La «navicella» del paradiso

La loro funzione è stata per lungo tempo simile a quella delle icone «da viaggio» della tradizione russa. Immagini piccole, da portare con sé, davanti alle quali raccogliersi in preghiera. L’Occidente, che non ha avuto icone, ha usato i «santini», una delle espressioni artistiche e religiose più diffuse negli ultimi secoli. Conservati nei libri di preghiere e nei messalini, i santini hanno rappresentato la forma più diffusa e popolare di trasmissione della preghiera, della venerazione, e del culto delle immagini dei santi. Hanno raccontato per immagini capitoli della storia della Chiesa, attraverso le gesta di beati, martiri e mistici.
Un patrimonio prezioso, che ora viene per la prima volta raccolto in un ricco catalogo contenente una classificazione, con relativa quotazione, di oltre duemila immaginette sacre provenienti da diversi Paesi tra cui Italia, Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Svizzera, Stati Uniti, Russia, Cuba e America Latina. Una guida completa, per collezionare, catalogare, restaurare e conoscere il valore dei santini, anche quelli raccolti e custoditi dai nostri nonni, e che non mancano in ogni famiglia italiana. Il catalogo, in edizione bilingue italiano-inglese, edito da C.I.F.-UNIFICATO (512 pagine a colori, 34 euro) sarà presentato martedì prossimo nella sala Marconi della Radio Vaticana.
Vi sono riprodotte preziose xilografie del Cinquecento, pregiate e ricercate incisioni fiamminghe del XVI e XVII secolo, le prime miniature acquarellate, insieme alla più vasta produzione di santini dell’Ottocento fino ai primi del Novecento. In moltissimi casi, per la prima volta, vengono pubblicati e catalogati dei pezzi unici, manufatti di area conventuale del Settecento e Ottocento.
Il catalogo si chiude con alcuni dei pezzi più singolari, vale a dire quelle immaginette sacre insolite e preziose, sia per l’utilizzo di materiali pregiati - santini su stoffa oppure decorati in oro - sia per le tecniche di produzione - a collage, canivet (tecnica che prevedeva l’utilizzo di un piccolo temperino a lama stretta per incidere la carta e la pergamena), santini traforati di pizzo, santini «sorpresa» composti di più parti che si aprono rivelando altre immagini, santini tridimensionali, con l’applicazione di fotografie, con i fiori di Terrasanta.
La storia del santino inizia con lo sviluppo della tecnica xilografica durante il Quattrocento e si sviluppa nel secolo successivo grazie alle nuove tecniche calcografiche. Il Seicento è il secolo di maggior sviluppo dell’incisione su rame, mentre nel Settecento cresce la tecnica dell’intaglio, mentre l’Ottocento, con l’invenzione delle nuove tecniche di stampa, ha permesso alle numerose case editrici europee una effettiva produzione industriale di santini.
«L’aspetto più singolare e forse meno conosciuto dei santini - scrive Antonio Gaspari nell’introduzione al catalogo - è la loro bellezza artistica. Ci sono stati autori mirabili, impegnati nel disegno e nella produzione di santini. Intere scuole pittoriche e artistiche, tra i quali i fiamminghi, i francesi, gli spagnoli, gli italiani, si sono cimentati nel disegno e nell’illustrazione di immaginette sacre. Poter contemplare oltre cinquecento anni di immaginette sacre non è solo un servizio alla memoria storica, ma una grande opportunità per indagare nel mistero della bellezza dell’arte sacra».