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Lettonia, l’Estonia e la Lituania. Tutti Paesi che sono saltati... nell’Unione europea, proprio quella che piace tanto a Napolitano". L’eurodeputato della Lega Nord Francesco Speroni replica seccamente al presidente della Repubblica. "Non si può definire un salto nel buio la secessione", prosegue l’esponente del Carroccio. "Ovviamente questo non vuol dire che sia possibile farla se manca la volontà da parte dei cittadini".

Pd: "Non è tema da boutade"
  "Le dichiarazioni dell`euro parlamentare Speroni - denuncia Davide Zoggia, della segreteria nazionale del Pd - sono gravissime e riportano indietro di anni luce il dibattito politico sul federalismo, tanto più che avvengono in occasione del 150esimo anniversario dell`Unità d`Italia. È forse questa la posizione della Lega nord in merito alla riforma dello Stato? Il federalismo della Lega sottende una volontà di rompere la coesione nazionale? Il Pd plaude alle parole del Presidente della Repubblica e continuerà responsabilmente a lavorare per l`ammodernamento dello Stato, per la responsabilizzazione dei territori e per mantenere salda la coesione nazionale. Qualsiasi altra impostazione o boutade sarà respinta con forza".