Nasce l'auto psicologa

Il progetto messo a punto dal professor Cliffors Nass dell’Università
di Stanford prevede che uno speciale computer di bordo interpreti le
espressioni facciali, suggerendo lo stile di guida più idoneo alla
personalità del conducente. I consigli verranno impartiti attraverso
una "voce perfetta" per meglio rilassare l’automobilista

Ci mancava solo l’auto «parlante» e «psicologa». Una sorta di riedizione, in chiave tecnologica, di quelle fantozziane targhette in legno con la calamita che - a fianco della foto di moglie e figli - riportano patetiche scritte tipo: «Buon viaggio», «Ti aspettiamo a casa», «Vai piano», «Pensa a noi», «Che Dio ti protegga» e via implorando.

Addio viaggi in beata solitudine o - al massimo - accompagnati dalla nostra canzone preferita, quella che ci fa sognare o semplicemente rilassare. Un nemico incombe infatti su tutti noi: una vocina umanamente meccanica (o meccanicamente umana) che ci «darà consigli interpretando lo stile di guida» e, addirittura, «il nostro umore». Insomma, un martellamento pari a quello del passeggero molesto che - mentre stai guidando - comincia a dirti: «Stai sbagliando strada», «Hai visto il rosso?», «Attento alla vecchietta che sta attraversando», «Al prossimo distributore facciamo benzina» ecc. Roba da esaurimento nervoso.

Non la pensa così il professor Cliffors Nass dell’Università di Stanford, autore del progetto della prima «auto parlante» in grado di «modulare la voce sulla base del carattere di chi è alla guida». Non solo, il cruscotto magico sarebbe anche capace di «riconoscere la tua voce e le tue espressioni facciali, aiutandoti a superare lo stress e a prestare più attenzione»; meraviglie che, finora, erano relegate in certi telefilm o tra gli optional delle supercar di 007 o Diabolik. Presto, invece, la novità potrebbe diventare di serie, esattamente come già accade con gli alzacristalli elettrici, l’aria condizionata o il lettore cd.

Prepariamoci dunque all’automobile «parlante e psicologa», cioè - come spiega l’équipe del professor Nass - «all’altezza di modulare la voce sulla base del carattere di chi è alla guida».

Gli automobilisti, già da diverso tempo, sono abituati ad avere a che fare con le voci artificiali delle macchine: negli anni ’80, per esempio, alcuni veicoli ci ricordavano di allacciare la cintura o di chiudere la portiera. Ma oggi le possibilità di interazione si sono moltiplicate e il rapporto automobile-guidatore è diventato sempre più complesso e sfruttabile per aumentare la sicurezza. Almeno questo è l’auspicio. Ma sarà davvero così?

«Imparando a riconoscere la tua voce, le tue espressioni facciali e il tuo stile di guida - spiega il professor Nass - il computer dell’automobile potrebbe aiutarti a superare lo stress o invitarti a prestare più attenzione: l’importante è selezionare il giusto tono e le giuste frasi».

A tal proposito Nass, grazie a un simulatore, ha compiuto test di guida su alcuni volontari. Nell’esperimento le persone sono state sottoposte a condizioni di stress ed è stata testata la capacità della voce di intervenire. Ad alcuni la macchina intimava con autorità di prestare più attenzione. La reazione è stata pessima: le persone si innervosivano ulteriormente e più la voce invitava alla prudenza, più il guidatore risultava nervoso e spericolato. Al contrario, una voce rasserenante e «simpatetica» riusciva a calmare i conducenti: in una situazione di congestione stradale, ad esempio, la miglior «camomilla» era la macchina che inveiva insieme al guidatore contro le altre vetture. Poco elegante, ma molto efficace.

Ma quale tipo di voce è più indicata a questo intervento «psicologico»? «Tutto dipende dal tuo carattere, dal tuo atteggiamento alla guida e dal tuo rapporto con l’automobile», sottolinea il docente di Stanford.

Durante la sua carriera Nass ha provato sulla pelle questo problema: «Sono stato contattato dalla Bmw per il computer della serie 5, la voce era femminile e questo non aiutava, perché la media degli uomini tedeschi non gradiva il fatto di dover seguire le indicazioni di una “donna” in macchina. La cosa fa sorridere, ma il punto è che la nostra mente reagisce alla voce come se fosse umana».

Ora Nass sta studiando la «voce perfetta» per ogni tipo di conducente. Dai test compiuti, fino a oggi, emergono alcune considerazioni: un guidatore depresso guida meglio se la voce della sua macchina ha un tono dimesso; voci che usano frasi articolate aumentano invece l’attenzione del guidatore, mentre i conducenti di una certa età preferiscono voci giovanili. In ricordo, forse, dei bei tempi passati.