La Nasa: «Nel 2024 abiteremo sulla Luna»

Annuncio dell’Ente spaziale americano: «Siamo pronti a esplorare e colonizzare l’intero satellite. Nella “base terrestre” si potrà stare fino a 180 giorni per ogni missione»

Nino Materi

Da Jules Verne a Verner Von Braun, passando per il telefilm «Spazio 1999». Il sogno della conquista dello spazio con tanto di base terrestre sulla Luna trova nella storia le declinazioni più varie. Ma ora il viaggio di Astolfo descritto da Ludovico Ariosto nell’Orlando Furioso potrebbe diventare una «realtà» firmata Nasa. Insomma, gli Usa sarebbero già pronti a «esportare la democrazia» anche nello spazio. Non è uno scherzo: l’ente spaziale americano si candida a dare corpo alle fantasie letterarie immaginate nell’Altro mondo o Gli stati e gli imperi della Luna di Cyrano de Bergerac.
La colonizzazione immobiliare a stelle e strisce del nostro satellite già prevede «i primi alloggi sperimentali» che, all’inizio, avranno l'aspetto un po’ precario dei container per terremotati. Non sarà il massimo, ma da qualche parte bisogna cominciare: fatto sta che la prima base permanente per «uomini-lunatici» potrebbe essere inaugurata nel 2024.
Ieri da Houston l’annuncio della rivoluzionaria cosmo-lottizzazione: «La decisione è presa, ci sarà una base sulla Luna»; il progetto viene definito ad «architettura aperta», pronto a raccogliere i contributi delle altre agenzie spaziali. I rappresentanti di 13 paesi - tra cui l'Italia - e un migliaio di esperti sono coinvolti nella nuova conquista della Luna.
Equipaggi di quattro astronauti, secondo le anticipazioni della Nasa, cominceranno ad arrivare sulla Luna dal 2020 - per la prima volta dal 1972 - per missioni di una settimana, destinate alla costruzione della base. L'area dove dovrebbe sorgere l'installazione permanente è quella di uno dei due poli, probabilmente quello sud, vicino allo Shackleton Crater, per poter sfruttare al massimo la luce solare e attingere alle risorse che si ritiene siano disponibili (ossigeno, idrogeno, minerali e materiali da costruzione). La struttura dovrà infatti dimostrare di essere quanto più possibile autosufficiente.
Dal 2024 la permanenza umana dovrebbe salire fino a 180 giorni per missione e la base da quel momento dovrebbe essere pienamente operativa. Entro il 2027, la Nasa immagina di avere al lavoro un veicolo «rover» pressurizzato che possa portare gli astronauti a spasso sul suolo lunare, per esplorare soprattutto le regioni lunari, lontane da quelle equatoriali raggiunte dalle missioni Apollo degli anni '60 e '70. «Sui due poli lunari sappiamo meno di quello che sappiamo su Marte», ha detto Scott Horowitz, responsabile delle esplorazioni alla Nasa.
L'agenzia spaziale americana per il momento non ha fornito indicazioni sui costi dell'intero progetto, limitandosi a garantire che al momento la Nasa non chiederà di aumentare il proprio budget attuale di 17 miliardi di dollari l'anno (metà del quale al momento è destinato alla ricerca scientifica).
Dal 2010 gli Usa potranno risparmiare somme consistenti per la fine dell'avventura degli shuttle, per i quali è previsto il pensionamento. Nel frattempo verranno sviluppati nuovi veicoli spaziali teoricamente meno costosi, perché basati su un ritorno al concetto razzo-capsula dell'epoca dell'Apollo e alla possibilità di assemblare i vari componenti direttamente nello spazio.
La Nasa, inoltre, con la fine delle missioni delle navette conta di ridurre il proprio coinvolgimento nel progetto della Stazione Spaziale Internazionale (Iss), il cui futuro è incerto. Per via della sua vicinanza alla Terra e della sua geografia ben studiata, la Luna sembra essere il candidato ideale per una colonia umana nello spazio, tuttavia il programma Apollo, pur avendo dimostrato la fattibilità del viaggio, ha raffreddato gli entusiasmi per la realizzazione di una colonia lunare perché i campioni di roccia e sabbia riportati sulla Terra hanno dimostrato la quasi assenza sulla superficie lunare di quegli elementi chimici leggeri che sono essenziali per sostenere la vita.
A rovinare la festa però sono subito arrivati agli esperti della Mars Society, secondo cui «la colonizzazione della Luna sarebbe molto più difficile della colonizzazione di Marte, verso la quale le risorse economiche potrebbero essere messe a miglior profitto».
Trattandosi di consulenti pagati dalla Mars Society (che vive solo in funzione del pianeta Marte), si configura un conflitto di interessi dalle proporzioni davvero spaziali.