Napolitano: "Quel crollo è una vergogna per tutti gli italiani"

L'indignazione del Capo dello Stato. Bondi: "La tutela del patrimonio stotico necessita di fondi adeguati". Rutelli: "I tagli sconsiderati si pagano"

Aveva resistito alle bombe della Seconda guerra mondiale e ai tre terremoti del Novecento ma, non ce l’ha fatta a sopportare anche i colpi dell’incuria e dell’abbandono. Alle 6 di ieri mattina, la Schola Armaturarum Juventutis Pompeianae, s’è sbriciolata come un biscotto stretto nella mano di un bambino. Provocando le immancabili polemiche politiche e l’indignazione di Giorgio Napolitano.
L’edificio situato lungo via dell’Abbondanza, nel centro dell’antica Pompei, dai turisti chiamato Casa dei Gladiatori, non esiste più. Si pensa fosse stata edificata durante gli ultimi anni di Pompei, prima dell’eruzione del Vesuvio che seppelli la città romana con cenere e lapilli nel 79 dopo Cristo. La domus crollata era la Scuola di formazione dei gladiatori e il luogo di ritrovo per anziani e giovani che si ritrovavano dopo la scuola. Insomma, una sorta di circolo ufficiali. Quando fu riportata alla luce fu chiarito che veniva utilizzata anche come deposito per le armi. All’interno, infatti, furono rinvenute diverse armature.
Non ritenuta di interesse artistico rilevante, la domus dei gladiatori era chiusa da decenni ai visitatori degli Scavi pompeiani anche se si trovava sulla via di maggior transito dei turisti, che attraverso questa strada possono arrivare alla Porta anfiteatro. Le uniche bellezze visibili all’esterno dai visitatori degli scavi (oltre due milioni l’anno, il sito più visitato al mondo) erano le pitture di trofei e armi. Migliaia di volte fotografata ogni giorno, adesso, non esiste più. Ma c’è una speranza: dal crollo potrebbe essersi salvata la parte più bassa, che ospita le decorazioni affrescate. A prescindere dalla possibilità di salvare qualcosa, comunque si tratta di un danno incalcolabile per il patrimonio artistico nazionale.
Tecnici e studiosi sono già al lavoro per stabilire le cause del crollo. I sospetti sono già caduti sulle piogge cadute nei giorni scorsi sul Napoletano. Le infiltrazioni di acqua nel tetto, restaurato a seguito dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale, potrebbero avere provocato un appesantimento della copertura e quindi il crollo. Lo stesso tetto, verso la fine degli anni Quaranta era stato rifatto con materiali più pesanti rispetto a quelli originari. Il tempo, la mancata manutenzione e la pioggia, potrebbero avere causato lo sbriciolamento dell’edificio.
Il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi punta il dito contro la mancanza di fondi adeguati per tutelare il patrimonio artistico nazionale. «Quanto è accaduto - ha detto Bondi - ripropone la necessità di disporre di risorse adeguate per provvedere a quella manutenzione ordinaria che è necessaria per la tutela e la conservazione dell’immenso patrimonio storico artistico di cui disponiamo». Poi, Bondi ha invocato che il crollo della Domus dei gladiatori non provochi «polemiche sterili e strumentali».
Le polemiche politiche sono invece infuriate subito dopo la notizia dello sbriciolamento della Schola Armaturarum. Il presidente di Alleanza per l’Italia, Francesco Rutelli ha già individuato il suo colpevole: «Tremonti non si rende conto di quanto l’Italia pagherà i tagli sconsiderati ai finanziamenti per la tutela del patrimonio storico, artistico e architettonico. Sono ferite mortali all'immagine dell'Italia e al fatturato turistico nazionale».
Un colpevole lo ha identificato anche l’ex soprintendente di Pompei, Giuseppe Proietti, in pensione da poche settimane. «Sarebbero state infiltrazioni di acqua piovana che per le grandi piogge dei giorni scorsi hanno fortemente inibito il terreno e indebolito le fondamenta, unite alla pesantezza del tetto in cemento fatto negli anni Cinquanta, le cause del crollo questa mattina a Pompei della Schola Armaturarum». Bordate contro la mancata manutenzione delle Domus arrivano anche dal presidente dell’Osservatorio patrimonio culturale, architetto Antonio Irlando. «Si continua ad andare avanti con gli interventi straordinari che, come si vede, non garantiscono un futuro di conservazione degli Scavi».
È durissimo il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. «Quello che è accaduto a Pompei dobbiamo, tutti, sentirlo come una vergogna per l’Italia», ha detto. Aggiungendo: «E chi ha da dare delle spiegazioni non si sottragga al dovere di darle al più presto e senza ipocrisie».
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