Il Natale ferito dalla stupidità

C’è da chiedersi, soprattutto con l'avvicinarsi del Natale, fino a quando ci sarà possibile reggere a un vento di stupidità che ci sta avvolgendo tutti, e che dà adito a preoccupazioni non meno della nuova legge finanziaria. Un tempo gli stupidi erano una categoria, e il loro comportamento era oggetto di libri divertenti e spietati, da Bouvard et Pécuchet di Flaubert a La prevalenza del cretino di F&L, o di film come la serie della Pantera Rosa, o Scemo & più Scemo. Ora è la realtà stessa ad essersi trasformata in un film demenziale o, al massimo, in un reality show. Ecco qualche notizia, letta qua e là.
La prima: in Inghilterra un'insegnante è stata licenziata perché ha osato dire in classe che Babbo Natale non esiste. Per la cronaca: si trattava di ragazzini tra i nove e i dieci anni. I genitori hanno protestato vibratamente presso il preside della scuola affinché allontanasse immediatamente la sadica, colpevole di non aver prolungato i sogni d'oro dei loro tesorini.
Sento dire anche (durante una conferenza sulla camorra) che in una località dell'Italia del sud un genitore è entrato in classe e ha impunemente picchiato davanti a tutti i ragazzi il professore, reo di aver rimproverato suo figlio.
Breve considerazione. A parte l'aggravante delle percosse (nel secondo caso) e l'aggravante del licenziamento (nel primo), la dinamica nelle due situazioni sembra essere la stessa: con la differenza che da una parte si chiamerà difesa dei diritti, dall'altra si chiamerà camorra. Siamo o non siamo nel regno delle chiacchiere? Poi ci si preoccupa del bullismo...
Dobbiamo tutti sentirci in pericolo, assediati da questo dilagare della sragione che fa perdere anche a noi, a poco a poco (l'idiozia è metodica, non ha fretta), i nessi tra i diversi pezzi della realtà.
Leggo, in altra sede, che in una scuola italiana (dove circolano, come si ricordava proprio su queste pagine, sussidiari nei quali si parla del Natale senza parlare di Gesù Bambino) è stato vietato di cantare una canzone natalizia in quanto offendeva la sensibilità dei bambini musulmani.
A parte ogni altra considerazione, val la pena di domandarsi: perché mai un musulmano deve sentirsi offeso da un canto natalizio? Cosa c'è di offensivo? Nelle nostre scuole viene sancito il diritto a non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica, ma se qualche cattolico vuol cantare un inno natalizio non si capisce dove stia l'offesa. Sono andato diverse volte in Medio Oriente e posso garantire che non ho mai trovato nulla di offensivo nel canto - talvolta meraviglioso - dei muezzin.
Quest'idea dell'offesa è cretina in sé. È come dare per scontato che l'odio sia il sentimento-base della nostra società, e che qualunque azione un individuo intraprenda è potenzialmente dannosa, offensiva per altri. Si ritiene normale che ci si odii, e a furia di dirlo si rischia di crederci tutti, e allora diventa vero, anche se è una menzogna.
C'è, infine, il Presepe di Bologna, voluto dal suo sindaco, nel quale figurano tra le statuine anche l'immancabile Romano Prodi ciclista e nientemeno che la povera Moana Pozzi, ovviamente nuda, la cui tragica morte in giovane età non merita alcun rispetto, visto che si muore da soli, e dunque senza un'immagine pubblica, mentre ciò che resta nel nostro immaginario è il suo corpo sano e senza veli, ennesimo mito isterico dell'eterna giovinezza. (Tra parentesi, una domanda: l'immaginario collettivo è davvero collettivo, o come tutti i collettivismi è solo un regime totalitario?)
Non ho visitato il presepe bolognese e non so se ci siano anche Gesù, la Madonna e san Giuseppe. Cosa ci stanno a fare? Di un Dio che viene al mondo per dire «bravo» a tutti e premiare il nostro immaginario non sappiamo, francamente, che farcene. Nascere in una grotta, crescere, lavorare, predicare, fare miracoli, morire inchiodato alla croce - tutto per una fetta di mortadella?
Del resto, fatene quello che volete, di Gesù Bambino. Spero di sbagliarmi, ma credo che, se quella maestra inglese avesse detto che Gesù non esiste, avrebbe conservato il suo posto. Invece, ha avuto l'imprudenza di parlare di Babbo Natale.