Nasce il centro per islamiche, è boom di chiamate

In ventiquattr’ore oltre trenta donne hanno già chiesto aiuto all’Acmid, la nuova comunità di Roma per immigrate

Roma - La cornetta si alza, il grido soffocato si libera dalla paura che lo strozza in gola, trova voce per esprimersi, e soprattutto qualcuno che abbia voglia di ascoltare. È bastato che la notizia della sua esistenza passasse in tv per convincere oltre trenta donne in sole ventiquattr’ore a prendere il telefono e chiedere aiuto al neonato centro di ascolto per immigrate, aperto a Roma grazie all’impegno dell’Acmid (associazione delle donne marocchine in Italia), e all’interessamento istituzionale di Daniela Santanché, che dal governo Berlusconi ha ottenuto i finanziamenti necessari per l’iniziativa.
Un appartamento nel centro della capitale, dotato di spazi accoglienti e di una piccola biblioteca, dove volontarie italiane e straniere, insegnanti e professionisti, sono a disposizione delle donne musulmane, vittime di drammi come la violenza e l’analfabetismo, o impotenti di fronte ai problemi della quotidiana sopravvivenza.
Nessuna bacchetta magica, solo una grande capacità di ascolto, e la voglia di non veder vanificati gli sforzi compiuti dall’Acmid negli anni addietro «lavorando nelle nostre case, senza punti di riferimento – spiega la presidente Souad Sbai -, perché le nostre richieste di aiuto al Comune e alla Provincia erano rimaste senza risposta». Poi è arrivato l’incontro con la combattiva parlamentare di An durante la stesura del libro «La donna negata», la scoperta del sofferente e semi-sconosciuto mondo delle donne musulmane in Italia, la presa d’atto – spiega Daniela Santanché – «che una politica di immigrazione e integrazione che non ponga al centro l’universo femminile non va da nessuna parte». Da qui il convincimento che bisognava prendere un’iniziativa, e l’interessamento presso l’allora governo Berlusconi, che con un sostegno finanziario ha reso possibile la nascita del centro d’ascolto dell’Acmid che ha visto la luce in questi giorni. «Un passo concreto», rivendica la parlamentare di An. Una struttura che all’assistenza legale per le donne vittime di violenza (previa presentazione della relativa denuncia), alla consulenza di medici volontari, all’aiuto burocratico e al lavoro di persone di buona volontà in grado di prestare attenzione e «girare» i casi più gravi alle case d’accoglienza, affianca un’importante opera di alfabetizzazione, in arabo e in italiano. «Per far conoscere alle donne la cultura da cui provengono e quella in cui vivono – spiega Souad Sbai -, per far sapere loro che qui in Italia hanno dei diritti uguali a quelli degli uomini, e che rispettare le leggi del Paese in cui si vive, pur senza rinnegare le proprie tradizioni, è il primo passo verso l’integrazione». Un’integrazione declinata al femminile, quella auspicata da Daniela Santanché, che al governo in carica chiede nuovi fondi per aprire centri d’ascolto in altre città d’Italia a cominciare da Milano e Torino, l’istituzione di un registro degli imam e l’espulsione dell’Ucoii dalla consulta islamica, e al presidente Bertinotti l’insediamento di una Commissione che realizzi una mappatura delle immigrate musulmane in Italia.
Perché si possa arrivare laddove di ascolto c’è più bisogno.