Nasce sotto la Lanterna il reattore più sicuro

Il nucleare italiano sbarca in Cina. L'Italia non costruisce centrali nucleari per sé ma continua a progettarne per l'estero. Ansaldo Nucleare, società di Finmeccanica con sede a Genova, negli ultimi anni ha realizzato diversi impianti nucleari in Romania, partecipa ad attività di realizzazione e smantellamento in Europa, Francia inclusa, e ora vede concretizzarsi gli sforzi di quasi 15 anni di progettazione, studio e collaborazione con gli Americani della Westinghouse: il reattore AP 1000 di nuovissima generazione sarà realizzato per la prima volta nel mondo in Cina. Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, spiega al Giornale di che si tratta. «Questo impianto è il fiore all'occhiello della tecnologia nucleare, è denominato di generazione 3+ in quanto più avanzato e ancora più sicuro degli impianti che vengono attualmente realizzati: sfrutta infatti il cosiddetto principio di “sicurezza passiva”».
Come viene progettata la sicurezza nei moderni impianti nucleari e chi ne è supervisore e garante?
«Gli impianti nucleari per uso pacifico mettono alla base del progetto la sicurezza. Essa viene determinata su basi probabilistiche da parte del progettista e su basi deterministiche da parte dell'autorità di sicurezza. Norme e requisiti di sicurezza sono stabiliti da ogni Paese».
Quindi potrebbero esserci paesi che permettono la realizzazione di impianti meno sicuri?
«In linea di principio sì, ma di fatto ormai si sono raggiunti degli standard di sicurezza comuni per tutta la comunità internazionale. A livello europeo c'è un appoggio reciproco ed è stata promossa una iniziativa per omogeneizzare gli standard di sicurezza. Attualmente il target di sicurezza richiesto è che il danneggiamento al nocciolo del reattore (il più grave dei danni possibili ad un reattore, n.d.r.) sia inferiore ad un evento ogni 100 mila anni. L'AP 1000 da noi realizzato è stato progettato con una soglia ancora più bassa: 1 evento ogni milione di anni».
Resta tuttavia ancora il problema della scorie. Quanto tempo dovremo attendere per vedere realizzati gli impianti di Generazione IV che bruciano le scorie da essi stesse prodotte?
«Chi parla di pochi anni illude. Non prima del 2025. Tuttavia è importante partecipare a questi a questi lavori di ricerca. Noi stiamo dando il nostro apporto coi rettori veloci al piombo, ma bisogna che Genova, la Liguria e l'Italia sostengano questa linea».
Visti questi risultati, il nucleare può considerarsi una valida alternativa alla crisi energetica, più competitiva delle cosiddette «fonti energetiche ecosostenibili»?
«Il dibattito degli anni '80 in Italia era basato su questa contrapposizione errata: o tutto petrolio o tutto nucleare. Oggi si tende a vedere il nucleare come alternativo all'eolico, al fotovoltaico e alle altre forme di energia eco-sostenibili o viceversa. Bisogna cambiare logica, e pensare non ad una concorrenza, ma ad una coesistenza senza pregiudiziali. Abbiamo bisogno di tutti i contributi».